LO STRADARIO


Piazza Principe di Piemonte:
Antica Piazza di Porta Valle o di S.Silvestro diventata nel 1924 Piazza Principe di Piemonte a ricordo della visita di S.A.R il Principe di Piemonte avvenuta il 23-6-1923. In questa piazza sorse nel 1614, al posto di piccole casette, il palazzo Galletti, dalla famiglia genovese. Giovan Girolamo Galletti, proveniente da Conegliano Ligure venne a Sant’Oreste nel 1610 a fare lo “speziale”. Una sua figlia sposò il marchese Angelo Simonetti Montani da Castelnuovo di Farfa. In tal modo il palazzo passò nel 1769 ai Simonetti che più tardi lo lasceranno, su richiesta del Card. Panfili alla Abbazia delle Tre Fontane per diventare Palazzo Abbaziale e poi parrocchiale.
La delibera di cambiamento del nome, in favore del Principe di Piemonte, esprime “il desiderio di questo popolo devoto alla reale famiglia, e dovere dell’Amm.ne Comunale perpetuare con un ricordo marmoreo della Visita di S.A.R con la denominazione della piazza che porta il nome di Porta Valle in quello di Principe di Piemonte.”
Porta Valle, la porta principale del paese, da cui nel 1500, non potevano passare gli animali, fu resa monumentale nel 1554, questa usanza ricordata da Federico Tozzi, sull’Idea Nazionale del 3 Marzo 1920 e nel Podere e L’Amore,(editore Vallecchi 1943) era testimoniata da un cartello che vietava l’ingresso “agli animali suini”. Lo scrittore, dice che si ritenne tale e si fermò all’osteria, a fianco la Porta. Poi seguì per il Soratte per incontrare fra Camillo. E’ conosciuta anche come Porta S.Sivestro perché da li si ha una bella immagine della Abbazia di S.Silvestro al Soratte. A Viterbo è da ricordarsi Porta Faul, valle. La zona fu bonificata nel 1907 con i grossi lavori condotti dal Sindaco Orazio Moroni. Nel 1900 inglobò l’ottocentesca Via del Butto che portava al pizzo delle Penne e scendeva a fianco del Casalino Ospizio, all’interno dell’Orto Napoleoni dove negli anni 60 furono costruite le scuole.
Su questa piazza è da ricordare altro palazzo Leoni e di fronte al Palazzo Abbaziale il palazzotto Ortolani-Centi , costruito ai primi del ‘900 su due casalini.

Via Porta San Silvestro:
Nel 1931 essa sostituirà l’antica Via di Porta Valle. Attualmente parte a sinistra dell’arco di Porta Valle ed arriva sino all’inizio di Via Filippo Leoni e Via Lorenzo Marzetti. Lungo questa via è sontuoso il palazzo prima sede dei Carabinieri a S.Oreste. Il toponimo indica in modo inequivocabile l’abbazia di S.Silvestro al Soratte. Nei primi anni del novecento questa via aveva poche case.

Via Umberto I°:
Nel 1901 sostituirà l’antica Via di Piazza di Porta Valle. Arriva sino alla Piazza Vittorio Emanuele III inglobando l’antica via della scuola. Inizia da Piazza Principe di Piemonte terminando in Piazza Vittorio Emanuele. Lungo la via principale, dove fino al 1907 esisteva ancora “l’orto Azzimati alla Spiazzetta”, e su piazza Orazio Moroni, svetta il monumentale Palazzo Azzimati e sono localizzati, lungo la Via, rilevati dal catasto Gregoriano del 1818, diversi negozi ed un palazzetto utilizzato come scuola.
Alcuni di questi negozi erano il Macello,la Pizzicarla,la Gabella, la Castagneria, il forno, mole da grano, la Ciambelleria, la polleria che venivano dati in affitto,come testimonia lo statuto del 1576.

Via del Podestà:
Così viene chiamata nel 1931 la via che conduce alla antica e storica residenza dei Podestà presso il Palazzo Abbaziale di S.Croce. Anticamente si chiamava Via delle Monache perché conduceva al monastero e nel 1873-74 fu chiamata Via dell’Unità in onore dell’Italia Unita del 1870. Inizia da Piazza Principe di Piemonte e termina in piazza Cavalieri Caccia. Domina la via il palazzo, oggi Leoni, costruito nel 1622. Della via si conserva un bel quadro del pittore Cecchini di fine ottocento. Tradizionale in questa via l’immagine di un antico forno a legna trasformato negli anni 70 in pizzeria a taglio.Negli anni 30 proprio sul muro del forno si leggeva questa frase fascista: “NEL SEGNO DEL LITTORIO ABBIAMO VINTO/NEL SEGNO DEL LITTORIO VINCEREMO”.
Sicuramente è uno dei 5 forni rilevati dal catasto Gregoriano nel 1818. Proprio all’inizio della via, nel palazzotto Leoni dove abitava Rondone e poi Acqua, c’è la seguente iscrizione, poco decifrabile: M.S.Z.4 R.A.M

Via Francesco Saverio Rinaldi:
Prenderà questo nome nel 1931 intitolata ad un personaggio che fu autore, nel 1885, di un poema “Il Soratte Illustrato”. Anticamente si chiamava Via dei Venti forse per il contrasto dei venti. E’ la prima traversa a sinistra di Via del Podestà, all’angolo di casa Bartoli un tempo casa del pittore Cecchini Augusto. Nell’elenco strade Comunali del 1878: ”incomincia dalla casa Rosa di Via del Leone e termina alla casa Antinori nella Via dell’Unità”. La famiglia Rinaldi, scomparsa, è presente anche a Mazzano Romano.

