Storia locale di ricerche, studio ed altre attività culturali








I NUMERI ARRETRATI DEL GIORNALE POSSONO
ESSERE RICHIESTI AL CENTRO STUDI SORATTE DI SANT'ORESTE

Intervista al Vicesindaco Giovanni Fidanza
La redazione
“Mi incute un po’ di timore pensare a San Bonaventura ma è lui a rompere ogni indugio: Pensi - dice il Vicesindaco - di aver fatto tanto per il paese: ti accorgi, invece, alla fine del tuo mandato che ancora c’è tanto da fare e ti prende l’angoscia, la rabbia e l’immediato impeto che domani darà l’assalto a risolvere quel problema o alla realizzazione di quell’opera”. Caro Vice con te vogliamo affrontare il problema delle prossime amministrative del 2004. Di fronte a tutto quello che ho detto - aggiunge Fidanza - la consolazione è che l’attuale Sindaco possa ancora occuparsi della cosa pubblica anche per il prossimo quinquennio. Con quale progetto, con quale squadra? Approfittando di questa opportunità, sarebbe bene affidare a Mario dei Giovani validi, e ne abbiamo, affinché possano iniziare un cammino politico-amministrativo utile al futuro del paese. Parlavi delle tante cose da realizzare, puoi indicarne qualcuna? C’è un aspetto non meno importante come lo spostamento dell’aula Consiliare. Una premessa: se c’è una cosa positiva in noi è quello di essere legati morbosamente ai valori anche simbolici che io chiamo “orgoglio Santorestese”. Essi vanno dalla sacralità della Montagna alla cultura delle sierele. Ed è in questo contesto che vorrei inserire il perché è giusto e doveroso riportare l’aula Consiliare nel salone dell’attuale anagrafe. L’aula che vide nel lontano 1576 la formazione dello Statuto e le riunioni di “uno per fuoco”. Gianni diventa più esplicito affermando che lo spostamento nell’anno del disabile farebbe giustizia, soddisfacendo la richiesta di chi chiede che le adunanze pubbliche possano essere celebrate in luoghi accessibili a tutti i cittadini e quindi in luoghi che abbiano il superamento delle barriere architettoniche. Il Vicesindaco è determinato e termina dicendo che farò mio quanto sopra, portando la richiesta in sede di esecutivo e nel conciliare le sicure difficoltà logistiche. Questa determinazione ad affrontare il problema ed a riportare tra la gente l’aula di riunione e di dibattito della Comunità, cercando di rilanciare la partecipazione, è encomiabile.
Evviva il santorestese
Gerrit Van Oord
Da forestiero, mi sento chiamato in causa dal contributo della signora Acqua, che lamenta il declino del dialetto santorestese (n. 10 di «Soratte Nostro»), sostenendo la tesi secondo la quale l'arrivo, appunto, dei forestieri avrebbe un effetto negativo sulla parlata locale. L'uso dell'espressione "ci hanno invaso", preso alla lettera, potrebbe condurre a fraintendere le intenzioni della signora, che spero non veda di malocchio l'arrivo a Sant'Oreste di altre persone. Le opinioni espresse l'Autrice nel suo articolo sembrano basarsi su due osservazioni della realtà santorestese. La prima è la progressiva scomparsa del dialetto, mentre la seconda è l'arrivo delle persone da fuori. Tuttavia, il presupposto nesso causale suggerito dall'Autrice non ha alcun fondamento. Il dialetto non viene certo meno a causa dei forestieri. Dobbiamo dunque chiederci: perché il santoreste va perdendosi? Tento una brevissima risposta. Il rapporto di forza tra i dialetti e la lingua nazionale, nel quale i primi hanno la peggio, è stato percepito e perciò studiato in moltissimi paesi europei. Le conclusioni delle ricerche (dialettologistiche) sono sempre le stesse: i dialetti iniziano a venire meno quando si rafforza la posizione della lingua nazionale (standard). Mi ricordo un bell’esempio che riguarda la mia madrepatria, l'Olanda, dove un antico dialetto – il Frisona – ha rischiato di scomparire durante la prima metà del secolo scorso. Tra le cause principali del fenomeno vanno annoverate la nascita della scuola (pubblica) moderna, l’affermazione della radio e poi della televisione, con la conseguente diffusione dell'olandese come lingua nazionale. In modo analogo è andata in Italia e negli altri paesi europei. L'italiano come lingua standard si è imposto nei confronti di centinaia di dialetti, che non derivano dall'Italiano né costituiscono una sua semplificazione. Il rapporto di tensione tra i dialetti e la lingua nazionale è storia di secoli. Si è trattato di un processo lungo, spesso faticoso, intrecciato con la storia politica e sociale. Ne è passato di tempo, da quando Dante pose la cosidetta questione della lingua nel suo scritto De vulgari eloquentia (1305). Che il Frisone, oggi, sia di nuovo una lingua viva e sempre più parlata è il risultato degli sforzi della gente e delle istituzioni, che insieme si sono mosse per promuoverla attraverso la