Storia locale di ricerche, studio ed altre attività culturali








I NUMERI ARRETRATI DEL GIORNALE POSSONO
ESSERE RICHIESTI AL CENTRO STUDI SORATTE DI SANT'ORESTE

Da Caracas
Un ringraziamento al nostro amico e collaboratore che da Caracas (Venezuela) ha letto il giornale n° 9 e si congratula.
L’Attore
Massimo Mirani
Questo paese ha fame di teatro, di cinema, di impegno. Lo sento nell’aria, lo sento nei discorsi della gente, nella voglia di giocare dei bambini, nel gusto del paradosso degli adulti, negli sguardi dei giovani….
Non sprechiamola questa energia, così preziosa di questi tempi. Facciamo cultura (quella vera combatte il qualunquismo, la noia, la stupidità).
Facciamola con umiltà, con professionalità, con continuità.
Scherzi a parte
Francesco Zozi
Le mura castellane ostruite. I bastioni difensivi inservibili. 480 anni fa furono barriera difensiva all’invasione Civitonica. Oggi non si possono neanche restaurare perché lo spazio pubblico è stato tutto occupato. Ci vorrebbe “una guerra” all’abusivismo, al degrado. Ma gli eserciti non ci sono più. Si preferisce azioni di mediazione e di pace. Allora, dice lo storico civitonico, gli abitanti dell’antica Falleri ci attaccarono in forza ma, dice Don Mariano De Carolis, sassi e preghiere ci aiutarono. Il brutto dispetto di aver sconfinato i civitonici volevano farcelo pagare caro.
Veglia del 27-09-03 nella chiesa di San Silvestro
Veglia sul Soratte
Premessa: Non d’abitudine facciamo rendiconto delle attività svolte dall’Associazione Avventura Soratte. Questa eccezione è dedicata a tutti coloro che avrebbero voluto, ma per motivi diversi non sono potuti essere presenti all’evento.
Arrivati quasi sulla vetta del Monte Soratte, la sera del 27 Settembre 2003, ci giunsero dalla chiesa di San Silvestro, costruita proprio sulla sommità, le note di un violino. La chiesa era illuminata soltanto da fiaccole, e un gruppo di persone ascoltavano in solenne silenzio melodie che occupavano quello spazio dotato di una perfetta acustica che centinaia di anni prima aveva ospitato i canti di monaci cistercensi e benedettini. Erano le note della violinista che accompagnava il recitativo della Capsa International diretta da Marco Brogi. Aveva spiegato il direttore che l’appuntamento della veglia di fine estate sul Soratte era ormai da sei anni una data fissa per la sua compagnia teatrale e anche quest’anno aveva con molto piacere accettato l’invito che gli veniva dal Presidente della Proloco di Sant’Oreste, Francesco Zozi. Quest’ultimo, impossibilitato ad essere presente, aveva delegato l’Associazione Avventura Soratte, co-promotrice della manifestazione, a leggere un suo saluto scritto ai partecipanti. L’Associazione prima dell’inizio della veglia aveva ben spiegato ai presenti i motivi di quella serata. La veglia in difesa del patrimonio storico artistico del monte Soratte quest’anno è stata organizzata per sollecitare gli interventi di restauro degli antichi affreschi siti nell’antica abbazia di San Silvestro. Quest’iniziativa nasceva sei anni fa e ha dato i primi risultati con il restauro delle “storie di Santa Barbara” sulla parete nord della abbazia. Gli affreschi della chiesa necessitano però di nuovi e urgenti interventi, per evitare di perdere per sempre testimonianze di ordini monastici che si sono succeduti negli eremi del Monte Soratte nel periodo dal XIII al XVII secolo. La serata era proseguita con l’intervento di Franco da Morlupo, anche lui presente da anni alle iniziative di Avventura Soratte, che aveva intrattenuto i presenti con un breve monologo sulle correlazioni tra fisica e religione, spiegando il senso di un suo articolo distribuito per l’occasione ai partecipanti alla veglia. Prima però si era soffermato sulla descrizione del cielo, particolarmente limpido quella sera, indicando ai presenti la posizione del triangolo estivo, della stella di Arturo, di Cassiopea e di tutti gli altri astri visibili.
