Storia locale di ricerche, studio ed altre attività culturali








I NUMERI ARRETRATI DEL GIORNALE POSSONO
ESSERE RICHIESTI AL CENTRO STUDI SORATTE DI SANT'ORESTE

Dietro i nostri continui solleciti finalmente le poste ci hanno risposto sull’avvenire dell’ufficio postale di Sant’Oreste
Egregio Signor Zozi, direttore di Soratte Nostro, la preghiamo, innanzitutto, di accettare le nostre scuse per il ritardo con cui facciamo seguito alle sue segnalazioni. La informiamo che i lavori di lay-out e lo spostamento dell'Ufficio Postale di Sant'Oreste fanno parte del Piano "Lay-Out" concordato con il Polo Immobiliare per l'anno 2005. Tuttavia per le criticità più volte riscontrate, da luglio sono stati ultimati i lavori d'installazione dell'impianto d'allarme con video registrazione, collegato al centro di telesorveglianza. Confidando di poter assicurare, per il futuro, servizi sempre rispondenti alle attese, porgiamo cordiali saluti.
Sant’Edisto
un patrono che viene da lontano
di Francesco Zozi

Terra Sancti Heristi. Questo il nome più diffuso del nostro paese nell’antichità. Proprio nella zona dove ancora oggi sorge la chiesa dedicata al Martire Romano, nel basso medioevo, è indicata la Curtis Sancti Heristi. Per corte allora si indicava una chiesa ed un piccolissimo villaggio. Presenti e non distanti altri insediamenti, come la curtis Priscani cum ecclesia Sancti Vittori, la chiesa di Santa Maria cum famulis et famulis. Quindi una serie di insediamenti che dovettero subire le scorrerie vandaliche dei tempi e che quando decidono di riunirsi e di spostarsi sull’altura del forse primitivo oppido capenate, diventano Castrum Sancti Heristi, anno 747, occupando tutta una direttrice che tenendo per riferimento la viabilità per le campagne, si collocavano nel punto più alto, lo spiazzo, dove le difese erano naturali. Ma si diceva un Santo venuto da lontano. Edisto forse appartenente alla importante famiglia degli Aristi è martire durante la persecuzione neroniana subendo atroce morte. Dalla fede alla causa di Roma alla fede alla causa del Cristo. Il luogo del suo martirio è Laurento sulla Via Laurentina. Il suo corpo, insieme a quello di altri martiri veniva raccolto dalle donne romane convertitesi ed il loro ricordo accompagnò la vita di quelle famiglie. Anche i loro figli crebbero con questo ricordo edificando, nelle terre di loro proprietà chiese. Una di queste fu Galla che volle costruire una Chiesa in onore del Santo, proprio alle falde del Soratte in quel luogo che poi diventerà curtis Sancti Heristi. Ed altro elemento degno di riflessione è stato, di recente, la scoperta che la lastra con l’epigrafe della consacrazione della chiesa di Santa Romana altro non era che una elemento tombale romano, sul cui retro c’è un elenco di nomi dove ricorre spesso la famiglia “aristius”. Una lapide sepolcrale proveniente da dove? E’ un frammento romano come tanti altri che abbondano nel territorio e che testimoniano la presenza di vaste colonie romane, riunite in ricche ville ed anche di una presenza di fattorie organizzate per la produzione di prodotti per la città che venivano inviati via Tevere. Quindi intorno al martire romano c’è una sorta di scavo archeologico che ci permette di vedere più in profondità tutto un territorio e la storia che vi ruota attorno. La sua festa ricorre il 12 Ottobre e Sant’Oreste si sta preparando con manifestazioni culturali e popolari a celebrarla.
Partecipiamo con dolore alla scomparsa di Nanni Mariani e siamo vicini alla sua famiglia in questo doloroso momento. Nanni, oltre ad essere un grande amico, è stato un uomo onesto, corretto leale come pochi e col suo stile di vita e di impegno civile ha testimoniato il lavoro di segretario politico della Rifondazione Comunista Santorestese. Soratte Nostro saluta il combattente democratico, il sognatore della pace e della fratellanza universale. Ciao, Nanni.