Via degli Operai:
Compare nel 1876 incorporando Via dell’Isola che scompare. Secondo lo stato d’anima del 1873-74 si chiamava Via dei Sassi, forse per quella scogliera che la domina. Ancora oggi non si comprendono le motivazioni di questa titolazione, che tuttora conserva. Dall’elenco Strade Comunali del 1878: “Via degli Operai incomincia dalla casa Martelli nella Via del Leone e termina alla casa Leoni in Via dell’Unità”(oggi Via del Podestà)

Via Porta Santa Maria:
Nel 1931 viene così chiamata indicando la strada che conduce a Santa Maria Hospitalis. Nel 1876 è chiamata Via del Leone, nel 1873-74 chiamata anche Scoppio, col significato di scoglio. Nel 1900-1901 è intitolata Via Napoli. Arriva sino all’arco di Porta Costa. Nell’elenco strade comunali del 1878, riferendosi a Via del Leone si dice: ”Incomincia dalla porta Costa e termina alla foresteria delle Monache, mettendo alla Via dell’Unità”.
Era dominata dall’orto “i sorchecco”, Francesco Leoni, comprato dal Comune negli anni 60.

Via Santa Maria:
Parte oggi da Via Giovanni XXIII ed arriva all‘orto del Cancellone dentro il perimetro dell’ antica cinta muraria, conosciuto come l’Orto di Sorchecco per la sua appartenza a Francesco Leoni. Negli anni 60 fu acquistato dal Comune. Negli anni ‘70 sul pertugio apertosi nel muro di cinta fu aperta una apertura che permise il prolungamento di Via Santa Maria, quindi l’occupazione dell’orto. In questa zona c’è ancora il lavatoio pubblico costruito nel 1938, durante lo scavo delle Gallerie, ed un Palazzotto degno di rilievo: casa Zozi, abitata nell’ottocento dal Canonico Don Marco Zozi.

Via del Visconte:
Così fu chiamata nel 1931 sostituendo l’antica Via dell’Arco del 1876. Il Visconte era il Vice Comite della Comunità e sostituiva in sua assenza il Podestà; in particolare si occupava di pesi e misure, della pulizia urbana e delle porte del paese. Parte da Via Umberto I° e termina incontrando Via di Porta San Silvestro. E’caratterizzato da un Arco.

Via delle Case Oscure:
Nel 1876 si chiamava Vicolo Oscuro. Nel 1931 prese l’attuale nome di Via delle Case oscure e questo era dovuto dal fatto che una buona parte della Via è coperta da un portico. Parte da Via Umberto I° ed arriva sino a Via Filippo Leoni. In una piccola finestra di questa via fu trovata nel 1921 la Croce di Bosso dopo il secondo furto.

Via Camillo Maggi:
In antico Via delle Grotte. Nel 1931 prende il nome del notaio Camillo Maggi della famiglia Ser Maij,oltre ai notai la famiglia annoverò,nel 1600 due Arcipreti della Chiesa di S.Lorenzo. E’ parallela a Via Umberto I° e termina incontrando Via delle case oscure.Dalla parte opposta la via saliva attraversando un portico usato come bagno pubblico.Questo passaggio abbreviava il percorso per raggiungere il forno elettrico in Via Filippo Leoni.Un”risanamento” urbanistico degli anni 60 ha fatto sparire tale scorciatoia,ricavandovi un vano abitativo ed un locale adibito a bagni pubblici comunali anche essi scomparsi 90 inseriti nel complesso abitativo.La memoria resiste ancora e testimonia questi fatti che insieme ad altri hanno cambiato l’assetto urbanistico.

Via Filippo Leoni:
A lui, sindaco per circa 25 anni, per le sue attività amministrative in favore della comunità gli fu, nel 1931 intitolata la Via che anticamente si chiamava Via della Scuola perché nel 1818 nel Catasto Gregoriano vi era una casa ad uso di scuola. Parte da Via Lorenzo Marzetti ed arriva sino a Via Umberto I°. Interessante il palazzotto cinquecentesco della famiglia Grassi che conserva questa iscrizione: V.G.(nome e cognome) A.D –MDLXXXVII Anno Domini 1587 sul portale d’ingresso. Lavori moderni hanno un po’ degradato la costruzione. La prima notizia di questa famiglia risale al 1543. Un ramo della famiglia è ancora presente.
La famiglia Leoni proviene da Pascilupo Scheggia ; prima notizia 1610.

Via Innocenzo Ricci:
Nel 1931 sostituisce la Via di San Lorenzo con la Via Innocenzo Ricci dedicandola all’istitutore della Banda Musicale e Maestro di Cappella (1864-1915) che vi abitava nel palazzo Clerici. Inizia da Piazza Vittorio Emanuele III e termina in Piazza San Lorenzo.
Lungo la Via si affaccia un’ala del Palazzo Comunale e sulla sinistra, nei pressi della chiesa di S.Lorenzo la Cappella della Madonnella che conserva un trecentesco affresco a testimonianza dell’esistenza di una Cappella.
La famiglia è proveniente da Roma .Nel 1864 fu nominato Maestro di Cappella; aveva sposato Aurelia De Carolis.

Via S.Lorenzo:
Prenderà il posto di Via “delli” Scaloni già presente nello stato d’anime 1873/74. La Via conduce alla Chiesa di S.Lorenzo. Dall’elenco strade Comunali 1878: “incomincia dal Macello Vecchio nella strada della scuola di cui al n° 12 e termina come al 40”.

Piazza S.Lorenzo:
Presente nell’elenco strade Comunali del 1878. Su questo luogo nel 1500 fu costruita la Cappella della Madonnella con un affresco trecentesco. Già nel 1765 c’è un vocabolo “la madonnella” con un fienile, che sicuramente aveva incorporato l’antica Cappella.
In un documento proveniente dall’archivio Farnese di Parma si accenna ad un rudere che occupava la piazza.
”Linne a piazzetta della chiesa grande/ci sta ‘na fontanella nova nova che da do bocche l’acqua’n terra spanne”, cosi Don Mariano a festeggiare l’arrivo dell’acqua di Monte Flavio il 25 Maggio 1925.
Nel 1820 è chiamata Vocabolo Piazza della Chiesa.