L’escursione che aveva portato gran parte dei partecipanti sulla vetta del Soratte, a 691 metri di altezza, era partita puntualmente alle sette di sera da Sant’Oreste. Il programma che la stampa locale e importanti testate regionali avevano pubblicato (sia sul Corriere della Sabina che sul Messaggero), prevedeva un “pasto condiviso”, ed infatti a metà serata viene annunciato da una pausa. Tutti i partecipanti cominciano ad estrarre dai loro zaini dolci, panini, bottiglie ed altro ancora da consumare insieme in un banchetto predisposto fuori dalla chiesa. La manifestazione riprende poco dopo con l’esibizione alla chitarra di Giorgio da Sant’Oreste che incanta i partecipanti con arpeggi tratti da un repertorio classico e moderno. Successivamente, vista la presenza di molti bambini, Antonio da Frasso Sabino si propone di intrattenerli con un siparietto, accompagnato da chitarra, di destrezza con palle luminose che nell’ambiente appena illuminato da fiaccole sortiscono l’effetto desiderato, nella meraviglia dei presenti. Ancora, Giancarlo da Mazzano adatta per l’occasione un intrattenimento da “mangia fuoco” davanti agli occhi sbalorditi dei bambini, ma anche degli adulti presenti. Come da programma, prima dell’alba tutto si risolve non prima però che l’Associazione Avventura Soratte abbia illustrato a tutti i partecipanti gli affreschi della chiesa di San Silvestro, la sua storia e la sua importanza nei secoli. Arriva anche il responsabile comunale alla Riserva del Soratte che si scusa per il ritardo, ma è ora di scendere, con uno sguardo a Roma, buia come non mai causa black-out, dandosi appuntamento per la prossima occasione.
Conclusione: L’Associazione Avventura Soratte ringrazia tutti i presenti e tutti coloro che con il loro contributo hanno permesso la riuscita dell’evento.
Omaggio a Luigi Usai
Venti anni fa moriva il grande poeta del Soratte Luigi Usai con il quale il vecchio Soratte Nostro ebbe un importante rapporto. Proprio per ricordarlo organizzeremo una domenica dedicata alla sua poesia.
Rubrica - Il dialetto
Acqua Rosa
Ormai ci dobbiamo rassegnare, il dialetto non esiste più: ormai s’è “’mbastardito” da tutti questi “furastieri” che ci stanno, anzi che ci hanno invaso, però la colpa è nostra, perché dobbiamo correggere quelli che non sapendo parlare il nostro dialetto lo storpiano facendolo diventare una specie i “ pancottu”. I giovani dicono: “devo ‘ghji” o dici “agghijo da ‘ghji “ o “debbo andare”. Quindi stiamoci più attenti, salvaguardiamo il nostro dialetto e non ci vergogniamo di parlarlo. Mamma m’areccontava questa storiella. Un pesce ed un porchettu: U pesce dice a u porchettu: ”zozzu, zozzu, guarditi che schifu; sempre struciatu ’mezzu a merda, guardami a me invece cumo so lustru, pulitu”. Sarà, arisponne u porchettu, però spieghimi na cosa; cum’è, quanno ti magnano a te, sputono e sputono, invece quanno magnono a me leccono, leccono, otre che l’ossa pure e deta?”
Il direttore
Cara Rosa da tempo abbiamo perso il nostro dialetto; è rimasta una forma “imbastardita” da tante parlate e da con dizioni di vita scomparse. Già la scomparsa di certi utensili di lavoro sancisce la scomparsa di parole. Poi è arrivato il confinante romanesco, fatta l’Italia l’italiano ora sono arrivati i rumeni. Cosa lasceranno? Ce la farà il nostro italiano storpiato a sopravvivere? Per il dialetto ci conviene studiarlo, ricercarlo, mantenerlo come valore culturale.
La Cipolla (Allium cepa L.)
Simonetta
La via della fitoterapia che rispetta l’individuo nella sua complessità va percorsa, per chi ovviamente la segue, in modo semplice, l’approccio ad essa e’ bene si manifesti nella forma più lineare e diretta, facendo uso di erbe a noi familiari, esempio la Cipolla.
Traiamone dunque i benefici, provando a mettere in secondo piano, l’inequivocabile odore che la caratterizza.
