STUDI E RICERCHE


DIFENDIAMO LA NOSTRA TRADIZIONE
LA FESTA DELLA MADONNA ASSUNTA


Il 14 e 15 Agosto si svolge la festa della Madonna Assunta con processione con la statua della Madonna che raggiunge la Chiesa di Santa Maria Hospitalis per restarci l'intera notte vegliata dal popolo.

E' una Processione molto antica che trae origine dalla Processione romana con l'immagine acheoripita del Cristo. Processione che nei secoli si è diffusa nel Lazio con il rito dell'incontro o inchinata tra la Madonna ed il Salvatore.

Nei secoli passati la sera del 14 si conduceva nella Chiesa di S. Maria il Salvatore che vi trascorreva la notte. Più tardi vi verrà condotta la Madonna morta con la Bara di Cristo Morto. Il giorno dopo, il 15, scendeva il Salvatore che incontrava la Madonna resuscitata sopra ad una macchina trionfale.

Ci sono immagini fotografiche che testimoniano questo momento. Era ancora confuso il concetto dell'assunzione che nel secolo divenne sempre più chiaro. Quindi ,oggi, è una statua della Madonna che viene Portata a Santa Maria ed il 15, ad incontrare, alla crocicchia, il Salvatore.

Con una grande Festa i due si incontrano e raggiungono la Chiesa accompagnati dal popolo che prega e ringrazia.

Questo è il Ferragosto Cristiano che pone la sua attenzione sulla Madonna. Grandi ed importanti sono nate in Italia tradizioni legate a questo culto. Sono le Confraternite ad organizzare le manifestazioni; una in particolare, quella del Gonfalone. L'Arciconfraternita è molto legata a S. Bonaventura che ne vide la fondazione .

Seguiamo questa memoria del 14 Agosto 1742
“Il giorno di Martedì Vigilia dell'Assunta in cielo. Secondo il solito fu fatta la processione e trasportata l'immagine del SS.mo Salvatore alla chiesa dell'Ospedale di S. Maria e il giorno seguente 15 del mese giorno di Mercoledì festa dell'Assunzione comincia a piovere verso le ore 21 e per causa della pioggia non si potè riportare alla solita processione la sud.a Immagine del S.mo Salcatore alla nostra chiesa di S. Lorenzo” (da liber risoluzioni Capitolarum A.P.)

Una descrizione del 1765 così ci descrive la fabbrica in cui è inserita la Chiesa, che secondo il Chronicon, di Benedetto del Soratte, era una chiesa monaulata dedicata a S. Maria. Il Monaco chiama quella zona, molto vicina ad una Villa romana imperiale, fundum Pollianum. La fabbrica consiste in due ordini o piani d'abitazione e d'altri annessi.

Il primo piano è composto da quattro stanze, uno stanziolino ad uso di stalletta servendo le altre suddette per ricetto dei pellegrini in Comune e per gli infermi in particolare come pure per la cantina e granaro.

Il secondo piano è di due stanze che servono per abitazione dello ospedaliero, qual ha il Comodo ancora di un fornello sotto la scala coperta che a detta abitazione conduce.

”Un documento del 1624 “Giornale”, ci parla del luogo dell'Ospedale “posto in sito allegro con la comodità di molte stanze che arrivano al numero di nove, horti, cisterne di buonissima acqua et altre per uso et servitio dell'hospitalieri et poveri che giornalmente vi vengono”. Nel 1757 l'ospedale su ordine del Card. Colonna di Sciarra fu trasferito all'interno del paese.

Le abitazioni dell'ex ospedale vennero date in affitto e poi in enfiteusi assieme con alcuni stabili rustici.
Per quanto riguarda la chiesa c'è dal “Giornale” 1624-1626 (volume dell'archivio parrocchiale) questa importante notizia. ”Vi è a man dritta un altarino dove vi è l'immagine del Sant.mo Crocefisso nel qual altarino si pone il Santissimo Salvatore nell'Assunta della Madonna.” Importantissima notizia che si può collegare alla Cappella venuta alla luce nei lavori di deumidificazione della Chiesa del 1995.

La Chiesa di S. Maria Hospitalis conserva al suo interno affreschi di carattere votivo e due plutei d'altare e resti di ciborio Carolingi. C'è in particolare un affresco della Madonna attribuito ad Antoniazzo. La volta dell'abside è arricchita da una Stupenda Assunzione.

Attualmente la Chiesa di S. Lorenzo conserva due quadri del SS.mo Salvatore.
Il più antico è stato cosi inventariato nelle schede del catalogo Per i Beni Culturali dalla dott.ssa Paola Mangia nell'Aprile del 1982. Il dipinto parte di una composizione più vasta, forse un polittico, raffigura il Salvatore benedicente, a mezzo busto, seduto su un trono di gusto tardo gotico con dorsale a cuspide e intaglio di simil legno con bifore, trilobi su un fondo d'oro a bolo, alternati a un ornato fantasioso di foglie e rosette.

Il Cristo dalla capigliatura raccolta e la barba di media lunghezza, indossa un manto blu con profili d'oro su una veste rossa e tiene in mano il Vangelo aperto. Il volto presenta lumeggiature bianche lungo la canna del naso e sotto le palpebre. Sull'aureola corre la seguente iscrizione a punzoni: EGO SUM MAGISTER BONUS.

Il dipinto è di alta qualità artistica. Non si hanno notizie critiche a suo riguardo tranne una attribuzione da parte di M. De Carolis che lo dice di “scuola umbra” e lo data al '400. I Caratteri stilistici dell'opera richiamano in modo sensibile la cultura tardo gotica dell'eredità giottesca dell'Italia Settentrionale e in particolare quella dell'entroterra veneto e delle zone limitrofe, per la fisionomia del volto del Cristo.

La scheda data la tela su tavola alla fine del XIV sec. Le misure sono 65x47. Sullo stato di conservazione allora la schedatrice scriveva: mediocre (supporto, tarlato e parzialmente distrutto, cadute della pellicola pittorica. Proprietà pertinente alla Chiesa).

L'altro Salvatore appartenente a scuola laziale attribuito all'inizio del secolo XVIII. Altra scheda della Soprintendenza, sempre firmata da Paola Mangia, nel 1982 scrive ”E' forse questa l'immagine che dovette essere realizzata per sostituire nelle processioni quella, assai più pregevole, del Salvator Mundi".

Infatti da alcuni documenti, pubblicati da M. De Carolis abbiamo notizie di un Salvatore portato in processione su una tavola con i quattro Dottori della Chiesa, identificabili con le due tavole conservate in Sagrestia.

Le due tele, oggi smembrate in Sacrestia, originariamente erano poste ai lati dell'immagine del Salvatore come risulta dal Prot.VII del notaio Clerici, p. 267, del 1770, che parla di una macchina di legno a due stanghe con l'Immagine del SS.mo Salvatore con quattro Dottori della S. Chiesa dipinti in tela stesa sopra tavola.”

Francesco Zozi


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