Piazza Vittorio Emanuele III°:
Antica Piazza del Comune. Nel 1832 è chiamata “ contrada La Piazza del Governo” e nel 1901 prenderà il nome di Piazza Vittorio Emanuele II° e nel 1931 gli verrà dato il nome di Piazza Vittorio Emanuele III°. Nella piazza troneggia il vecchio palazzo Comunale che nasce da alcuni piccoli possedimenti del Comune e beni dei Caccia che l’abitavano. Nel 1775 i beni dei Caccia, ereditati dai De Rossi, vengono venduti al Comune di Sant’Oreste che vi investirà per l’acquisto la vendita della legna dei boschi del Comune. La piazza è poco distante dalla chiesa Parrocchiale, da quella di San Biagio e da San Nicola. E’circondata da alcuni palazzotti medioevali, dalle carceri pubbliche, dal cisternone e da locali adibiti a bettola e locanda, affittati per questo uso dal Comune. A Vittorio Emanuele III° gli verrà intitolata per ricordare la sua venuta, nel 1930. Gli fu presentato al re un nuovo mezzo blindato che saliva sulla strada che va al Soratte. E’interessante il racconto della visita nelle memorie di Innocenzo Moroni Fiori allora Podestà e l’annotazione di una maestra sul suo registro: “Il re è venuto a provare un camiuccio sulla strada della montagna”.
Nella piazza troviamo il palazzotto medioevale De Lupis. Nelle tre finestre sono visibili le seguenti scritte I^O^B^M^DE^LUPIS-A^D^MLXXXME^N0?-in altra finestra D^MAG^ME ^DE ^LUPIS^ . Nel portale del palazzotto, nella chiave di volta troviamo inciso un lupo simbolo della notabile famiglia.
Nel 1640 esisteva anche il “rione della Piazza”Sotto la piazza ancora oggi è esistente una grande cisterna privata,

Via di Porta Sant’Edisto:
Intitolata così nel 1931 perché conduce alla Porta omonima. Nel passato una parte era chiamata Via dei Pozzi e terminava in Piazza dei Pozzi, con due pozzi ed alcune piante, dove poi fu costruita la mola De Julis. Oggi la via parte da Piazza Vittorio Emanuele e conduce direttamente alla seconda porta del paese. Lungo questa via, nei sotterranei del palazzo che ospitava la bettola comunali e le carceri, fu costruito alla fine del 1800 il Cisternone che doveva servire a sopperire alle esigenze idriche del paese.
La Porta si presenta come una costruzione rinascimentale con grossi cunei disposti a raggiera. La data del 1891, incisa sulla chiave di volta dell’arco, ricorda i lavori di restauro compiuti in quell’anno.
E’ questo è il lato in cui le mura presentano il loro aspetto più antico, mostrando una tecnica assai rozza in blocchetti di calcare irregolarmente tagliati, in alcuni punti lasciati quasi allo stato naturale e cementati con malta assai porosa e friabile. Appaiono rialzate in diversi tempi e rinforzate specialmente negli angoli e nelle zone superiori, con inserti di laterizi. Vi si aprono frequenti feritoie incorniciate da travetti della stessa pietra.

Via Pietro Zozi:
Priore e Sindaco di questa Comunità si rese artefice di importanti lavori. Nel 1876 è Via di San Biagio e nella riforma toponomastica del 1900-1901 diventa via Roma e nel 1931 fu intitolata a Pietro Zozi. Era Priore del Comune il 20 Settembre 1870. Nella sua casa gli eredi conservavano il voto NO contro il plebiscito, a dimostrazione del suo SI. Il risultato del Plebiscito in favore dell’Unità d’Italia fu portato a Roma dal farmacista Pio De Carolis che nel pomeriggio issò al Palazzo Comunale la Bandiera tricolore. La Via raggiungendo Porta Costa sostituirà Via degli Orti nel 1876 e la stessa via di Porta Costa. Oggi la Via arriva sino alla terza porta del paese. Pietro Zozi fu Sindaco per molti anni con ottimi risultati come la costruzione del Cimitero nel 1874 e del Cisternone. Della famiglia Zozi è da ricordare che nei secoli diede alla Comunità Sacerdoti ed Amministratori. In special modo Fulvia Zozi che ricostruì l’antico Monastero di San Nicola e Nazarena Zozi da tutti considerata di particolare spiritualità. Il Palazzo di proprietà della famiglia Leoni-Zozi, casa di Pietro, sulla via, vicino a S.Biagio, reca incisa, sull’architrave dell’ingresso, la data di edificazione 1662.La costruzione è rilevata dal Catasto Gregoriano del 1822 come proprietà di Marco e Sante Paolucci.
Su questa via, proprio all’inizio, ci sono dei locali alcuni dei quali appartenuti alla Comunità come il caso dell’Hosteria chiamata nel 1617 anche “Hospitium”. Secondo i capitolati di affitto del 1780-83, al solo affittuario della Bettola era permesso comprar vino dai paesani o dai forestieri per rivenderlo al minuto.L’affittuario non poteva alloggiare ne persone ne bestie. Poteva vendere il pane ma solo quello del pubblico forno, che tra l’altro stava lì vicino. L’oste era tenuto a tenere le giuste misure di vetro: foglietta e mezza foglietta /misura romana di quasi mezzo litro, un quarto di boccale).Il Comune sino a non molti anni fa quel fabbricato lo affittava ancora.Per circa un secolo gli affittuari furono i Miscia e l’osteria presa il nome di Miciolo,poi passò ai menichelli che la comprarono dal Comune e da loro a privati che la trasformarono in abitazione.
Sempre su questa Via, sotto l’Hosteria erano collocate alcune stanze adibite a prigione,alcune trasformate in bagni pubblici.Proprio davanti all’ingresso della antica Parrocchia di San Biagio che ai fini del 1500 fu ristrutturata.