scrittura, offrendo la possibiltà di studiarla nelle scuole, di recitarla a teatro, di coltivarla in seminari e convegni. Tutto questo è avvenuto in una situazione di libera scelta; all' "immigrante" (olandese e non) che veniva a lavorare e abitare nella provincia Frisia non è stato affatto imposto un esame di dialetto. Il Frisone di oggi ha lo status di lingua ufficiale della provincia, e vive felicemente accanto alla lingua nazionale. Tornando a Sant'Oreste, osservo che, per contrastare la progressiva scomparsa del dialetto, qualcosa è stato fatto. Anni fa Luigi Cimarra (di Civita Castellana) ha pubblicato presso la nostra casa editrice Il dialetto di Sant'Oreste, e da qualche anno è stato costituito un gruppo teatrale “Atera propriu così” che riscuote l’apprezzamento dei santorestesi. Ma si potrebbe fare molto di più: abbiamo per esempio poetesse e poeti che potrebbero leggere le loro opere in varie circostanze. Si potrebbero inoltre organizzare dei corsi di dialetto. E – perché no – comporre un vero e proprio vocabolario. Certo, tutto questo deve servire a qualcosa. Una lingua, e quindi anche un dialetto, serve per comunicare, giacché non è mai fine a se stessa. La lingua serve a raggiungere un traguardo, a realizzare qualcosa. Per la comunicazione con l'esterno la lingua italiana si presta molto bene: è ricca, in pieno movimento, e gode di ottima salute. Per quale motivo si dovrebbe parlare il santorestese? Per capirsi meglio? Per conservare la tradizione? Il problema è però che una lingua non si lascia conservare: cresce, si fa influenzare, si rinnova, oppure declina. Certo, è possibile conservarla, ma solo come lingua passiva che diventa poi l'oggetto di adulazione dei rassegnati.
Gianni Acqua
Il ricordo di Acqua Rosa
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A 20 anni dalla morte di Gianni Acqua ospitiamo un ricordo della sorella ringraziandola perché Gianni è ancora uno dei nostri. Era stato vicino a Soratte Nostro e soprattutto al suo Paese a cui era molto legato. “Caro Franco a 20 anni dalla morte di Gianni mi avrebbe fatto piacere leggere un suo ricordo sia perché era un amico tuo e anche di tutti i santorestesi, anche perché Gianni era un organizzatore nato. Mi ricordo qualche carnevale che non si era potuto organizzare niente, lui in quattro e “quattrotto” organizzava una mascherata, con poca roba rimediata lì da mamma, quante risate. Caro Gianni quanto ci manchi anche se sono vent’anni (1983-2003) che non ci sei più, però ti ricordiamo tutti, non solo noi, ma anche i tuoi amici: compare Lososo e Gaioffo ti hanno dedicato una stroffetta musicata. “ U paese d’u na vota nun si po’ scordà, lappe piazza piena i gente i monelli a giocà. U barbiere era u ritrovu di bardasci chi a Santresto co Sirviettu e cò Puzzetta.”
Don Germinio Abballe
Oreste Malatesta
Quando Don Germinio, con i suoi occhi celesti nascosti dietro ad un paio di occhialini alla Ghandi, fissava il Corpo del Dio fattosi cibo per il suo popolo, durante la consacrazione il silenzio non aveva bisogno di essere imposto: tutti erano attenti a quel prete che guardava, pregava, implorava il Mistero che si affidava alle sue mani di sacerdote per comunicare il suo Essere al mondo. Noi bambini andavamo volentieri a fare i chierichetti, perché Don Germinio, durante i suoi oltre quarant’anni spesi al servizio della Parrocchia di Sant’Oreste, era preoccupato di farci vedere la bellezza della liturgia che celebrava, curandone ogni particolare. Tra gli aspetti cui dava grande importanza vi era il canto corale, diretto per anni dalla indimenticabile Rosa Proserpio. Esigeva una grande attenzione e precisione nel servizio liturgico affinché il popolo non fosse distratto da errori, imprevisti, imprecisioni, ma fosse aiutato ad aprire il cuore alla presenza del Dio diventato uno di noi. Tutte le numerose feste e le relative liturgie erano frutto di grande preparazione e partecipazione del popolo: dalla fastosità delle feste della Madonna di Maggio e di San Nonnoso a quelle più semplici dell’Assunta, di Maria Bambina e dell’Immacolata; dalla drammaticità del Triduo pasquale, alla vivacità infiorata del Corpus Domini; dalla mestizia dell’Ottavario dei morti al partecipato Triduo delle Rogazioni di San Marco; dalla festa patronale di Sant’Edisto a quella popolare della Madonna delle Grazie e di San Giovanni decollato … Lo guardavamo pieni di curiosità, anche quando, durante le funzioni, per pochi minuti, chiudeva gli occhi e sembrava che si addormentasse. Una volta gli chiedemmo che cosa faceva durante quell’apparente sonno. Ci rispose sorridendo che non dormiva, ma che pregava ringraziando Gesù per i doni ricevuti e raccomandava alla Madonna delle Grazie i poveri, i malati e i giovani di Sant’Oreste. Un impegno