Storia locale di ricerche, studio ed altre attività culturali








I NUMERI ARRETRATI DEL GIORNALE POSSONO
ESSERE RICHIESTI AL CENTRO STUDI SORATTE DI SANT'ORESTE


Nel numero precedente di Soratte Nostro abbiamo pubblicato un quadro sinottico del patrimonio storico-urbanistico di sant'Oreste indicando gli interventi di restauro più urgenti. Poiché consideriamo il dialetto e le tradizioni popolari - religiose parte insostituibile di detto patrimonio, abbiamo deciso di dedicare a questi due importanti argomenti un numero ad hoc del giornale. Questo per sottolineare la funzione e l'uso del dialetto come “luogo“ di appartenenza e di identità ad una cultura - così dicasi della tradizione - e per enfatizzarne le proprietà linguistico-semantiche, quindi, per contribuire alla affermazione della perenne giovinezza del dialetto e delle tradizioni, l'uno come “ linguaggio naturale” e le altre come nesso organico e strutturale della nostra società santorestese. Al di la dell'atteggiamento etico di questa difesa, mi vado sempre più convincendo che recuperando il dialetto ricostruiamo anche le tradizioni e gettiamo le basi per una “renovatio” complessiva, un ringiovanimento che, lo spero, possa contribuire alla ricostituzione di una comunicazione dell'identità locale ormai inestricabilmente congiunta a nuovi linguaggi e a nuovi costumi. In questo senso, ho personalmente plaudito alla premiazione dei giovani partecipanti al gruppo di formazione animato da Avventura Soratte. La conoscenza del territorio e della natura che fa da cornice al paese, oltre allo specifico interesse, è una ulteriore porta che si apre ai giovani per una sensibilizzazione più forte della storia locale ed al tempo stesso dei caratteri propri della nostra realtà che trova nelle forme dialettali il suo luogo di unità'. Mi piacerebbe che anche gli alunni della scuola media, col contributo dei docenti, possano dare inizio ad una riflessione sulle qualità espressive e sintatico-grammaticali del dialetto come oggetto indivisibile dell'essere santorestesi.
Giorgio Boari Ortolani