La sua storia è antica, un papiro egiziano del 1.500 A.C. testimonia il valore che le veniva attribuito. La ritenevano talmente salutare da conferirle poteri divini. E’ la pianta degli equinozi. Appartiene alla famiglia delle Liliacee, è dotata di un grosso bulbo di forma rotondeggiante ricoperto da tuniche carnose, lo stesso si raccoglie a tarda primavera prima che la pianta fiorisca, così tutti i principi attivi in esso contenuti non vengono persi. I piccoli fiori di colore variabile dal bianco al porpora sono riuniti a formare infiorescenze ad ombrella.
La Cipolla è un agente di salute e longevità; è antibiotica, antidiabetica, afrodisiaca,fin dai tempi antichi la ritenevano essere aiuto e sostegno dell’”ars amatoria”, previene il cancro intestinale. E’ un valido rimedio per le affezioni respiratorie (catarro, sinusite, laringite……..) ottimo ipotensore, diuretico, depurativo. Ora se siete un grado(ed io non lo sono), di accettarne gli effetti” deleteri” secondari, quali l’alito cattivo………mangiatene, mangiatene, mangiatene !!!
Lettera del Sindaco di Sant’Oreste
Mario Segoni
Riconosco che sono stato molto distratto nel valutare la polemica tra i giornali “Soratte Nostro” ed il “Perimetro”. Questo non certo per superficialità o per pigrizia, ma molto più semplicemente perché mi è sempre difficile reperire “Soratte Nostro” e non ho potuto collegare e raffrontare i vari interventi.
Ma sull’ultimo numero del giornale trovo un intervento secondo me di una gravità inaudita: Gianni-Taliarco intende autocensurarsi per evitare future polemiche e possibili strumentalizzazioni.
Ripeto: riconosco di non avere una visione obiettiva e reale dei fatti. Ma che cosa è successo per arrivare a tanto?
Il Perimetro è nato perché il Comune aveva ed ha la necessità di divulgare i fatti amministrativi; per far conoscere a chi non pratica luoghi di discussione politica quello che succede in Comune e quindi per dare la possibilità a tutti di valutare serenamente l’azione amministrativa, senza le distorsioni tipiche di chi vuole solo seminare zizzania. Si era pensato, inoltre, di coinvolgere in quest’idea soprattutto giovani, utilizzando il loro entusiasmo e la loro voglia di fare. Altri tentativi erano stati fatti, ma il risultato era stato modesto. Questa sembrava un’idea che funzionasse. Ma per fare questo è stato necessario garantire, a chi si prestava a collaborare, piena autonomia ed indipendenza di giudizio. L’invito a collaborare è stato ovviamente rivolto a tutti, senza nessuna distinzione politica, se non quella del rispetto della Costituzione. La redazione di un periodico redatto da persone esterne al Consiglio ha creato molti problemi all’interno stesso della coalizione di maggioranza, soprattutto in occasione delle ultime consultazioni elettorali per il rinnovo della Provincia. La polemica è arrivata persino in Consiglio Comunale e anche lì è stata occasione di confronto molto vivace. E’ stata quindi ribadita la posizione dell’amministrazione: la linea editoriale è quella della divulgazione delle notizie di politica amministrativa e del coinvolgimento dei giovani. Poi ci sono interventi che attengono alle posizioni personali di chi scrive gli articoli. Punto fermo è che tutti, indipendentemente dalle loro posizioni politiche, possono esprimere il loro punto di vista.
Ora io onestamente non sono in grado di dire se siano o no stati superati i limiti della normale polemica politica. Spero di no: spero che tutto sia frutto di fraintendimenti. Data l’amicizia che mi lega a Gianni voglio invitarlo con forza a ripensare al suo proponimento. Pseudonimo o no, mi sembra incredibile che si autocensuri. La sua dirittura morale è nota. Il suo generoso sforzo riformatore è patrimonio anche di questa amministrazione. Chi ha dedicato anni della propria vita al servizio delle istituzioni merita solo riconoscenza e rappresenta una risorsa, per la collettività, non un problema.