Via del Castaldo:
Nello Statuto del 1576 veniva eletto dai Priori ed aveva funzioni di usciere o messo comunale. Nello Stato d’Anime del 1876 è chiamata Vicolo del Moro. Anche a Roma vi è una Via del Moro dall’Insegna di un caffè. Viene intitolata al Castaldo nel 1931. Il Castaldo ci viene dall’amministrazione carolingia. Parte da Via Umberto I° e termina in Via Giuseppe Fiori.

Via Luigi Silocchi:
Porta il nome del Maestro dal 1931. Nel 1876 si chiamava Vicolo delle Penne. Nel 1900/1901 fu mutata in Via San Martino. Si chiamava “penne” perché portava alla sommità; Penne infatti significa cima. Parte da via Umberto I° e raggiunge via Fiori. Il maestro veniva da un paese della Diocesi di Cremona, Sabbioneta, dopo il 1870. La casa dove abitava il maestro era della famiglia Bastari una delle più antiche e facoltose del paese, a cui afferma Don Mariano, nel 1931, anno del censimento, non fu possibile dedicargli alcuna via, nonostante abbia dato al paese sacerdoti e notai.Uno di questi fu il notaio Giuseppe che il 20 Febbraio 1798 sottoscrisse “L’Atto del Popolo Sovrano di Sant’Oreste” come atto di adesione alla Repubblica Romana.

Via Francesco Torretti:
Fu chiamata così nel 1931 perché Francesco Torretti dottore in utroque e fondatore di una Pia Istituzione in favore di poveri ed orfani, vi era vissuto. Nel 1876 era chiamata Via dei Fortunati. Su questa via confluisce, nel 1873-74, anche l’antico Vicolo del Gallo abitato da appena tre famiglie. Vi era la mola ad olio detta del Sacramento donata alla Compagnia del Sacramento da Francesco Torretti. La Via passa proprio sotto il Palazzo Azzimati detto anche ”Palazzaccio dei Preti”. Termina su Via Pietro Zozi.

Vicolo Francesco Torretti:
Ex Via dei due Portici. Nel 1931 diviene Vicolo Francesco Torretti che in questa via era vissuto. In questo vicolo sono chiari alcuni elementi architettonici medioevali. Ancora è visibile la targa in muratura con la scritta annullata da una X. Parte da Via Pietro Zozi e termina su Via Camillo Azzimati. Della famiglia Torretti, oggi scomparsa, si ha notizia sin dal 1618.

Via Camillo Azzimati:

Nell’elenco strade Comunali del 1878 è chiamata Via delle Scale Nuove. Nel 1900/1901 verrà chiamata Via Cernaia. Nel 1931 verrà intitolata a Camillo Azzimati il proprietario del Palazzo omonimo, in piazza Orazio Moroni. Camillo Azzimati fu Capitano della Guardia Civica che nel Marzo del 1849 partecipò all’arresto del Prete, Don Rastrelli, confessore delle Monache che si era messo a capo di un piccolissimo gruppo che inneggiava al potere pontificio contro la Repubblica Romana. Fu Sindaco, dopo il 1870, per molti anni. Gli Azzimati ebbero una devozione particolare per San Nonnoso. Attualmente parte da via Umberto I° ed arriva sino a Porta Costa. Si tratta di una lunga scalinata.

Via Dante:
Così’ viene chiamata nel 1900/1901. Anticamente nel 1876 è chiamata Via di Ripe di Caronte, Contrada Ripe di Caronte “ossia Buco dei Sorci”. Per quella strada, dopo la costruzione dell’attuale cimitero nel 1874 si portavano a spalla i defunti e sotto c’è una zona molto vasta di ripe. Dante è presente nella Storia letteraria del paese per i suoi versi dedicati a San Silvestro ”Come Costantin chiese Silvestro intra Sirattii a guarir della lebbra”.(Dante Inf. XXVII, 94 ). Sostituirà anche Via di Porta la Dentro che è presente nello stato d’anima 1899-1900. Dall’elenco strade Comunali 1878: ”incomincia dalla casa di Cenci Sante sulla Via di Porta S.Edisto e termina alla chiesa di S.Biagio sulla piazza del Comune”.
Nel 1880 l’orto,sottostante, in voc. Ripettone era chiamato di S.Francesco.

Via Andrea Sersanti:
Così chiamata nel 1931. Nel 1876 era chiamata Piazza della Rocca e nel 1900/1901 Via Garibaldi. Sersanti viene da Messer Santo un personaggio del 1500. Nello statuto del 1576 è chiamato “uomo perito”. La Via parte da Piazza Carlo Alberto e raggiunge all’uscita di un vecchio porticato, Via Lorenzo Marzetti. Il nome di Garibaldi è a ricordo del suo impegno risorgimentale ed anche perché alla vigilia nel 1867 ci furono nel territorio le scorrerie delle truppe Garibaldine che da Monterotondo premevano su Roma. Anche Sant’Oreste scrive Sergio Mariani ”il 3 Novembre subì l’invasione dei garibaldini, guidati dal tenente Capelli. Il Priore fu costretto ad assegnare loro 458 scudi, 400 razioni di pane, 400 libbre di formaggio, 400 di carne, 5 cavalli e dei rotoli di stoffa per bandiere, da innalzare sul Monte Soratte e in paese. Due garibaldini tentarono di staccare lo stemma del Cardinale Abbate, mentre Felice Bonanni inveiva contro l’arciprete. Il 4 Novembre fu promulgato al grido di Viva Vittorio Emanuele, Viva Garibaldi, il proclama sul cambiamento di governo. Il Priori Fiori assumeva la carica di Sindaco e prometteva l’istituzione della Guardia Nazionale e la sostituzione dello stemma pontificio con la bandiera Italiana. Per le cattive condizioni del tempo la grande fiaccolata fu sospesa e rimandata”. (Sergio Mariani Morlupo nel Risorgimento)
La famiglia Sersanti è presente a S.Oreste dal 1542.