Feste e memoria
Di Oreste Malatesta
La scorsa estate sia la “Festa dei vicoli” che la “Festa dei giovani” hanno avuto un successo evidente di partecipazione, perché bene organizzate. Il merito è della Pro Loco e del Comune, per la Festa dei vicoli, e, per la Festa dei giovani, di quel gruppo di ragazzi, che, con una saggia autogestione, hanno saputo mettere in piedi un grande evento con poche risorse; anzi, mi correggo, con le grandi risorse di cui dispone la nostra gente. Questi giovani hanno valorizzato le risorse umane locali. Tra le iniziative realizzate, quella che più mi è piaciuta è stata la serata con i cantanti in erba del Soratte, che, dai 15 ai 25 anni, hanno presentato una trentina di brani degli anni 70, le canzoni dei loro genitori. Tutti avevano belle voci, personalità espressiva e tanta grinta. Durante queste serate, tra un gelato ed una bibita, con alcuni ragazzi ho provato a fare un confronto tra generazioni ed ho ricordato che anche noi, quando avevamo la loro età, organizzavamo una festa estiva, con un programma pieno di iniziative religiose, culturali e sportive: era la “Festa di San Luigi”. Ma uno di loro, con franchezza e garbo, mi ha detto che la “Festa dei giovani” è stata fatta solo per divertirsi, e che alle feste dedicate ai santi non ci credono, perché sono tutte invenzioni dei preti. La perentorietà dell'affermazione mi ha fatto sentire, in quel dialogo, come un allocco che vive di “favole”, quelle favole che richiamano alla memoria le nostre origini o che ripropongono i modelli di vita che hanno orientato, per secoli, il nostro popolo. “Tutto ormai è stato superato dai tempi”, mi ha detto una ragazza. Allora ho chiesto loro come affrontano certe domande esistenziali, che l'uomo di ogni tempo si trova nel cuore: “Che senso ha la vita? Perché ci sono? Qual è il mio destino? Dov'è la felicità? Perché il dolore? Perché il male? …”. Mi hanno risposto che queste domande mettono tristezza e che, comunque, non hanno risposta; per questo essi cercano di evitarle, divertendosi. Mi è venuto in mente Natalino Sapegno, quel critico della letteratura italiana che rimproverava a Giacomo Leopardi di proporre, nelle sue poesie, le domande sul senso della vita. Sono gli interrogativi degli adolescenti - diceva Sapegno - e l'uomo adulto deve allontanare da sé queste domande come assurde, perché esse non hanno risposta. Io preferisco Leopardi a Sapegno. Perché, se madre natura ci ha forniti di certe esigenze elementari, significa che esse possono essere soddisfatte: se abbiamo fame è perché c'è il cibo per sfamarci, se abbiamo sete è perché c'è l'acqua per dissetarci. Allo stesso modo, se ci sorprendiamo con certe domande sul senso della vita, significa che la vita il senso ce l'ha. Basta cercarlo.
Ai giovani santorestesi, così vivaci e intelligenti, suggerisco di seguire Leopardi, che, sebbene ateo convinto (come Sapegno), ha sempre dato fiducia al presentimento di una risposta positiva alle domande che lo assillavano. Per la vostra salute mentale non lasciatevi influenzare dai ragionamenti che portano alla disperazione o allo scetticismo e non sfuggite alle domande costitutive del nostro essere: esse insorgono in noi per mettere in moto la nostra ragione, per spingerci a cercare di capire chi siamo. Al contrario certe americanate come Halloween o un modo selvaggio di vivere le vacanze natalizie vi alienano dalla realtà e vi rendono incapaci di affrontare la vita.

Dialetto - Poesia

Il pagatore santorestese

Lunedì e lunedò
Martedì adè san Simò
Mercoledì adè san Clemente
Giuvidì nun ti daghio gnente
Viecci Venerdi bonora
Viecci sabbitu a quell'ora
E se pe' Domenica nun t'hagghio pagatu,
Lunedì…aristemo dacapu.

La poesia è stata scritta dal padre di Innocenzo Abbale che noi ringraziamo per avercela tramandata.

NOTIZIARIO

- Il Piano di recupero del Centro Storico, inviato alla Regione Lazio, è in fase di esame delle osservazioni sull'impatto geologico e successiva approvazione, In completamento l'istruttoria (Piano archeologico e fotogrammetria) per la presentazione al Consiglio Comunale del nuovo Piano Regolatore Generale.

- A Fabio Galadini
è stato affidato l'incarico della progettazione degli eventi culturali a Sant'Oreste, con particolare riferimento al cartellone del teatro comunale e dell'anfiteatro alla Cava.

- Alla presenza dell'Assessore e del Soprintendente ai Beni Culturali del Comune di Sant'Oreste sono stati consegnati domenica 19 novembre gli attestati di partecipazione ai diciotto ragazzi che hanno partecipato al corso di formazione promosso dall'Ass.ne Avventura Soratte.

- Prime esplorazioni da parte degli esperti studiosi nella “Grotta Antica” con la presenza del soccorso speleologico, dei funzionari della Provincia di Roma e del Direttore scientifico del Museo della Riserva.

- Rinnovato come segue il Consiglio Direttivo del Centro Sociale Anziani: De Vincenzi Mariano (Presidente); Miscia Lorenzo (Vice Presidente e resp. gite); Fortuna Giuseppe (Segretario); Spagnoli B. (Bar); Fidanza E. (Feste); Casini G. (Servizi tecnici); Cenci F., Malatesta C., Palanga C., Bellucci M. Giovannelli E. (Coadiuvatori gite sociali e organizzazione feste).