particolare, infatti, dedicava ai malati, che visitava sempre portando il conforto dei sacramenti ed, ai più poveri, anche gli aiuti materiali. Per i poveri non solo si prodigava personalmente, ma aveva messo in moto una sorta di catena della carità che mobilitava tanti Santorestesi (un esempio? Sora Marcella). L’attenzione per i giovani era enorme e favorì tutte le iniziative ritenute utili allo sviluppo della loro creatività ed intelligenza. Ha sostenuto la nascita di Soratte Nostro, la cui redazione era ospitata nei locali del palazzo parrocchiale; ha accolto con entusiasmo l’iniziativa della festa di San Luigi, festa inventata da un gruppo di adolescenti capitanati dal Presidente Remigio De Julis. Per comprendere la figura di Don Germinio non si può dimenticare il suo attaccamento alla Madonna, che non era per lui una semplice devozione sentimentale: riteneva che la Vergine fosse la strada necessaria per avere familiarità con il suo Figlio. La venerazione della Madonna faceva il paio con l’amore verso il Papa. Don Germinio era cosciente di essere stato scelto come pastore del popolo cristiano di Sant’Oreste. Lo doveva guidare sulla strada indicata da Gesù, lo doveva proteggere da quella cultura che cercava di allontanarlo dall’esperienza di fede e dalla secolare tradizione della Chiesa. In questo era aiutato da santi amici, tra cui don Luigi Orione, con il quale intrattenne un nutrito scambio epistolare, ed al quale inviò alcuni giovani santorestesi che si fecero preti e suore nella sua congregazione. In questo zelo, dobbiamo riconoscerlo, talvolta, ha ecceduto; ad esempio quando ha negato ad alcune persone di fare i padrini di battesimo o i testimoni di nozze soltanto perché militanti del Partito Comunista Italiano. Gli ultimi anni della vita, vissuti in sofferenza a causa di una lunga malattia, Don Germinio li trascorse nel silenzio e nella preghiera, assistito dai suoi familiari. I ricordi che conservo di questo vecchio malato, quando andavo a trovarlo, sono commoventi. Negli ultimi tempi, impedito in ogni movimento, riusciva soltanto a pronunciare l’essenza della fede cristiana: l’amore per Gesù e per Maria, che avevano orientato tutto il suo apostolato sacerdotale. Grazie Don Germinio!
Il cittadino dietro l’angolo
Zof
Ci siamo già occupati del “cittadino dietro l’angolo”. Un nuovo cartello firmato Franco Pacifico ci da la conferma che le asce di guerra si incominciano a muovere. Lo fa chiedendo al Sindaco una pagella ed un resoconto per ogni Assessore. Un resoconto che tenga presente delle presenze, dei progetti, più in generale del lavoro svolto. Un cittadino chiede quindi verifiche. Altri armati di fogli fotocopiati in proprio fanno una sorta di volantinaggio sul bel tempo che fu. Il cittadino dietro l’angolo conclude che ”soltanto su queste informazioni i santorestesi potranno valutare seriamente e serenamente chi li ha amministrati. Si chiede troppo Sig. Sindaco?” Non sappiamo se risposta c’è stata.
Ricordo di guerra
Francesco Zozi
Pubblichiamo i brani di una lettera dalla Iugoslavia, durante la prima guerra mondiale. E’ il 6 maggio1917, il giovane scrive ai familiari. “Carissima Settimia vengo con la presente per farti sapere il mio stato di salute che al presente mi segue buonissimo come desidero sapere di te e tutti di famiglia. Ho ricevuto il pacco che la mia famiglia mi ha spedito il 22 Marzo di più i pacchi se fosse possibile li potessero spedire uno alla settimana.” Il Soldato non è più tornato; è morto il 15 Ottobre 1918 a 31 anni in Iugoslavia all’ospedale di Priadoro. Era nato il 23/2/1887. Il 4 Novembre con la data della Vittoria ricordiamo i nostri caduti.
Ricordo di Alfredo Cattabiani
La redazione
Ricordo di Alfredo Cattabiani morto a Giugno del 2003. Il grande scrittore delle tradizioni popolari, scomparso alcuni mesi fa, scrisse su Gardenia del Soratte, della festa di S.Edisto, di Sant’Oreste. Il grande scrittore seguiva con particolare interesse le nostre manifestazioni, come quella della Madonna di Maggio e di Sant’Edisto, e più volte visitò il nostro paese per conoscere da vicino la nostra gente e farsi raccontare le tradizioni.
L’Aerobica e Giovanna Lecis
La redazione
Giovanna con origini santorestesi da anni è ai vertici sportivi nell’aerobica. Recentemente è salita sul podio avendo ottenuto l’oro nel singolo femminile, con 18.950, davanti alla Rumena Lacatus, sua avversaria di sempre. Quindi siamo orgogliosi delle sue origini e crediamo che possa essere di stimolo per i nostri giovani.
Il notiziario
La Redazione
Danni alla “Sala delle Bettine”
nella serata delle ”streghe”. Le streghe hanno colpito nell’antico monastero di Santa Croce. NO! Non ci siano nell’utilizzo di queste sale. Chi lo ha permesso? Chi ha autorizzato. Chi paga i danni?