Sant’Oreste ed il nome
Tratto da Don Mariano De Carolis – Il Soratte ed i suoi Santuari 1950
Il Monte Soratte da Virgilio a Silio Italico, da Francesco Saverio Rinaldi a Vincenzo Monti, dal Nannarelli, al Carducci, dal Degli Effetti al Savio, al Grisar, dai più dotti visitatori ai più umili pastori e contadini del nostro paese è sempre chiamato col suo nome primitivo, immortalato dal verso di Orazio “Candidum Soracte”, nome a noi tanto caro: Monte Soratte. Il paese è chiamato comunemente dai paesani e dai vicini abitanti “Santresto” facile trasformazione di Santo Resto. Ho trovato qualche lettera verso la metà del secolo XVI con questo indirizzo: ”A San Tresto”. Riporto anche la seguente memoria: ricevuti da ”drea tellino p.lafitto dell’oliveto da santo santresto che lui teneva afitato p. ultimo pagamento dell’anno 1573”. Il padre Savio, nel suo studio che lasciò incompleto, su Sant’Edisto e Sant’Oreste dice: “che il villaggio di Sant’Oreste abbia preso il nome da Sant’Edisto non v’é dubbio alcuno. Il nome di Edisto subì nell’uso popolare un gran numero di trasformazioni. Da Hedistus – Heristus – Hedestus - Herestus fu agevole formare Santo Eresto - Santo Resto – Santoresto – Santresto -Sant’Oreste”.
Vi(s)ta da dentro
di mde
Già con un articolo pubblicato sul n. 21 questo giornale aveva affrontato il problema delle carceri riportando la recensione della presentazione a Sant’Oreste di un libro di poesie scritto da carcerati. Il relatore in quell’occasione aveva affermato che è quasi un sentire comune la frase “perché non si perdono la chiave?”. Riceviamo ora una lettera da un detenuto che così descrive il contesto nel quale sta vivendo: “non funzionano le vie educative, l’istituzione è sotto zero, sorveglianza che non risponde alle esigenze dei detenuti che nostro malgrado dobbiamo fare silenzio, la sanità non va, il mangiare non va”. E’ proprio di questi giorni il rapporto del Dipartimento per l’amministrazione penitenziaria che riporta i dati delle 14 carceri della regione Lazio enumerando un sovraffollamento di oltre 1.000 unità; in più, secondo i sindacati, gli agenti di polizia penitenziaria sono 3.400, cioè circa 600 in meno rispetto alla pianta organica. Nonostante questo “dentro” si continua a vivere, mentre fuori: “il mondo cammina e così anche il nostro tempo cammina, speso male perché in questo momento potrei impegnarmi nel lavoro che conosco, o comunque a darmi da fare in altro modo”. Già, la speranza per un futuro, nonostante tutto, normale, che possa riqualificare e compensare un passato vissuto disordinatamente, ma: “i palliativi sono per noi innocui, conosciamo abbastanza bene quello che ci aspetta … la burocrazia di questi grandi esempi di umanità e di società … ci viene da ridere e allo stesso tempo il rancore verso chi ci giudica senza essere a sua volta giudicato … ed il rancore e la rabbia radica dentro di noi, in quanto le ingiustizie ci sono, ci saranno e continueranno nel tempo” . Finisce così la lettera del nostro corrispondente da “dentro”. Una lettera molto più amara di altre pervenute dalla stessa persona, nella quale sembra quasi perdere la fiducia nella società e nel suo futuro. Ci piace però riportare le parole con il quale ha iniziato questa lettera “scusami il silenzio di questi ultimi tempi, ci sono momenti di sana riflessione, e questo è successo! … io sto bene, aspetto, aspetto che mi facciano uscire … spero che tu stia bene, e anche il mio Paese” …Si, stiamo bene!
Comunicazioni
“U BANNU” - TUTU’ S’AVVERTE
Il concertino della banda, su richiesta è disponibile ad allietare battesimi, cresime, comunioni, matrimoni, anniversari e serenate … Il concertino garantisce professionalità, competenza e … tanta allegria. Ete capitu? ‘profittetene.

Presto sarà in vendita
presso la Proloco il cortometraggio “Za La Mort” con Massimo Mirani. Il film è stato proiettato all’Isola Tiberina, a Roma, il 18 Settembre in occasione della notte bianca.