- Festeggiata come ogni anno
dalla Banda Innocenzo Ricci la festa di Santa Cecilia (patrona dei musicisti e cantanti) con concerti e musica per le vie del paese.
Meditazione del mese
Di p. C.
La vita contemplativa. E' una via di grande umiltà, dove noi lasciamo veramente a Dio di compiere le sue opere nel tempo e nel modo da Lui stabiliti. Noi vorremmo in un batter d'occhio il mondo cambiato, vorremmo tutti i giovani convertiti, che non vi siano più problemi, aspettiamo che gli altri facciano questo o quello, siamo pronti all'azione decisa da noi e poco o per niente disponibili all'azione decisa da Dio. Facciamo molte cose, anche nel campo spirituale, senza lo Spirito Santo, anima della contemplazione cristiana; non conosciamo quasi per niente il modo di fare annuncio del Vangelo così come ce l'ha proposto Gesù. Siamo così bravi che vogliamo insegnare a Lui come si fanno le cose! Un giorno Gesù disse ai suoi discepoli “Venite qui in disparte e riposatevi un po'”. Ecco quello che ci chiede Dio: riposati! Si, riposa nella quiete della contemplazione del Suo Volto, quando poi ti dirà di andare, andrai sotto la Sua obbedienza e quindi con una potenza straordinaria, molto più evangelizzante di tutti i tuoi pensieri e di tutti i tuoi sforzi. Farai meno rumore e porterai molto più frutto. “Senza di me non potete fare nulla”, dice ancora Gesù. La contemplazione è il modo migliore per rimanere in Lui ed essere un tralcio, che attaccato alla vite, fa frutto e produce vino, quello buono!
Rassegna dei Presepi - Natale 2006
In occasione delle prossime feste natalizie la Pro Loco indice una serie di iniziative legate ai Presepi. La rassegna riguarderà quelli fatti in famiglia che su segnalazione verranno visitati, quelli promossi dai commercianti nelle loro vetrine, quelli promossi dai cittadini nei vicoli o in luoghi suggestivi, i presepi fatti a scuola ed esposti prima della chiusura in un luogo pubblico. A tutti verrà assegnato un attestato di partecipazione.

Dialetto - Soprannomi e proverbi
Di Gianni Lazzari (Cipolla)
Mi è stato chiesto, dal presidente della Pro Loco, l'amico Giorgio, un mio intervento per il numero speciale del giornale, dedicato al dialetto di Sant'Oreste. Non voglio annoiare i lettori con regole, desinenze, coniugazioni, ecc..: per questo, per chi lo volesse, c'è il libro “Ghjarì bbutta gghjò 'a gghjave” con i bei racconti di Augusto Placidi ed il glossario di Cimarra. Voglio partecipare a questo numero speciale con un aneddoto, che già è conosciuto (perché lo ripeto sempre, come i reduci della grande guerra) da chi mi conosce e mi frequenta. Molti anni fa, mi capitò di telefonare al ministero dei Trasporti per cercare il mio amico Ezio Menichelli (Faciolo); mi rispose il centralinista, dicendomi: Menichelli è già andato via, al paese. Al che io chiesi perché non avesse provato a passarmi l'interno. La risposta fu: ”siamo paesani, quindi so che è andato via”. “Ah! Siamo paesani-dissi io- allora ci conosciamo: Chi sei?, anzi: chi ssi?” “So' Alberto De Vincenzi” disse lui. e io:”Boh! Nun ti conoscio. Io so' Gianni Lazzari” “Nun ti conoscio mancu io - fece - ma io so' Andalù” “ E io so' Cipolla” feci io, e così ci potemmo riconoscere. Lo racconto perché sono convinto dell'importanza dei soprannomi nella comunità locale, e di come essi rappresentino un momento forte dell'identità culturale di un paese. Bene ha fatto Lina De Vincenzi, in occasione della Festa dei Vicoli 2005, a tentare di raccoglierli e metterli in ordine. Non è solo divertente e curioso vederne l'elenco, che testimonia la grande fantasia popolare e l'aderenza ai miti, alle figure, alle storie, della nostra esperienza quotidiana: i mestieri (agnellaru, sporcamuri..) le storie vissute (mazzacarbigneri, u prete..) ma anche le suggestioni esterne della politica (Kruscioffe, Fanfani...) o della cronaca calcistica (Speggiorin) o i tratti del carattere, le abitudini, fino ai nomignoli buffi e ironici. Attraverso i soprannomi, una comunità racconta se stessa, i suoi valori, le sue idee, le sue abitudini. Spesso i soprannomi definiscono e individuano più dei cognomi un gruppo familiare (quessi i Gghjagghju..) e rimandano ai lavori e al paese antico. Sarebbe bello che il lavoro di Lina (come anche il suo secondo lavoro, altrettanto interessante, per la Festa dei Vicoli di quest'anno sui proverbi) fosse sviluppato da qualche giovane volenteroso, per uno studio più approfondito ed una pubblicazione che costituirebbe un importante documento di storia e cultura locale. Avanti, allora, se qualche giovane volesse esercitarsi, farebbe una cosa utile e bella.