Voglio poi ribadire il mio pensiero sulla Pro Loco e sul gruppo che ne fa parte. E’ forse oggi a Sant’Oreste l’espressione più autentica e sincera e anche dura della società civile, attenta ai problemi della collettività. Coltiva giustamente la propria autonomia. I rapporti con essa devono essere improntati sul confronto e rispetto. Il giornale di informazione che edita è uno strumento che trovo molto stimolante (quando sono in grado di leggerlo) per la nostra amministrazione. Spesso è stata una voce isolata che ha detto cose scomode, ma sempre con grande lungimiranza. Questo non significa essere sempre d’accordo: sull’ultimo numero, riportando le numerose iniziative dell’Estate santorestese, ritengo che si sia affrontato il problema in maniera un po troppo snobistica. Tanto mangiare e poca cultura (sintetizzo ovviamente). Nessuna menzione al gradissimo successo di partecipazione dei cittadini ai vari eventi. Ma questo delle feste e della cultura è un altro tema che spero poter riprendere con voi per un sereno e produttivo confronto.
Sinceri saluti. - Sant’ Oreste 01/10/2003
Il Direttore
Ringraziamo il Sindaco per il suo intervento. Il giornale Soratte Nostro è disponibile come sempre a lavorare per il paese. Lo ringraziamo ancora per le parole rivolte alla Pro Loco, che sin dai tempi della sua istituzione, anni 60, ha sempre svolto un ruolodi primo piano.
Incontri di educazione ambientale e storico-archeologica a Civitella S. Paolo (Roma)
Antonio D’Ayala
Nell’ambito del progetto « Vivere il verde 2001 », tra le iniziative ammesse a contributo dall’amministrazione provinciale di Roma, si segnala « Alla riscoperta del nostro territorio », predisposto dal vicino Comune di Civitella S. Paolo. Tale iniziativa, svoltasi a più riprese, tra aprile e dicembre 2002, ha visto l’attiva partecipazione dell’Associazione di S. Oreste Avventura Soratte.
L’obiettivo era di coinvolgere e far conoscere al pubblico, soprattutto agli scolari di Civitella e ai loro insegnanti, delle classi materne, elementari, e medie, gli aspetti naturalistici e storico-culturali del loro territorio e quindi stimolare un duraturo senso di responsabilità per il rispetto e la valorizzazione dell’ambiente; ad iniziare proprio da quello di Civitella. Infatti nel territorio di questo comune ha sede un vastissimo patrimonio ambientale ricco di emergenze archeologiche; ad iniziare dal plurisecolare querceto « Corona di S. Andrea » e dal castello medievale dei monaci di S. Paolo.
L’intervento di Avventura Soratte si è articolato attraverso visite guidate e lezioni sul campo (bosco di S. Andrea), durante il periodo primaverile, insieme a lezioni tenute nelle aule scolastiche e nel Castello di Civitella, con il supporto di materiale didattico esemplificativo appositamente realizzato. Sono intervenuti gli esperti ecologi-naturalisti Dott.ri Antonio D’Ayala e Federico Falcini e gli esperti di storia e tradizioni locali Dott.ri Marco Ciampani e Luca de Iulis.
L’esperienza si è conclusa a dicembre 2002, con un incontro collettivo nel castello dei monaci di S. Paolo, rivolto a tutti i soggetti e operatori culturali di Civitella.
Sono stati presentati i risultati di questa iniziativa e da un profiquo dibattito è emersa l’importanza di educare ed informare la popolazione, a partire dai più giovani, sul valore ambientale, la sua promozione ed il suo legame con lo sviluppo socio-economico.
Tutto cio’ per contribuire a creare una base di consenso per ulteriori sviluppi, come il progetto che prevede l’istituzione di un’area protetta comunale, a valenza forestale, proprio nella località « Corona di S. Andrea ». Questa è un’area altamente strategica, come corridoio ecologico tra le riserve del Monte Soratte e Tevere Farfa, ed in generale nell’ottica dell’auspicata istituzione di un sistema di aree protette della « Media valle del Tevere », che sotto l’egida dell’UNESCO, avrebbe tutti i requisiti per l’inserimento nelle rete mondiale delle Riserve della Biosfera.
