Storia locale di ricerche, studio ed altre attività culturali








I NUMERI ARRETRATI DEL GIORNALE POSSONO
ESSERE RICHIESTI AL CENTRO STUDI SORATTE DI SANT'ORESTE

La sensibilità musicale dei santorestesi
Oreste Malatesta

Un mio amico inglese, direttore di una scuola musicale di Londra, equiparabile al nostro conservatorio, l’anno scorso mi diceva che, mentre in Gran Bretagna e in Germania l’educazione musicale dei giovani è favorita in tutti i gradi delle scuole, invece in Italia aveva notato una forte insensibilità, in questo campo, da parte delle istituzioni, soprattutto di quelle scolastiche. Nonostante ciò in Italia vi sono tantissimi musicisti ed un gusto musicale raffinato, pari, se non superiore, a quello degli altri paesi europei.
All’origine della diffusa sensibilità degli italiani per la musica, gli ho spiegato, vi sono le bande, che sono numerosissime: quasi ogni paese ne ha una. E’ questo ancora oggi il bottino da cui provengono le migliori espressioni musicali creative del nostro popolo.
Io ricordo che, quando avevo 13 anni, mia madre mi invogliò ad andare alla scuola di musica, che la Banda “Innocenzo Ricci” aveva organizzato per rimpolpare il suo organico. E con me almeno altri 30 miei coetanei impararono a solfeggiare e a suonare uno strumento. Non dispongo di statistiche precise, ma ritengo che almeno la metà delle ultime generazioni di santorestesi abbia avuto un approccio alla musica attraverso la Banda “Innocenzo Ricci”. Voglio ricordare, anche per esprimere loro riconoscenza, quegli uomini che hanno introdotto tanti di noi al gusto ed alla passione per la musica: Dario u maestru, Giovanni i dottore, Umberto u mazziere, Benito a guardia, Eugenio l’autista; i quali, tutte le sere, dopo giornate di duro lavoro, dedicavano gratuitamente il loro tempo libero ad insegnare a noi la musica. Voglio sottolineare questo: nessuno li pagava. Li ripagava la soddisfazione di vedere tanti giovani maturare e raffinare il gusto per la musica. Praticamente tutti quelli che hanno onorato Sant’Oreste con iniziative creative musicali hanno iniziato ad appassionarsi alla musica mediante la banda, fatta soprattutto di questi uomini. La più bella di queste iniziative, secondo me, è stato il Festival dello Scolaro, che, per anni ha prodotto canzoni originali per bambini. In Italia solo un’altra iniziativa ha avuto queste caratteristiche, il Festival dello Zecchino d’oro di Bologna, che, però, disponeva di ben altri mezzi.
Eugenio, Lososo, Nicotina, Puzzetta, Domenico (la Brandory Jazz Band), che inventarono il Festival dello Scolaro, hanno iniziato a conoscere la musica tramite la banda; anche se, poi, alcuni di questi musicisti hanno avuto una evoluzione artistica al di fuori di essa. Altra iniziativa interessantissima di musicisti (provenienti dall’esperienza bandistica) e poeti santorestesi è stato lo spettacolo “Atera propiù cusì”, una serie di commedie musicali, che (non è un eresia) in nulla erano inferiori, se non per i mezzi finanziari, alle notissime “Jesus Christ Superstar” o “La febbre del sabato sera”.
Il problema dei musicisti santorestesi è stato sempre e solo questo: i mezzi finanziari e un luogo adeguato dove provare. In diverse occasioni ho avuto modo di registrare l’amarezza di tanti nostri musicisti: per le loro iniziative non c’erano mai fondi; ma quando si trattava di far arrivare musicisti da fuori i soldi si trovavano.
Ricordo che, alla fine di ogni Festival dello Scolaro, era agli inizi degli anni ‘70, tutti quelli che avevamo collaborato alla sua riuscita facevamo festa con una cena: dovevamo pagarla con le nostre tasche, perché le uniche entrate del Festival erano i soldi dei biglietti, che non sempre erano sufficienti a coprire tutte le spese dell’organizzazione.
Stessa cosa vale per la Banda, almeno quando vi suonavo io: ogni tanto l’amministrazione comunale ci cacciava via dalla sala ove facevamo le prove e ce ne dava un’altra sempre meno adatta, per spazi e per acustica. Io non so dire che cosa bisogna fare per aiutare la genialità creativa dei nostri musicisti: fare le prediche è facile ma non impegnativo. Tuttavia credo di interpretare il pensiero di tutti sulla necessità che il popolo di Sant’Oreste ponga in essere iniziative adeguate a rendere onore, nel 2004, ai 125 anni di vita della Banda “Innocenzo Ricci”, uno dei più antichi complessi bandistici d’Italia ed ovunque noto come “la banda di ferro”.
NB: La storia della Banda Innocenzo Ricci è pubblicata sul sito della Pro Loco.
I cavallari pronti a partire per Tottea
Martina Spinilli ci racconta la sua esperienza che con molto piacere pubblichiamo
Sabato 2 Agosto, mio padre, mia sorella ed io siamo partiti per Tottea (piccolo paesino dell’Abruzzo in provincia di Teramo) a cavallo, ripercorrendo la strada che faceva mio nonno a piedi con le pecore per la transumanza.
Tutti voi vi chiederete perché questo? Beh, nove anni fa mio padre mi promise che quando avrei compiuto 15 anni mi avrebbe portato fino a Tottea a cavallo. Quest’anno ho compiuto 15 anni e papà ha mantenuto la promessa. Per arrivare a Tottea abbiamo impiegato 3 notti e 3 giorni ... indimenticabili!
Mentre eravamo a cavallo, oltre a tafani e mosche, abbiamo incontrato gente che ci salutava, ci augurava buona fortuna e ci aiutava a superare ogni difficoltà che incontravamo lungo il tragitto. Inoltre abbiamo scoperto luoghi meravigliosi che in macchina è impossibile notare. In quei giorni il tempo si è fermato ... è stato bellissimo. E’ stata un’esperienza che rifarei volentieri l’anno prossimo.
Il notiziario
Francesco Zozi
E’ passata l’Afa; è passato pure S.Nonnoso, ha compiuto di nuovo un miracolo: le terre della tenuta ricominciano a fruttare. Grazie S.Nonnoso.