Sempre nell’utilizzo dei locali è incomprensibile che i matrimoni si tengano nei locali sottostanti il museo. Dovrebbero tenersi ai piani alti del Comune nello studio del Sindaco. Forse è troppo alto e scomodo?

Il 12 Ottobre il nostro collaboratore, Giorgio Boari Ortolani, ha festeggiato in piazza la sua uscita nel Complesso Bandistico Innocenzo Ricci a colpi ….di basso e di…….porchetta. Simpatica manifestazione alla Piedidorci.

Il 10 Ottobre è stato presentato dal Centro Sociale anziani il volumetto “Per non dimenticare”. La realizzazione, curata da Francesco Zozi, è un prodotto di una ricerca che è stata fatta e quindi un prodotto culturale di grande interesse. Ottima la manifestazione di presentazione alla presenza del Sindaco e di moltissimi compaesani. La pubblicazione è disponibile presso la Proloco.

RIAPRIAMO!!!!!!!!! Nel numero di Ottobre abbiamo scritto, nella rubrica Scherzi a parte. dei bastioni e delle Mura Castellane. La situazione è quella che tutti conoscono; sono circondati da un abuso antico e moderno. Il passaggio intorno alle Mura, sotto al monastero, è chiuso; quella stradella dove tanti anni fa si passava per andare verso il Cancellone è chiusa; abusivamente chiusa. Così succede con il Bastione di Portala dentro, acquistato dal Comune, ma soffocato da un abusivismo che cresce di anno in anno. Occorre riaprire il percorso intorno alle mura castellane, restaurarle, toglierle il degrado che vi sta intorno. Farle diventare un percorso turistico e luoghi di manifestazioni e di ricreazione pubblica. Speriamo che i lavori nella zona del Monastero possano aprire con coraggio questo dibattito. Non solo, ma vanno aperti altri due luoghi vitali per la vita dei quartieri : le ripe dei Morticelli e l’orto di S.Nicola. Ecco un punto di programma amministrativo, potrà essere proprio il recupero di spazi e luoghi nel Centro storico, che possono essere gestiti se sarà avviata una politica che preveda i Comitati di quartiere, con buoni risultati. Occorre liberare il paese da servitù o magari capire come nascono, tipo quella dell’arco di Portavalle, la cui volta per un abbandono di una parte del manto di copertura lascia passare l’acqua al di sotto provocando la caduta di parti dell’intonaco. Riaprire quindi anche una discussione sul patrimonio.