Via della Rocca:
Presente nello Stato d’anime 1876 e 1900/1901. Dall’elenco strade Comunali del 1878: ”Incomincia dalla casa Masci in Piazza dello steccato e termina sulla piazza Dell’Ospedale ai piedi della casa eredi Capi”. Recentemente in casa Tonanzi,in via Lorenzo Marzetti, è stata trovata l’iscrizione su muro interno della casa di Via della Rocca.Si può pensare che li si aprisse una piazzetta.

Piazza Carlo Alberto:
Sin dal 1895 è così intitolata a ricordo del Principe Carlo Alberto e della sua attività in favore dell’Italia Unita. Nel 1876 si chiamava Piazza dello steccato per la manifestazione della Giostra che vi si svolgeva il 3 Settembre. Rimane ancora oggi tra la gente il toponimo antico Lo Spiazzo. In alcuni documenti è chiamata Piazza delle Capre. Il palazzo di proprietà della famiglia Rosati, costruito nel XV secolo, appartiene per un certo periodo al monastero di S. Paolo, che ne discute la vendita nel 1613 (Libro dei Consigli). Passa quindi alla famiglia Caccia a cui si deve la sistemazione definitiva del Palazzo. Usato per un certo tempo come casa ad uso di granaro. Oggi è proprietà eredi Rosati che l’abitano. E’ il punto di maggiore elevazione che si affaccia su tutta la vallata sottostante ed è munito naturalmente delle ripide pareti. Ecco perché qui non ci fu mai bisogno di un castello e di mura perché le difese naturali erano tali da non permettere l’ingresso. Attualmente attorno alla piazza gli isolati si dispongono in maniera centimetra per meglio seguire la forte pendenza. Di rilievo il palazzotto Fioravanti. La Famiglia Floravantis è presente nel 1542.
Nel 1613 forse è Chiamata Piazza delle Penne:” una casa posta nella terra di S.Edisto nella piazza delle penne vicino alla ripa che fa isola chiamata il Palazzo”.

Via dello Statuto:
Nel 1878 resiste ancora Via della Piazza dello Steccato, che prenderà la nuova denominazione nel 1900/1901 a ricordo dello Statuto Albertino.Nel 1874 si svolgeva la Festa dello Statuto.
E’ da notare che le targhe stradali di questo periodo(1900-1901) sono in ceramica.

Via Bernardino Lupi:
Intitolata a Prete Bernardino, conclavista di Papa Clemente VIII, Aldobrandini, fu intitolata al Sacerdote nello Stato delle anime 1900-1901, sostituendo l’antica Via della Stella.
Bernardino Lupi, nacque nel 1562 da Messer Tarquinio Lupi e da Madama Gentilesca Caccia figlia del Cav. Pietro Caccia. Fu anche fondatore della collegiata di San Nicola il cui capitolo fu dotato con i mezzi provenienti dalla facoltosa famiglia Lupi a cui apparteneva. Mori nel 1632 e con suo testamento lasciò la chiesa di San Nicola, eretta a Collegiata, con tutti i suoi beni che contavano terre e immobili, alla Comunità. Lo stemma della famiglia, un lupo fa mostra di se in un portale del palazzotto nella antica “Platea Comunis”.Per il paese fu un personaggio che all’interno della Chiesa occupò posti veramente importanti come la sua nomina a Vicario Generale dell’Abbazia delle Tre Fontane.Il Comune conserva un buon ritratto “di Prete Bernardino
Della famiglia Lupi la prima notizia è del 1551.

Via Pietro Picchi:
Fu uno dei Priori della Comunità che nel 1576 approvarono gli articoli dello Statuto. Della Illustre Famiglia è da ricordare, Girolamo santese della Chiesa proprio negli anni della sua costruzione e Paolo “Medicus Phisicus”. Nel 1931 gli fu dedicata l’antica Via della stella che partiva dalla chiesa di San Lorenzo e terminava a Via Monte Frumentario. Molto probabilmente la stella era Venere.
La famiglia Picchi,oggi scomparsa, proveniva da Tarquinia nel 1573.

Via Silvestro Carosi:
Su Via del Podestà a sinistra,prima della piazza Cavalieri Caccia si apre una via che nel 1931 fu intitolata a Silvestro Carosi, rettore della Chiesa di San Lorenzo nel 1426. La sua illustre famiglia, proveniente da Antrodoco, ha dato notai sacerdoti e priori. La famiglia Carosi era presente anche a Mazzano Romano. Per molti anni,su questa Via, ci fu la Mola a Grano De Julis.

Via Monte Frumentario:

Iniziava da Piazza del Comune e terminava in Piazza dello Steccato dove era collocato il monte del grano la cui amministrazione era tenuta dalla Comunità. L’istituzione del monte va fatta risalire al 1500 ai monaci Francescani che la introdussero insieme ai Monti di Pietà. La via data la sua lunghezza fu più volte ridimensionata. Lungo questa via è indicata la presenza di Piazza Scarlana, una piazzetta che forse prese quel nome da una famiglia di cardalana che l’abitava. Quindi una Via che percorreva tutta una zona del paese, sino al cimiterio, ”delle ripe dei morticelli” o “monte cavallo” e poi allo Spiazzo dov’era il sito del monte. Forse occupava un luogo del palazzo alle penne, appartenuto alla Abbazia di San Paolo. Si tratta di una Via molto lunga che negli anni assorbirà molte vie più piccole, come Via della Stella , Via del Sole , Via dell’impasto, Via Rosa.