Dicono le vecchie tradizioni che “e botti piccole” fanno buon vino. In certi casi ed in certe botti, il vino si fa forte. Ogni riferimento è puramente casuale.

La polemica Perimetro-Soratte Nostro Nuovo ha visto la “discesa in campo” del presidente di A.N alla difesa, è l’unica cosa che si capisca, della Lollobrigida che da ciociara doc è diventata un “famoso personaggio politico”, molto chiacchierato per i suoi lidi precedenti. A Soratte Nostro Nuovo ed al suo direttore dittatore e nostalgico il riconoscimento di “Dux Vox Populi”.”

Di nuovo” i vicoli in festa”. Non sono più quelli d’una volta. La cultura è scomparsa al suo posto le serate “magnarecce”, perché fruttano di più. Con commercianti trasformati in ristoratori. Occorre invertire la tendenza perché si sta toccando il fondo. Il documento approvato dal Consiglio Comunale si legge proprio in questo senso. Con coraggio occorre intervenire.

La nostra battuta sulla Festa dei cacciatori riferitasi alla scena enfatizzata dell’uccisione di due animali, ha sollevato qualche risentimento. Noi chiariamo che non abbiamo criticato le attività delle Associazioni, alcune delle quali molto meritorie, ma soltanto quella scena.

San Nonnoso ed il ritorno “magnareccio”. E’ l’unica notizia che fa il colpo e fa il pienone. Speriamo che sia l’ultima magnata estiva.

Il ritorno di “Atera Propriu Cusi” con “C’era na vota a trebbia”. Opera scritta da Menichelli Alberto e Menichelli Alvise.

L’uomo supera le bestie con la parola. Ma con il silenzio supererebbe se stesso.

Mattino del 19 Agosto, anzi tarda mattinata: RAPINA ALLA BANCA. Dalla porta aperta perché rotta dal mattino entrano dei giovani ceffi che dopo aver parcheggiato il motorino sotto Porta Valle, arrivano in banca. E’ RAPINA! Minacciano i presenti: sono armati di un coltello; arraffano e scappano verso il motorino a 300 metri. Scatta l’allarme; tutti urlano e rincorrono i fuggiaschi che lasciano cadere una scatola. Salgono sul motorino e scappano. Si cercherà di fermarli; tutto inutile. Dopo, arrivano i carabinieri. I testimoni raccontano. Il furto per fortuna è stato magrissimo

Riuscite con grande successo le due iniziative, di grande valore culturale, curate dalla Pro Loco in questa Estate, il Concerto del Coro Statunitense in tournè in Italia che ha visto la Chiesa di S.Biagio stracolma.