La festa di Sant’Edisto ha percorso il tradizionale programma. Il 10 Ottobre presentazione del libro curato dal Centro anziani, “Per non dimenticare”. Il Sabato 11 Buon onomastico Sant’Oreste con degustazione torta alla frutta. Manifestazione molto partecipata . Seguito l’interessante spettacolo degli Sbandieratori di Orte; all’interno del loro spettacolo è stata fatta una memoria della guerra del 1523 tra Sant’Oreste e Civita Castellana. Partecipata la processione e per quello che è costato grandioso spettacolo pirotecnico.

Ogni tanto , all’improvviso, ci sono delle fughe; i negozi vengono chiusi. Che succede si chiedono in molti: ci saranno gli zingari, i porta a porta che invadono con le loro cianfrusaglie. Ma chi lo sa.?!?!?!

Tra le 2000 piazze d’Italia per “Una Mela per la Vita” c’era anche Piazza Principe a Sant’Oreste, promossa dal locale Gruppo Operativo AISM. La solidarietà del paese si espressa in modo copioso raggiungendo la somma di 1718,13 euro pari a circa 4 quintali di mele vendute.

Importante manifestazione culturale. La nostra collaboratrice Alessandra Zozi, sabato 25 Ottobre ha presentato la sua tesi di laura: “La devozione Mariana a S.Oreste”, presente il Prof. Luciano Osbat dell’Università della Tuscia e Presidente del Centro Studi per la Storia dell’Alto Lazio, il Dott. antropologo Antonello Ricci della Facoltà la Sapienza di Roma. Ha partecipato anche sua Ecc.za Mons Divo Zadi.
Continua la collaborazione di Simonetta, proprietaria dell’erboristeria “La Viola Mammola” nel centro storico di Sant’Oreste, nell’illustrarci alcune piante officinali.
Questa volta si occuperà dell’OLIVO (OLEA EUROPEA L.)
Questo albero di origini antichissime, con il suo tronco contorto e nodoso e le foglie verdi-argentee, è un segno tradizionale e peculiare del paesaggio mediterraneo. La caratteristica di albero sempre verde unita ad un senso di grazia che gli è proprio, ne fanno una pianta ricca di fascino che regala nell’osservarla sensazioni di benessere, una sorta di pace mentale. Omero ci racconta che il talamo nuziale di Ulisse e di Penelope era scolpito in un tronco di olivo “ancora vivo”. Secondo il mito ellenico, l’olivo fu creato da Atena, imponente e splendida dea guerriera che spesso veniva collocata dietro o accanto ad Achille od a Ulisse, i più grandi eroi greci dell’Iliade e dell’Odissea. Elemento ormai importantissimo dell’agricoltura e dell’economia, l’olivo è una pianta benefica come poche. I suoi principi attivi sono contenuti nelle foglie e nella corteccia.
Le foglie che si raccolgono tutto l’anno, hanno potere astringente, leggermente antisettico, febbrifugo, antinfiammatorio e regolatore della pressione sanguigna. Studi moderni confermano che abbassa la pressione massima e tende ad equilibrare la minima entro i limiti fisiologici. L’olio di oliva che si estrae dai suoi frutti, è un efficace e blando lassativo. Una buona cura per chi soffre di emorroidi consiste nel prendere al mattino un cucchiaino di olio vergine. L’olio di oliva è facilmente digeribile e indicato nelle diete per anziani. Non ha controindicazioni nemmeno in caso di obesità, uricemie e malattie del fegato per la cui cura, anzi, è consigliato. Nell’uso cosmetico l’olio è un buon emolliente per pelli secche e lenisce gli eritemi solari.
Detto questo, ritengo che la faticosa raccolta, che vede impegnate tanti santorestesi in questi giorni, verrà sicuramente ricompensata dalla generosità di questa pianta amica della salute.
L’Attore
Massimo Mirani
La notte era molto bella, la piazza piena di gente. Fabio entrava a cavallo con la musica del film di Sergio Leone… Non riesco a ricordare ora come fossimo riusciti a far saltar fuori un vero cavallo all’ultimo momento…miracolo! Anna cantava, senza accompagnamento, una voce nuda piena di pathos e poi una corsa adrenalina per la piazza…Silvia cadeva, si rialzava… grande teatro popolare… Eppure l’abbiamo fatto. Una performance ispirata all’ottocentesco Mastro Titta Boia di Roma. Teatro popolare, è vero si ride, si piange…si ride e si piange insieme… Però i contenuti c’erano, eccome se c’erano.