Luigi Usai, un poeta del Soratte
Oreste Malatesta
Se nella storia della letteratura italiana non c’è spazio per un poeta “minore” come Luigi Usai, la nostra memoria non può trascurare colui che ha fatto del Soratte la fonte principale della sua ispirazione poetica. A vent’anni dalla sua morte mi sembra utile ricordare Luigi Usai soprattutto perché molti giovani dell’ultima generazione non l’hanno mai sentito nominare. Gli insegnanti potrebbero far conoscere ai bambini le sue bellissime poesie e canzoni.
Non bisogna dimenticarlo perchè nessun poeta ha scritto tanto e con tanto amore del Monte Soratte come Luigi Usai. Il quale, due anni prima di morire, nel 1981, ha voluto lasciare, come segno tangibile del suo affetto verso i Santorestesi che l’hanno accolto nella loro comunità, un libretto di poesie intitolato, appunto, “Il Soratte e la sua gente”. Questa raccolta di sonetti è un insieme di vivissimi affreschi di luoghi a noi familiari (Porta Valle, La Collegiata di San Lorenzo, La Cappella, Porta Costa) e di personaggi che hanno dato lustro alla nostra gente (Il Maestro Ricci, Don Mariano De Carolis, il dott. Cappelli, Sora Marcella).
Il poemetto si conclude con una appendice dedicata alle persone con cui Usai ha avuto più familiarità durante la sua lunga permanenza a Sant’Oreste. Di questa appendice mi piace riportare “UN SONETTO PER ME”: nel suo autoritratto Usai presenta sé stesso come un uomo che non ha mai fatto coscientemente del male a nessuno, e che, quando abbia subito qualche sgarbo o ingiustizia, ha preferito perdonare.

Io mi sento di facile rimorso
e questa è la ragione onde son tale
che, in tutto di mia vita il lungo corso,
non ho fatto ad alcuno ombra di male.
E se persona fu, verso la quale
ribellarmi dovea, sempre ricorso
feci di Gesù prima alla morale;
ed evitai della vendetta il morso.
Io posso, come a volte a tutti accade,
cader senza volerlo nell’errore,
per cui vergogna subito m’invade.

Ma se compier dovessi un atto indegno
scientemente a taluno, allor Signore,
colpiscimi nel cuor, senza ritegno.
Luigi Usai non era santorestese (è nato a Paliano nel 1899), ma lo è diventato per amore. Per amore della figlia del notissimo maestro Silocchi, Mariella, che sposò nel 1924. Per amore di Mariella rinunciò alla brillantissima carriera di pilota (fu uno dei primi piloti dell’allora nascente aeronautica italiana): ella gli pose come condizione del matrimonio l’abbandono di quella allora rischiosa professione. L’amore per Mariella si tramutò immediatamente in amore per il paese di lei: tantissime poesie fanno sempre cenno esplicito o implicito a sua moglie ed al Soratte. Tanto egli si immedesimò nella nostra cultura, che compose diverse poesie in santorestese: “A made stracca”, “Somarello der Soratte” e “Ar pendolare” sono tra le più belle liriche dedicate alla umile gente lavoratrice di Sant’Oreste.
Nella sua discretissima permanenza a Sant’Oreste non tralasciò di partecipare alla vita del nostro popolo, alle sue feste, alle iniziative culturali. Su Soratte Nostro pubblicò numerosissime poesie. In occasione di alcune edizioni del “Festival dello Scolaro”, egli presentò stupende canzoni: de “La Canzone del Soratte” (potrebbe diventare l’inno del parco!), e “Bambolina” Usai compose sia la musica (suonava il mandolino) che le parole. A compositori locali, invece, affidò il compito di musicare altri suoi testi, quali “Il sogno di topolino” e “La scimmietta”. Paradossalmente proprio in questi testi per bambini Usai tira fuori quella venatura di tristezza, che emerge in molte sue poesie. Una tristezza che diventa dolore quando egli costata il contrasto tra la bellezza dei suoi ideali e la cattiveria degli uomini o la durezza della realtà. Nel “Sogno di Topolino” egli esprime lo sconforto dell’uomo amante della pace, che vede i rapporti tra gli uomini e tra le nazioni dominati dalla violenza. “Bambolina” è l’immagine della bimba che egli avrebbe voluto stringere teneramente tra le sue braccia di padre: non riuscì mai a coronare il sogno di avere figli da amare ed educare insieme a Mariella. La figura di Luigi Usai e le sue opere meriterebbero un approfondimento maggiore o anche (perché no?) un seminario di studi in cui vengano coinvolti gli anziani che l’hanno conosciuto, gli insegnanti e gli studenti appassionati di letteratura. Alcune poesie di Luigi Usai sono pubblicate nel sito di Soratte Nostro. Altre pubblicazioni, praticamente irrintracciabili, sono “Fiori de campo” e “Rena gialla”, pubblicate a Roma, rispettivamente nel 1957 e nel 1962. Tra le ultime pubblicazioni del poeta vanno ricordate anche le “Liriche del bimbo”, le “Liriche del sole”, le “Liriche a Mariella”, le “Liriche delle memorie”, le “Liriche dell’ammirazione”.