Altro successo per il V° anno del premio “Grattachecca” che ha visto, nelle due serate, proiettati due film dedicati ad Alberto Sordi. Buona la partecipazione e grattachecca gratis per tutti.

Il premio al cittadino distintosi per le sue attività socio-culturali è andato a Placidi Augusto e Massimo Mirani. L’iniziativa ha avuto eco sulla stampa con la pubblicazione di un articolo, sul Messaggero, di Monica Maggi.

Con l’occasione è partita altra iniziativa con il “Balcone Fiorito”. Nei prossimi anni potrà essere una finestra o un vicolo. Tenere un balcone fiorito quest’anno, per la grande siccità, è stata una vera impresa. Maria ce l’ha fatta ed è stata premiata

Grande, nonostante il caldo, la partecipazione al Giro delle Fonti; oltre 50 i partecipanti. L’iniziativa guidata da Avventura Soratte, rimane un appuntamento con la natura di grande rilievo. Ne ha parlato anche il Messaggero del 22/8/2003. Ringraziano la giornalista Monica Maggi che ci è molto vicina.
Il ritorno di Franco Pacifico
Francesco Zozi
A mesi di distanza dalle elezioni Amministrative l’amico Pacifico attacca sui muri una provocazione politica direttamente dedicata ai futuri manovratori delle cose, non ai fautori di un progetto aggregativi capaci di atti di coraggio che muovino lo stagno. Lui li chiama “patetici tutti quelli che per 5 anni non ti hanno guardato in faccia ed oggi ti salutano con larghi sorrisi”.” Chi si candida – continua -, per bene o per male, gira e rigira, sono sempre i soliti ed i paesani hanno dovuto sempre accontentarsi di quanto passava il convento scegliendo il meno peggio. Perchè a Maggio prossimo non si propone un candidato a Sindaco, capace e che garantisce tutti, con tutti i consiglieri giovani. Ma i nostri giovani quando impareranno se nessuno insegnerà loro come e cosa fare????
E’ tanto difficile dire ai ragazzi: voi farete i Consiglieri e gli Assessori saranno tutti esterni e tutti scelti insieme al Sindaco?
Ragionamento di grande provocazione soprattutto se si pensa al potere. Per quanto riguarda i giovani i mecenati sono già in movimento, li raccolgono con qualche scusa mangereccia e la festa inizia. Attenti ragazzi non siate troppo funzionali alla cultura dominante. Ecco il discorso di Pacifico sicuramente farà riflettere. Però non vi addormentate.
Risposta alla Redazione del Perimetro
La redazione di Soratte Nostro Nuovo
Il Violento attacco al giornale, ai suoi collaboratori, di ieri e di oggi, alla sua libertà, all’Associazione Pro Loco merita una risposta che non faremo noi ma che lasciamo alle parole del Sindaco, in un saluto del Sindaco al Giornale. “Sono usciti oramai diversi numeri del periodico Soratte Nostro Nuovo e mi sembra che le finalità che venivano elencate nell’editoriale del primo numero si stanno tutte perseguendo. Lo stile del giornalino, l’attenzione per le problematiche locali, la passione per la cultura e l’arte locale, la valorizzazione delle bellezze ambientali e monumentali del nostro territorio ripercorrono quanto di meglio esprimeva il primo Soratte Nostro” Questo a detta del Perimetro era un giornale che oramai “ si era perso nella notte dei tempi, forse il Soratte era ancora abitato dai Sorani”. Il Sindaco continua dicendo che questi Sorani “hanno condotto delle impegnative battaglie fatte sulle colonne del primo Soratte Nostro (quello dei Sorani) da uno sparuto gruppo di allora giovani studenti contro le cave che deturpavano il Monte. Battaglie forse impopolari perché venivano fatte in un periodo storico in cui non si teneva nella giusta considerazione la salvaguardia del nostro bellissimo Monte” Ecco amici del Perimetro quali tradizioni ha un foglio di paese. Si l’abbiamo voluto riesumare perchè vogliamo che la libertà vinca e che la società civile abbia una voce, perchè di battaglie da fare ce ne stanno e vogliamo farle per il paese. In quell’intervento del Sindaco pubblicato nel numero 5 di maggio 2003 il Sindaco ci salutava ”Vorrei tornare sulle finalità che si prefigge Soratte Nostro e trovo giusto che vi sia il desiderio di far conoscere le cose santorestesi ai nostri concittadini che sono sparsi per l’Italia e nel mondo”. Riteniamo che questo intervento del Responsabile del Periodico di informazioni del Comune su Soratte Nostro di Maggio sia la risposta civile da dare ai nostri colleghi del Perimetro di cui riconosciamo comunque l’impegno apolitico nel solo bene degli interessi del Comune.