Sarebbe il caso di vergognarsi un po’
di Gianni Lazzari
Si, sarebbe proprio il caso di vergognarsi, di non rimuovere il fatto che purtroppo è successo, di affrontarlo invece con una franca discussione e di non nascondersi dietro comodi pregiudizi. Mi riferisco all’episodio di caccia al rumeno del mese scorso, al quasi linciaggio di tanti giovanotti in gruppo, o in branco, contro uno, colpevole non so di che, salvato dal prezioso intervento non dei carabinieri ma di un santorestese, che ci ha almeno fatto capire che un po’ di umanità la conserviamo. Francamente non so e non voglio sapere cosa abbia scatenato la reazione, e mi sembra che lo sappiano poco anche gli stessi autori dell’atto che infanga un intero paese (se non fosse per Fachiro!), perché non c’è alibi, non c’è giustificazione per la caccia
all’uomo, per la regressione violenta contro una persona di cui non si rispetta la dignità, ma si considera uno dei tanti, dei troppi che ci avrebbero invaso. Si tratta, puramente e semplicemente, di razzismo, di cui ci si deve vergognare. Molti, con cui ho parlato, hanno giustificato il fatto, proprio con l’eccessiva presenza di extracomunitari a Sant’Oreste. presenza, non delinquenza (allo stato dei fatti solo temuta, se mai, e non attuata dalle tante giovani coppie, dalle tante badanti, dai tanti operai che da noi vivono): ce ne sono troppi, bevono e vanno cacciati. Nel dirmi questo premettevano di non essere razzisti. E invece questo è razzismo puro. E invece anche qui, come sempre, è facile e comodo parlare, ma i fatti parlano meglio. Tra il dire e il fare… Molti santorestesi con cui ho discusso del fatto mi manifestavano invece una giusta indignazione. Voglio ringraziarli pubblicamente, perché mi rassicurano: forse non è vero che l’ignoranza ci ha sopraffatto.
Veglia sul Soratte
di Oreste Malatesta
La fredda notte del 27 settembre non ha fermato i 60 partecipanti (provenienti da diversi paesi) alla veglia svoltasi a conclusione della “Giornata in difesa del patrimonio Storico-Artistico e Ambientale” organizzata da Pro Loco ed Avventura Soratte. A riscaldare gli animi c’era lo spirito di cordialità, che ha guidato l’evento. Dopo la passeggiata c’è stato, all’interno della Basilica di San Silvestro, un momento di comunicazione e di animazione culturale, guidato e condotto da Luca, con una destrezza e bravura superiore a quella di Pippo Baudo. La bravissima Aurela, primo violino dell’Orchestra Sinfonica di Savona ha intervallato le comunicazioni di alcuni ospiti. Il primo è stato Franco Valli, che ha raccontato dei suoi studi di astrofisica e della sua personale scoperta dell’unità strutturale dell’universo, che indica la presenza di Dio. Il Direttore del Museo naturalistico del Monte Soratte Umberto Pessolano, ha parlato dei suoi studi sulle farfalle notturne ed ha guidato i presenti, a gruppi, ad osservare una farfalla ed un pipistrello “orecchione”, che hanno deciso di svernare nella Cripta di San Silvestro. A me è toccata la parte più ilare: ho raccontato alcuni episodi dei miei viaggi (pubblicati su Soratte Nostro). L’ultimo intervento è stato di Giancarlo Scacchia, che, dopo un simpatico sketch, ha mangiato il fuoco, tanta era la fame! A quel punto Luca – Pippo Baudo ha invitato tutti i presenti all’Aula (do’ si) Magna, sull’antistante piazzale di San Silvestro, per gustare un delizioso pasto condiviso preparato da Clarice, Maria e Anna ed altri. Tra gli ospiti vi era anche Gioia, giornalista del Corriere di Rieti, che ringraziamo per la sua costante attenzione alle iniziative di Avventura Soratte. Per l’Associazione il lavoro è continuato il giorno dopo: hanno guidato il folto gruppo dei neocatecumenali di Roma, che, in preparazione dell’incontro con il Papa nel 2005, ha ripercorso l’itinerario dei romitori del Soratte. In questo caso Luca ha tolto le vesti di Pippo Baudo e si è vestito da Piero Angela: quando spiegava la storia dei luoghi del Soratte, i ragazzi lo ascoltavano in silenzio, a bocca aperta.