Via Alessandro Farnese:
“Nipote di Paolo III°, celebre nella storia per la sua celebre per la sua munificenza e per le sue virtù, fu creato Cardinale nel 1534, mentre era ancora giovanotto di 14 anni.” Il cardinal Farnese ebbe grande benevolenza per Sant’Oreste. Ci sono più occasioni in cui dimostrò il suo attaccamento a questo paese per cui nel 1546 fu nominato Abbate Commendatario delle Tre Fontane a cui il paese apparteneva. Una testimonianza può essere l’anno di carestia 1551; il 20 Marzo così scriveva “alli massari de S.to Resto, in questa carestia attendete a governarvi come si conviene alle persone savie e da bene”. Alla sua politica di riforma si deve lo Statuto del 1576. Nel 1588 inviò sul Monte Soratte i monaci Cistercensi che vi rimasero fino al 1798. Incomincia alla sinistra dopo il Bar Abballe, è parallela a Via Balilla e termina sulla provinciale che porta alla Via Flaminia. Zona questa che nell’antichità era destinata a stallette per gli animali: la sua urbanizzazione ebbe inizio negli anni 20. Proprio in Via Farnese fu costruito nel 900 il primo albergo, dalla famiglia Franchi, chiuso verso la fine degli anni settanta .

Via Giuseppe Fiori:
Antica Via Arco dei Fiori. Dall’elenco strade Comunali del 1878: ”incomincia alla casa di Cenci Nonnoso sulle Via di Porta Costa, e termina alla casa di Fiori Giovanni sulla Piazza del Comune”. Nel 1900-1901 diventa Via Magenta, in ricordo dell’epopea Risorgimentale. Nel 1931 verrà dedicata a Giuseppe Fiori illustre avvocato e capitano delle Guardie pontificie. Fu anche priore della Comunità. Il palazzo Fiori domina la Via Umberto I° e fu costruito nel 1814 su precedente Casalino. Oggi il palazzo appartiene agli eredi Moroni Fiori. Fu infatti lui a chiedere, nel 1914, per sé e per i suoi figli minorenni,Giovanni, Innocenzo ed Angela, l’aggiunta del cognome Fiori. La Via pavimentata negli anni 60 con scaloni, nel 1999 subisce una radicale trasformazione sino a perdere le caratteristiche di una Via.
La prima notizia della famiglia è del 1542.

Via Giovanni Fiori:
Insieme all’altra Via dedicata a Giuseppe circonda il Palazzo che porta il loro nome. La famiglia Fiori fin dal 1500 ha dato alla Comunità Priori e Massari. Giovanni fu personaggio che diede lustro al paese: fu Priore, Gonfaloniere, Capitano della Guardia civica e Sindaco per molti anni. La Via confina con la chiesa di San Biagio e casa Zozi.Il palazzo sorge sul posto dell’antico Casalino appartenente ai Fiori.In un portale non è molto chiara una iscrizione: UO-M.CCCCC-II.

Via Luigi Montanari:
Negli anni 30 su Viale Jacopo Barozzi da Vignola, fu aperta una apertura all’altezza del Bar Abballe che negli anni 70 verrà chiamata Via Luigi Montanari, muratore che introdusse la coltivazione dell’incenso. Luigi Montanari proveniente dalle Marche sposò una donna del paese e non ebbero figli. Ancora oggi lo ricordano come fervente Socialista e come imprenditore di questa attività che fu la coltivazione dell’incenso che ancora oggi si trova sparso per tutto il territorio. La via arriva all’inizio del “Cancellone” dove incontra Via Santa Maria che sale da Via Giovanni XXIII. La famiglia Montanari veniva dalle Marche, Colbordolo 1892.

Via Balilla:
Il De Carolis nella sua proposta di toponomastica afferma ”che Viale Jacopo Barozzi da Vignola presso l’abitazione di Abballe Luciano è stata aperta una nuova via che ha preso il nome di Via Balilla”. Balilla, il nome di un’organizzazione fascista o del leggendario giovane patriota Balilla. In questa Via aveva il suo studio il pittore Cecchini. Negli anni 60 la Via nel quartiere, che fino ai primi del novecento, era una zona addetta al ricovero degli animali, prese il nome di Via Ungheria.

Via Ungheria:
Su richiesta di un terzo dei consiglieri, l’11 Novembre 1956, il Consiglio Comunale dedica una Via all’Ungheria dopo l’invasione russa ed in solidarietà con il popolo Ungherese. La decisione fu presa a maggioranza, con l’opposizione della sinistra. Essa va a sostituire una parte di Via Balilla. Protesta della minoranza per la riunione straordinaria del Consiglio pur non riconoscendo giusto l’atto di forza Russo” (dal verbale della seduta del Consiglio Comunale”). La Via termina in Piazza Italia.

Viale Jacopo Barozzi da Vignola:
Il Viale prenderà questo nome dopo la sua sistemazione nel 1907, da parte del Sindaco Orazio Moroni, per onorare la figura del Vignola di cui nel 1907 fu celebrato il 4° centenario della nascita. Nel 1935 viene revocata l’intitolazione del Viale a Benito Mussolini modificandolo in Viale XXVIII Ottobre “vista la circolare Prefettizia del 5 Gennaio con la quale si disponeva che, a tutte le località e le opere pubbliche di ogni genere intitolate al nome di S.E. il capo del governo, fosse cambiata la denominazione sostituendola con date commemorative o nomi si caduti in guerra per la rivoluzione fascista”. Alla caduta del Fascismo fu chiamata Viale 25 Luglio. Nel 1949 tornò a chiamarsi Viale del Vignola sino a Piazza Mola a Vento. Negli anni trenta con le concessioni edilizie ai De Iulis e Sciarra incomincia lo sviluppo urbanistico del Viale.
Sulle soffitte di Palazzo Caccia si poteva vedere, fino a qualche anno fa , la targa del Viale Benito Mussolini.
E’ negli ani 20 e 30 iniziarono le concessioni edilizie, e nel 1937 il Viale fu ampliato durante i lavori di scavo delle Gallerie.