Ascoltando gli odori e la memoria…
Di Giovanni Maria Aiello
Odori, soprattutto odori della memoria. Le stradine emanano profumi antichi dei quali avevo perso memoria. Le pizze, le torte con marmellate fatte in casa, il pane cotto al forno a legna. E la pasta e fagioli con gli gnocchetti? Che profumo, è quasi una religione. Ad ogni angolo si viene sollecitati da questi effluvi odorosi, di ricordi, di memoria casalinga, di famiglia, di vicinato e di amici che discutono; i vecchi che raccontano storie infinite che si perdono nella memoria di una realtà testimoniata, partecipata e vissuta ogni giorno che diviene valore sociale e culturale tanto da poterlo spendere nei momenti relazionali con le comunità straniere con le quali siamo gemellati, Presto saremo di nuovo con i nostri fratelli gemelli di Jasi dove lo “sviluppo urbano di prossimità” diventirà dibattito sentito, profondo, colto e, perché no, ricchezza per le due comunità.

Storia - L'etimo del Monte Soratte
Estratto da “La storia dell'agro falisco, il suo etimo e quelli del Soratte e di Capena” di Marco Ciampani.
Per quanto riguarda il Soratte, un contatto con le città fenicie in via ipotetica potrebbe essere testimoniata: “...gli abitanti di Tiro chiamavano la propria città Sor, che in fenicio significa scoglio”. E all'origine il mare circondava il Soratte tra l'era Mesozoica e 200-170 milioni di anni fa, quando sui fondali del vasto mare della Tetide, si formano rocce sedimentarie ed emersero insieme all'arco alpino e l'Appennino. Secondo Zozi F. - Balerna, la civiltà Fallisca assume una definitiva fisionomia a partire dalla prima età del ferro (IX- VIII secolo a. C.) in quanto i reperti anteriori a questa età testimoniano solo la partecipazione alla cultura paleolitica neolitica e del Bronzo. Pare che il mare esistette fino a 100.000 mila anni fa, all'epoca dell'uomo di Neandertal per cui potrebbe darsi che una colonizzazione fenicia raggiunse il Soratte, chiamandolo come la patria Sor (Tiro), essendovi delle spie della presenza in tempi più antichi del mare (per cui scoglio), la colonizzazione fenicia è un problema storico: si può osservare in primo luogo che le testimonianze monumentali seguono spesso di molti decenni, se non addirittura di secoli i primi insediamenti costieri, fatti di modesti punti d'appoggio nella navigazione non destinati a lasciare tracce durevoli. In secondo luogo si è richiamata l'attenzione sulle fonti bibliche, che già al tempo di Salomone e dunque nel X secolo attestano la navigazione fenicia fino all'estremo occidente. In terzo luogo si può notare che l'inizio della colonizzazione nel XII secolo corrisponde al contesto storico dove è testimoniata l'emergenza delle città fenicie in Oriente e il vuoto lasciato dal commercio miceneo, mentre l'VIII secolo segna la vigorosa ripresa dell'espansione greca; fra l'una e l'altra epoca dunque si inserisce bene la colonizzazione fenicia. Il termine sor invece per la Taylor è da riconnettere col termine Sorex che ricorre