L’Attore
di Massimo Mirani
Alcuni anni fa con Franco avevamo iniziato un discorso di sensibilizzazione per fare teatro nelle scuole. Poi è andato a finire in niente, non ricordo perché. Le insegnanti erano disponibili, i ragazzi contenti, ma non si è fatto più niente…..Peccato! All’inizio dell’estate ho visto l’ottimo lavoro messo in scena dalla Professoressa Villani. Ovvio, che non ero d’accordo su tutto, ma quella mattina mi sono divertito e emozionato. Ora approfitto di questo piccolo spazio per ribadire l’importanza del teatro nella scuola e non solo sotto forma di saggio di fine anno per gratificare ragazzi e genitori, ma proprio come disciplina quotidiana, scuola di pensiero. All’inizio degli anni 70, due miei amici sono andati a vivere a Cuba; uno faceva il fotografo e l’altro l’attore. Il fotografo (adesso questa cosa farà ridere, ma allora no) aveva perso temporaneamente la voce dalla felicità. Aveva visto l’utopia realizzata, il paradosso in terra. L’altro, l’attore, forse per motivi professionali, non aveva perso la voce e faceva teatro per ragazzi. Mi spiegò poi che in quegli anni a Cuba le migliori energie, le più grandi potenzialità artistiche venivano indirizzate nel teatro/scuola; mentre da noi era considerato attività di serie B. Se un attore era alla disperazione faceva il teatro per ragazzi: ma aveva ragione Fidel! Vecchi sogni, speranze deluse, rivoluzioni imborghesite…. Comunque facciamola qui da noi “l’isola bonita”, almeno per quanto riguarda il teatro ragazzi.
E caro Massimo, non ti arrabbiare; noi possiamo fare solo ”l’isola di Kesselring”
Brancaleone da Norcia
dal nostro inviato di guerra “a pete”
Così il popolo de “e prata” può tirare per il momento un sospiro di sollievo. Pensano in molti ”Stu fregnu i tuttisanti atè propriu forte: compra e rivenne. Stete sicuri si comprerà u cannone i rignano e quello che tira u carrettu. U re de Prata la già commitatu.” Brancaleone queste cose non le sa e continua a marciare verso il Tevere. Piccola resistenza gli oppone il castello di Versano, il bello avverrà sul monte i ferru dove è stata organizzata una forte resistenza e dove scatterà il tradimento di alcuni suoi compari corrotti dal padrone del monte: tutti santi. Brancaleone superato facilmente l’ostacolo Versano punta, con la sua masnada rinfrancata, su monte i ferru. Qui ci si prepara allo scontro che secondo le trame, non ci sarà o sarà lieve. Il capitano convoca a Consiglio le sue milizie per rinfrancarle e metterle al sicuro dallo spionaggio nemico che avrebbe capito qualche cosa. Nel campo tira un’aria non serena; il re de Prata è succube del suo Capitano del popolo che sempre più tiene in mano la situazione. Nella notte emissari nemici si incontrano per trovare un accordo per una tregua. E’ il fatto che fa saltare tutte le trame e le rinvia. Brancaleone e Tutti i Santi si
incontrano e stabiliscono una tregua. Gli uomini dell’una e l’altra parte tirano un sospiro di sollievo. La Strada per arrivare al Tevere è ancora lunga ma Brancaleone non dispera. (fine terza puntata).
Note a margine del Convegno: Lavorare, lavorare e … lavorare!
di Giorgio Boari Ortolani
Il Convegno organizzato dalla ProLoco e da Avventura Soratte sulla valorizzazione della cultura, la tutela dell'ambiente e sullo sviluppo sostenibile, è stata una ottima occasione di incontro e di proposte sugli scottanti argomenti. Argomenti brucianti proprio perché le opzioni andranno ad incidere profondamente sull'assetto attuale del paese e, in qualche modo, ne orienteranno il futuro. Mentre è pacifico infatti che tutti, relatori e partecipanti, si siano dichiarati sensibili, in linea generale, ai progetti dell'Out-let, della Riserva, eccetera eccetera, qualche differenza è emersa quando si è entrati nel merito delle questioni. A cominciare dalla ristrutturazione del centro storico, dalla scelta dei criteri operativi, dalla selezione delle priorità. Priorità che tuttavia non possono eludere né confinare nel marginale il quesito principale: salvaguardare la nostra identità, il nostro patrimonio storico-culturale-sociale-urbanistico-territoriale, conservarlo e valorizzarlo non come attività museale tout court ma come valore aggiunto del nostro sviluppo. E questo è un argomento capitale ai giorni nostri perché nel generale clima di omogeneizzazione nel quale viviamo e nelle spaventose ed umilianti decurtazioni sulla Cultura (25% in meno) che l'attuale governo prevede di applicare nella prossima finanziaria, viene richiesta agli amministratori locali una magica capacità prestigiativa per la quadratura dello sviluppo e dei conti economici. D'altra parte, se è vero che le trasformazioni, siano esse territoriali o ambientali, sono necessarie per l'occupazione, il rilancio dell'economia, la crescita del paese, è altrettanto vero che qualsiasi forma di cambiamento va ad incidere su quel contesto culturale che comunque va tutelato e difeso. Interrogativi carichi di criticità che vanno superate, credo, con l'armonizzazione delle opzioni da seguire e con la partecipazione sempre più incisiva dell'Amministrazione tra la gente e viceversa. Ed anche col superamento degli interessi individuali e degli interessi personali siano essi politici, economici o d'immagine. Il convegno, molto partecipato, ha messo in evidenza che c'è un gran lavoro da fare per costruire tra la gente una sensibilità nuova, un rapporto meno emotivo e più razionale con le cose, con l'ambiente e che è inconcepibile però rinunciare alla nostra storia e al suo significato simbolico e reale. Su queste due linee e sulle convergenze che esse potranno raggiungere, è possibile, anzi doveroso, costruire il futuro per noi e per i nostri figli. Ma bisogna lavorare, molto, affinché ciò accada. A cominciare dalla scuola per finire agli anziani. Erano presenti al Convegno l’Ing. G. Tosti esperto in restauro, Dott. G. Mecchia, Pres. Ass. Speleo Lazio; il dott. U. Pessolato Direttore del museo, dott. G.Boari Ortolani, Pro Loco, il sindaco Mario Segoni. Coordinatore F.Zozi Pres. Pro Loco.