A Proposito del Villaggio “Outlet”
La redazione
A Proposito del Villaggio “Outlet” in loc. Monte di Ferro, offriamo una serie di informazioni che potranno essere utili a quanto vedremo nei prossimi mesi, e farci una idea su quello che potrà succedere nella vita e nello sviluppo futuro di questa Comunità che nel frattempo sta diventando “multietnica” silenziosamente. Quindi occorrerà sin da ora fare delle scelte sul futuro di questo paese. L’impatto sarà certamente traumatico ma prepariamoci ad affrontarlo. Siamo entrati nell’era del “mega”: dicono che non bisogna tirarsi indietro.
OUT-LET Glossario (da Internet): Spaccio Interno o esterno all'azienda, spartano o raffinato, centrale o decentrato, è un vero e proprio punto svendita dove il pubblico può trovare l'invenduto di una tal marca o griffe: rimanenze, fine collezioni, prototipi, campionari, merce in ritorno da fiere/esposizioni, articoli primetta (ovvero, con lievi difetti di produzione) con un risparmio indicativo del 50% e oltre. Con lo spaccio l'azienda ha il controllo diretto delle sue eccedenze e l'utente acquista articoli di medio o di alto livello con un buon ribasso. Outlet è il termine anglosassone per intendere spaccio e, quindi, suo sinonimo. Vendita diretta In certi casi può assumere lo stesso significato di quella di spaccio. E' infatti la vendita diretta dal produttore al consumatore, di grande attualità perché consente di acquistare alla fonte, senza passaggi commerciali intermedi, con un risparmio che oscilla mediamente dal 20 al 40%. Multispaccio: Grandi aree shopping di concezione americana che raggruppano i corner di tante primarie aziende con la loro vendita diretta e/o spaccio. Prime linee o rimanenze, offerte speciali e periodiche: c'è di tutto. Con un risparmio dal 20 al 50% e oltre. Ogni multispaccio ha la sua identità e così una sua struttura: tipo cittadella, tipo fiera, tipo centro commerciale. La comodità per il pubblico è di trovare in un unico posto molte offerte aziendali dirette, di differenti marche e griffe.
Le news di Avventura Soratte sul sito Internet: Con l'inverno arriva il tempo balsamico dell'erba forte (rumex acetosella) usata come rinfrescante intestinale, della "lactuca virosa" (ruspigni) e del Taraxacum officinale Weber (pisciacane). Arriva anche il tempo delle olive che finirà con una manifestazione prevista il 6/7 dicembre a Sant'Oreste. Chi volesse visitare la Riserva del Monte Soratte troverà in questo periodo la chiesa di San Silvestro sul Soratte aperta dalle ore 12 alle ore 16 nei sabato e domenica, mentre il centro informazioni presso la proloco di Sant'Oreste (portavalle) dalle ore 10.30 alle ore 12.30 e dalle 15 alle 17, sempre di sabato e domenica. Qui saranno disponibili mappe dei sentieri, depliant e tutte le informazioni inerenti il territorio (anche per tel. al n. 0761 579895 negli orari detti). Le sale espositive del museo naturalistico della riserva del monte Soratte ospiteranno ancora la mostra fotografica di Carlo Portone negli orari di apertura: 10.30/11.30 e 16/18 dei giorni festivi. Anticipiamo fin d'ora che sarà presto pubblicata una nuova opera del Dr. Marco Ciampani frutto di assidua e tenace ricerca e dedizione per l'archeologia e la storia antica.
ATTENZIONE! A TUTTI I COLLABORATORI DEL GIORNALE: CERCHIAMO DI ESSERE PIU’ CONTENUTI IN MODO CHE GALLERIA FOTOGRAFICA SIA MENO PESANTE, PIU’ AGEVOLE PIU’ RICCO DI VIGNETTE. AI NOSTRI VIGNETTISTI: AL LAVORO.
GRAZIE-La Redazione



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