Chi ha i testi delle poesie di Luigi Usai è pregato di farli pervenire a Soratte Nostro, che si è assunto anche il compito di conservare la memoria storica delle cose più belle prodotte dal nostro popolo.
Lettera indirizzata a Taliarco
Luciana Ruggeri Insegnante

Egr. Sig. Gianni Lazzari, dal suo breve articolo a pag. 3 e 4 del mensile suindicato, vorrei esprimerle ammirazione ed incoraggiamento (pur non conoscendola personalmente).
“ Vides ut alta stet nive candidum Soracte…..dissolve frigus ligna super foco….o Thaliarche…”(Orazio- carmi 1)
Il suo pseudonimo è prestigiosa identità, sia perché questa è ampiamente conosciuta, sia perché le antiche voci del passato consolidano l’attuale esistenza. Come la redazione, vorrei esortarla a scrivere ancora. Ho saputo che ebbe l’iniziativa di organizzare la Biblioteca Comunale: ho potuto ammirare la struttura e mi sono permessa di offrire qualche testo che potrebbe essere utile a docenti, studenti, a tutti quelli che vogliono interessarsi.
Nottata di meditazione
Giorgio Boari Ortolani
Difendere e conservare il patrimonio storico culturale del nostro paese non è un esercizio di stile né un requisito della sola intenzionalità. Bisognerebbe fare qualcosa affinché le nostre vestigia non periscano del tutto.
E per vestigia non intendo solo chiese, palazzi, monumenti, ma anche libri tradizioni, dialetto, processioni ecc.
In una parola, il nostro vissuto di cittadini Santoresti e di figli del territorio e di più di uomini capaci di chiedersi fino in fondo sino a che punto la debolezza e la fragilità delle nostre difese possono resistere all’urto del Domani, un Domani che però non potrà distruggere l’emozione che ci offre un affresco che si sta per cancellare definitivamente da una parete divenuta nei secoli fragile; un domani che non può dimenticare la raffinatezza timida ma ricca di elementi come l’altare carolingio che da oltre mille anni fa il guardiano all’Abbazia di S.Silvestro. E’ possibile sentirsi distaccati dai capolavori umani che uomini come noi hanno creato? E’ possibile non dare espressione a sentimenti, anch’essi antichi ed eleganti che ci hanno accompagnato per tutta la vita e che ci illuminano quando ancora restiamo rapiti davanti al panorama notturno che si gode da S.Silvestro, a questo dipinto che nella vaga nebbia di antiche sonorità, appare come un punto di luce che inizia a udire e riverberare il discorso dell’anima, di un anima che si emoziona ancora e sempre davanti all’arte che va difesa e meditata. Si quella “veglia in difesa del patrimonio artistico culturale” organizzata dalla Pro Loco e da Avventura Soratte andava vissuta come una meditazione, come una pratica dell’anima, come musica verbale e sonora, varietà di spirito e di corpo che ci porta al godimento dell’arte e dei suoi simboli vissuti come escatologia…..anche nello sfogo goliardico di un pasto condiviso (che io non ho condiviso…) che credo abbia, in qualche modo, interrotto il clima della meditazione.
Di quella meditazione per la quale eravamo stati invitati a S.Silvestro. Suggestivo l’ambiente. Lucide le riflessioni. Perfetto il violino. Reale la natura, la storia, la cultura.
Magnifica la notte stellata.
Veglia del 27-09-03 nella chiesa di San Silvestro



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