nella epigrafia falisca e sembra sia stato un titolo sacerdotale. Addirittura la Taylor è suggestionata dal confronto tra la parola Sora e l'epigrafe del foro romano di età regia: QUOI SAKROS ESEO SORA. Dice la Taylor: “ il nome del Dio si accorda bene in questo contesto ed è anche possibile che il culto di questa divinità italica dovesse essere portato a Roma dal Soratte. Da un lato il termine fenicio sor ben si accorda invece con la dea fenicia Astarte o meglio Ishtar-Astarte. La dea era paragonata a quella della fertilità: i fenici approdati intorno al 1200 a.C. a Cipro non dovettero avere difficoltà a integrare i culti indigeni con i riti di Ishtar-Astarte e a plasmare con materiale straniero e insieme importato, quella dea che i fenici dovevano poi chiamare Afrodite. Come a Biblo, così anche a Cipro e Citera essa veniva festeggiata con la prostituzione sacra e cerimonie orgiastiche. Così il culto di Dionisio-Apollo che è testimoniato sul Soratte ben si accorda con Astarte, che potrebbe collegare la parola sor con Astarte Sor-Astarte = Soratte.

L'Associazione Avventura Soratte predispone mensilmente rapporti scritti che regolarmente invia all'Ente Gestore della Riserva (Provincia di Roma) al fine di monitorare la presenza/afflusso dei visitatori all'interno dell'area protetta del Soratte. Riportiamo di seguito alcuni dati estratti dai rapporti citati.



San Silvestro sul Soratte. La media annuale dei visitatori che hanno firmato il registro delle presenze all'interno della Chiesa di San Silvestro sul monte Soratte è pari a circa 1.200 persone (considerando i giorni di apertura solo sabato e domenica). La maggiore affluenza all'interno della Riserva del Soratte si riscontra nei mesi primaverili (marzo, aprile e maggio), ma anche nei mesi autunnali (settembre, ottobre e novembre). I mesi estivi ed il mese di dicembre risultano quelli meno frequentati soprattutto per le condizioni meteorologiche. I picchi rilevati nei mesi di Aprile 2003, Marzo 2004 e Maggio 2005 si riferiscono alle presenze riscontrate in occasione della Festa della Madonna delle Grazie (festa della montagna). Nell'ultimo periodo completo preso in esame (2005/2006) oltre la metà dei visitatori che hanno firmato il registro dichiara di provenire da Roma (51%), il 13% sono di Sant'Oreste, il 24% provengono da altri paesi della Regione Lazio, mentre il 7% sono stranieri.

Appunti di Storia della scuola
Da una ricerca di Francesco Zozi
1567 - Lettera del Cardinal Farnese: ”Carissimi: Alla ricevuta di questa non mancate di fare elettione d'un putto di codesta Terra di età di 12 o 16 anni; che sia ben creato et di buoni costumi, il quale vogliamo per il seminario qui di Roma, non avendo riguardo alcuno a favori ne a qualsivoglia… ma solo a fare elettione di quello che sia migliore et più povero, con le dette qualità, et condizioni; et subito che lo avete eletto datecene avviso. Et non essendo questa per altro state sani. Di Roma allult di Magg.1567“
Dialetto - la lettera S