Viale Europa:
La via parte da Piazza Mola a Vento e si apre su “campi lebbitu”, dal proprietario Lepido Messer Petrucci Priore della Comunità nel 1590. Altro antico nome con cui era conosciuta era “Valle Gradelle”; prende nel 1931 il nome di Re Vittorioso a ricordo del Grande Re soldato. Il sentiero che conduceva a questa località fu nel 1850 sistemato come passeggiata dal Cardinale Gabriele Ferretti, il quale, afferma il De Carolis, fece scavare sulla roccia un sedile dove il prelato Abbate Commendatario delle Tre Fontane e cugino di Pio IX, soleva sostare a gustare l’ampio panorama ed, allora, Roma con la sua Cupola. Nel 1958 l’Assemblea consultiva del Consiglio D’Europa, riunitasi a Strasburgo dal 16 al 30 ottobre 1957, rivolse un appello alle Amministrazioni Comunali d’Europa affinché attribuiscano la denominazione d’Europa ad una strada o piazza. Il Consiglio Comunale di Sant’Oreste con 7 voti favorevoli, 3 contrari, 1 astenuto, attribuisce, il 14- 5- 1958 il nome d’Europa alla strada Comunale già denominata Re Vittorioso.

Piazza Canali De Rossi:
Alla fine del Viale Del Vignola, proprio su Porta Valle, che tra l’altro ci ricorda la “Porta Faul” di Viterbo, c’è questa piazza a ricordo delle due illustri famiglie succedutesi ai Caccia. Dell’ultima, i Canali ancora ci si ricorda del marchese Adriano e della marchesina.
In questa piazza fu collocato il monumento ai caduti e poi, nel 1932 trasferito ala Parco della Rimembranza.Il palazzo sulla piazza che fa da elegante guida a Palazzo Caccia negli anni 30 presentava la scritta: E’ L’ARATRO CHE TRACCIA IL SOLCO E’ LA SPADA CHE LO DIFENDE. La facciata del palazzo, ospitò per anni il “ Ritrovo degli Scarponi”.

Via Lorenzo Marzetti:

La famiglia, di umili origini, fu una delle più importanti. La Via inizia proprio dal suo sontuoso Palazzotto. Fu un personaggio di rilievo della famiglia ”Marzetta” che annoverò Sacerdoti, Notai e Priori, come Carlo Marzetti che, nel 1710, fu esattore della Comunità. La famiglia si estinse con la morte, il 17 Giugno 1867,di Lorenzo. La sua grande proprietà passò ai Signori Napoleoni, nobili Reatini, perché una sorella di Lorenzo, che morì senza eredi, a nome Maria Maddalena, aveva sposato il Sig. Marco Antonio Napoleoni di un paese vicino Rieti; da quel matrimonio nacque Giuseppe Napoleoni nel 1917. I beni così arrivarono a Lorenzo Napoleoni ed Ersilia Rosati. Una parte fu venduta ed altra rimase agli eredi Rosati che ancora oggi l’abitano.
La via entra nel cuore della settecentesca contrada del Motone e termina allo Spiazzo in Piazza Carlo Alberto. Nella Toponomastica del 1901 troviamo Via Garibaldi.
Nel 1700, not. Clerici, era chiamata “contrada di sopra”, con il palazzo Marzetti e la casa che poi diverrà Napoleoni “comoda di 6 stanze che confina con l’orto Firmani”.
Lungo questa Via in alcuni Stati d’anima si trova Via o piazza dell’Ospedale dovuta all’esistenza di ricoveri.

Via Pietro Paolucci:
Dalla fine di Via degli Operai sale sino alla casa di Zozi Giuseppe. La famiglia è antica, nel 1500 si trova Pietro Paolutio. Sembra che il simbolo della famiglia sia stato un luccio. E’ tra i personaggi, prudenti ed esperti, che contribuirono alla formazione dello Statuto. La prima notizia è del 1573.

Vicolo Cieco:
Per la prima volta compare nello Stato d’anime 1876. In esso vi abitava una sola famiglia. Oggi è il vicolo sotto il Palazzo Parrocchiale e Palazzo Leoni. La sua attribuzione è complicata ; la famiglia Leoni, con una sentenza Tar, ne rivendica il possesso ed a Dicembre del 2004 ha chiuso con un cancello: Speriamo che torni di possesso pubblico perché non si può perdere cosi l’identità urbanistica.

Via Antonio Sereanni:
Ser Janni poi divenuto Sereanni. Antonio Ser Jianni era notaio secondo lo Statuto del 1576. Di questa famiglia abbiamo la prima memoria dal notaio Jacobuzzi nel 1454. Fu una delle più antiche e facoltose; si estinse con Brizio Sereanni. Nel 1931 ad Antonio Sereanni fu intitolata una Via la cui targa porta il nome di Andrea Sereanni. Sicuramente si trattò di un errore ed il fatto viene riportato solo come curiosità. La zona su cui insiste è forse il luogo originale di Piazza Scarlana. Con i locali della Scuola, forse, delle Maestre Pie Venerine, presenti in paese per occuparsi della scuola per le fanciulle, dal 1717 al 1851. La famiglia Sereanni, oggi scomparsa, è presente dal 1454.

Via Portico del Cardinale:
Questa Via scende da Via Umberto I° ed occupa la zona sottostante il palazzo Abbaziale. Abitata sempre da pochissime famiglie i, locali sottostanti il palazzo erano utilizzati come cantine. Anche questa tabella era in stucco, ma durante alcuni lavori fu rotta e negli anni 90 fu rifatta in finta maiolica.