L’Associazione Omniars
di Carlo Starna
E già un anno che l’Associazione Omniars promuove, nel suo piccolo, l’arte nel nostro paese.
Le principali attività che il gruppo ha portato avanti nel corso di questo per noi lungo ed intenso anno sono due: il progetto teatro che ci ha visti nascere nell’Agosto 2003 con la messa in scena di Novecento (di Alessandro Baricco) ed il Forum Letterario, che ci ha accompagnato per due appuntamenti: a gennaio con Flavio Maracchia (argomento del dibattito: diversità e disabilità), ed a febbraio con Salvatore Ferraro (argomento del dibattito: Appunti e riflessioni sulla vita carceraria).
Il Forum riprenderà a Dicembre, con nuovi autori e nuovi temi, le date sono ancora in fase di definizione. Il nostro sito web è www. omniars.it. Per la posta elettronica questo l’indirizzo: postmaster@omniars.it
La Posta a Soratte Nostro Nuovo
Un lettore ci scrive sul problema del servizio ADSL della Telecom
.

Si lamenta che, insieme a Rignano siamo gli unici paesi a non averne. “evidentemente - scrive Massimiliano Fatur - noi siamo dei paesi di serie B. Questo servizio è molto importante perché potrebbe sviluppare potenzialmente attività on-line ed economiche nuove per il nostro paese. Ho telefonato ripetutamente alla Telecom; sono sceso in piazza a raccogliere firme, ma niente perché di appoggio ne ho trovato poco.” Bene noi giriamo questo problema al Comune, ma chiediamo a quanti sono interessati a questo servizio a non rimanere anonimi".
La scoperta della Grotta di S. Lucia il 16 Marzo 1967.
“Giovedì 16 Marzo 1967 presso la Cava di Calcare dei Bellucci è stata scoperta una me-ravigliosa grotta. Gli operai della suddetta cava, dopo aver fatto brillare alcune mine, mentre stavano intenti a rimuovere i grossi macigni prodotti dall’esplosione, improvvisamente hanno visto aprirsi sotto i loro occhi una spaventosa voragine che inghiottiva centinaia di metri cubi di calcare producendo un pauroso boato. Diffusasi la notizia della scoperta in paese, aveva inizio un continuo, via vai dei molti curiosi che, eludendo la sorveglianza e l’inefficiente sbarramento, volevano constatare con propri occhi la favolosità della grotta.” (da Soratte Nostro del marzo ‘67).
La grotta fu così esplorata da diversi gruppi di speleologi che ne ammirarono l’ampiezza della sala e le bellissime concrezioni, che come filamenti d’oro mandavano un particolare suono. Furono essi ad essere attaccati dai tanti ragazzi che infierirono sulla grotta., distruggendo un patrimonio secolare. Così finì quella entusiasmante avventura. Speriamo che non si ripeta mai più ! In nessun altro luogo del monte. Quindi le grotte da poco scoperte, che ci dicono molto belle, siano l’occasione per dimostrare che la nostra sensibilità e cultura sono cresciute e capaci di fare un discorso serio soprattutto di difesa e salvaguardia.
volume che scandaglia con metodo rigoroso.
A guardia degli Eremi



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