Spannelussare: sbadigliare Sorima: mia sorella
Sciculare: scivolare Sciculone: scivolone
Scardapuzzu: pianta con odore sgradevole
Solaricchiu: terrazzino Striscili: resti dell'assogna
Spezzatora: mannara Socce: clienti del forno
Sfuogghjulu: foglie di mais Stuali: stivali
Sfarratu: conciatura di grano Suru: tappo
Seccaticcia: vitella Semmala: semola
Scarpinella: stradella Sciuttare: asciugare
Scudella: piatto Sfulinare: pulizie pasquali
Stucciu: grappolo d'uva Scapicollu: luogo pericoloso
Sbrighiti: sbrigati Straccu-a: stanco-stanca
Scoare: scodinzolare Sepuru: disparo
Sinente: fino Sgommarello: ramaiolo
Sperala: tipo di oliva Scrapito: formula di un gioco
Porta San Silvestro - Porta...valle
Sarà il caso di toglierla? Magari per il rischio che cada? Oppure semplicemente perché trash? Ricordiamo che era una scenografia provvisoria, ormai molti anni fa. Fu costruita e montata per rievocare i fasti medioevali. Piaceva. E' rimasta ancorata all'arco. Sembra vera, ma non lo è.
Pane e olio in frantoio (in Sabina)
Dal 26 Novembre all'8 Dicembre 2006 i Comuni della Bassa Sabina (Fara, Mompeo, Montopoli, Castelnuovo di Farfa ) invitano a rinnovare il rito antico del pane e dell'olio extravergine di oliva nelle piazze e nei frantoi. La manifestazione prevede visite guidate ai frantoi, dimostrazioni didattiche e degustazioni dell'olio, pane e prodotti tipici.
La questua
La questua o “cerca” è una forma che nei secoli ha rappresentato una forma di sostegno ad attività caritatevoli e festive. Quella più antica che ancor oggi viene utilizzata per la festa della Madonna di Maggio, è “a cerca da madonna”. Questo è il messaggio che da qualche secolo percorre le vie del paese con un percorso che si ripete ogni domenica da anni. E' un rito; l'annuncio il crepitio dei bussolotti la busta per raccogliere le offerte. Finestre e porte si aprono: la gente si avvicina e da in silenzio il suo contributo. Gli anziani ci raccontano tante altre forme di cerca. In certi periodi si passava per le aie a raccogliere il grano per poi rivenderlo. Per le messe “per le anime Sante del Purgatorio” c'era una tiritera che i cercatori recitavano. Ed ancor oggi la “cerca da madonna” anima le mattinate domenicali del Centro Storico. Uno dei protagonisti è stato per tanti anni Tonanzi Giuseppe.
La sirole del Monte Soratte
La Cultivar Sirole (Sierala) è una specie indigena del territorio di Sant'Oreste. Gli unici insediamenti su tutto il territorio nazionale sono infatti solo alle falde del Monte Soratte. Questa pianta rustica e nobile, vecchia e giovane contemporaneamente, è importante non solo perché produce olio ma per l'insostituibile funzione di difesa idrogeologica, paesaggistica e sociale. Valorizzare la sirole significa, quindi valorizzare Sant'Oreste e tutto il suo circondario.
Effemeride

Morti: Cellitti Enzo (42); Tonanzi Giuseppe (94); Un omaggio allo storico questuante che la domenica ha accompagnato intere generazioni.
La foto

La foto del mese è dedicata al comandante dei Vigili urbani di Sant'Oreste che recentemente ha partecipato alla trasmissione
“Mi manda RAI 3”.
L'INSERTO DEL PROSSIMO NUMERO DEL SORATTE NOSTRO NUOVO SARÀ DEDICATO A JACOPO BAROZZI DA VIGNOLA NEL 500° ANNO DALLA SUA NASCITA. SI ACCETTANO FIN D'ORA CONTRIBUTI SCRITTI DAI LETTORI.



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