Via Lorenzo Puccetti:
Il notaio Lorenzo “de puccetti” è nominato nello statuto del 1576 come “uomo esperto e prudente della suddetta terra”. Nel 1931 gli fu dedicata una Via che andava a sostituire Via della Luna, presente nello Stato anime 1876-77. La Via parte dalla Chiesa di San Nicola e termina in Via Monte Frumentario, girando intorno ad un nucleo di case. Nello Stato d’anime del 1901, scomparsa Vicolo della Luna, le famiglie vengono messe in Via San Nicola.
Della famiglia ancora presente,si ha notizia sin dal 1573.

Via della Salara:
Dice Don Mariano: “la Via che va dal Portico di Marzetti fino al pizzo delle Penne è intitolata Via Salara perché in essa vi era un fabbricato dove veniva conservato il sale che serviva alla Comunità”. Il sale si prendeva in Roma in quantità di rubbia 23 l’anno e si distribuiva in ragione di una decina li libre a testa. Al monastero andavano 600 libre l’anno .

Via della Pietà:
Incomincia presso la Chiesa di San Lorenzo e termina su Via Lorenzo Marzetti. Questa era l’indicazione di Don Mariano, invece quella Via inizia all’angolo a destra del negozio Malatesta ed arriva sino a via Andrea Sersanti. Nel 1631 troviamo un esattore “montis Pietatis”. Anche a Roma l’omonima Via è legata al monte di Pietà.

Via Angelo Menichelli:
Priore al tempo della formazione dello Statuto del 1576.
Notizie della famiglia si hanno sin dal 1544.

Via del Balzatore:

E’ un vicolo che parte da Via Porta S.Edisto. Nel 1768 è ricordata una Contrada del Balzatore. Possiamo pensare che il nome derivi da “balzo “, legatura, che ne faceva un mestiere.
Ancor oggi è conosciuto dal popolo come Vicolo “panza nera”,forse perché abitata da un vecchio che mostrava sempre la sua pancia pelosa.

Via Angelo Antonio Cenci:
Dal negozio Malatesta a Via Lorenzo Marzetti. Nel 1931 gli fu intitolata questa Via, perchè nel 1874 fu nominato Soprintendente scolastico. Sempre in questo anno era Assessore ed insieme all’ing.Luigi De Carolis collaudò il nuovo cimitero nei pressi della Chiesa di S.Edisto. La famiglia Cenci(Cencio) è presente nel paese dal 1547.Annovera diversi personaggi tra cui il Sacerdote Don Felice Cenci che fu professore e Rettore del Collegio di Propaganda Fide.

Via Benedetto del Soratte:
E’ la Via che conduce al Soratte che nel 1931 prende questo nome quando ancora la Via comprendeva soltanto alcuni magazzini. Benedetto del Soratte è il monaco benedettino di Sant’Andrea in Flumine, monastero costruito da Carlomanno di Francia. Scrisse una interessantissima cronaca “il Chronicon” che ci racconta gli anni 998-1001 ed è colui che ci da la memoria storica più antica di Sant’Oreste, citando un documento del 746 dove si nomina “Curtis S. Heristi”.

Piazza Ignazio Rosati:
Allo Spiazzo ai piedi del Palazzo appartenuto anche alla famiglia Rosati.
La famiglia proviene dalla provincia di Perugia, dal paese di Monte Bollo,”in quel di Scheggia e Pascilupo, presso Gubbio. Il primo a venire fu nel 1611 Simone Rosati che esercitava la professione del “pubblicus nuncius”.Questa famiglia tra le più facoltose diede al paese tanti Sacerdoti e amministratori.
Ignazio Rosati fu prete beneficiato di S.Maria Maggiore in Roma morto nel 1792.

Via Giosafat Riccioni:
In titolata nel 1931 al figlio del Podestà Onorato Riccioni, morto in guerra. La via è quella strada che parte a destra della strada che sale al Soratte e che oggi porta all’interno della Riserva naturale del Soratte, chianata anche strada nova.
La famiglia Riccioni proveniva da Alvi, Tottea. Se ne ha notizia nel 1858.

Via di Camposanto:
Via fuori Porta S.Edisto così chiamata nel 1926 perché conduceva al cimitero costruito nel 1874.

Via Vittorio Veneto:
Da Viale del Vignola la Via che va verso il pizzo delle penne e la vecchia “ ‘mmazzatora” costruita dalla ditta Perucchetti nel 1937 durante i lavori di escavazione delle Gallerie.
La proposta prevedeva l’intitolazione al notaio Clerici. La Via termina con le ripe “del pizzo delle penne”.

Via Guglielmo Marconi:
Delibera del Consiglio Comunale 1939-1942.
“Considerato sommamente doveroso onorare la memoria dei grandi uomini benefattori dell’umanità delibera di intitolare al nome di Guglielmo Marconi la via che dal Piazzale del Littorio conduce all’estremità ovest dell’abitato”.A questo nome è da collegare un nostro compaesano, Abballe Angelo, che lavorò con lui nella sperimentazione della Radio.

Largo Don Mariano De Carolis:
L’area sottostante Viale del Vignola utilizzata come Mercato ed area per manifestazioni è intitolata a Don Mariano nell’anno in cui fu celebrato il suo 125° anniversario della nascita. L’area è stata ricava da attività di scavo condotta negli anni 60 in una zona di casette per animali. Da questo ampio parcheggio si diparte la strada che porta a Santa Romana sul percorso antico ora recuperato. Nel passato questa area aveva un fontanile di servizio per gli asini che si recavano in campagna utilizzando l’antica strada di Santa Romana o la strada che porta ai bassi e a pareti.


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