Cari amici di Soratte Nostro
Gianni Lazzari
Taliarco non scriverà più. Promesso. Deciso. Cercate di capirmi: non lo faccio per viltà, ma per evitare inutili beghe e furbesche strumentalizzazioni.
Usavo uno pseudonimo per parlare del mio paese: poche righe, piccole cose, modeste osservazioni. Ho ringraziato Grazia per aver detto alla TV. che Sant’Oreste non ha solo l’aria “bbona”, ma ricchezze ambientali e culturali; ho espresso le mie perplessità per le macchine parcheggiate davanti alla Chiesa e per le condizioni dell’archivio Comunale; ho avanzato dei dubbi sulla correttezza istituzionale di alcuni comportamenti.
Le uniche risposte che ho avute sono state l’invito a farmi riconoscere e le stupide offese al vostro giornale e alla Pro Loco. Tutto ciò in “un giornale di informazione del Comune”, che dovrebbe avere, per questo un po’ più di rispetto per i Santorestesi. Quel giornale che è la voce del Comune e stupisce, di fronte a quei giudizi astiosi, il silenzio dell’Amministrazione, che con la Pro Loco collabora. Verrebbe di dire con Petrolini: “Io non ce l’ho con te, ma con quello vicino (in questo caso. Sopra) che non t’ha ancora dato uno sganassone”.
Bene tolgo il disturbo, non ho alcuna velleità pedagogica o politica (il Sindaco l’ho già fatto e ho deciso io di non ripropormi) e, da buon amico di Quinto Orazio Flacco credo al “carpe diem” e all’aurea “mediocritas”. (attenzione: si traduce “ equilibrio” non mediocrità).
Poi se qualcuno vorrà considerare importante il tema della correttezza istituzionale delle Amministrazioni pubbliche (nei fatti, non solo nelle parole) sarò contento. Io ho cercato di farlo nei miei nove anni e più di eletto al Comune; adesso non tocca più a me, non ne ho titolo, se non da cittadino.
Risposta della Redazione
Caro Taliarco ci dispiace quando dici che non scriverai più in un giornale che è stato voce libera per tutti. Che sicuramente nei prossimi mesi continuerà ad uscire senza farsi strumentalizzare da alcuno. Quello che abbiamo detto nel primo numero ci guiderà sempre. Quindi siccome un giornale come questo lo avevi sognato e pensato, magari con altri presupposti. Ti ringraziamo per la tua collaborazione che non crediamo finita.
Continua la collaborazione di Simonetta, titolare dell’erboristeria “La Viola Mammola” di Sant’ Oreste (centro storico) nella descrizione delle piante officinali.
Uno dei principi fondamentali della fitoterapia è quello di usare erbe locali, poichè il disturbo contratto dipende in una certa misura dalle condizioni ambientali. Tratterò in questo numero il finocchio (foeniculum vulgare miller) che nella sua “semplice essenza” ha una buona capacità di curare un’ampia varietà di disturbi. Nell’antichità veniva considerato come l’erba dalla natura dualistica. In esso si concentrava l’aspetto superstizioso di credenze e timori per folletti e streghe, e quello religioso che lo vedeva come unico cibo da consumare nei giorni di penitenza. Nella mitologia, si racconta, che Prometeo, rubando il fuoco dell’Olimpo per regalarlo agli uomini, lo nascose nel fusto del finocchio. La “semplice” erba assunse un ruolo sacro. Osserviamolo in forma botanica. Famiglia: Ombrellifere; Habitat: Cresce in forma spontanea dal mare alla Regione sub-montana di tutta Italia. Il suo fusto è verde, striato di venature azzurrine. Puo’ raggiungere i due metri di altezza; Foglie: verde-bluastre con lungo picciolo, formate da foglioline filiformi; Fiori: Piccoli e gialli raccolti sulle ombrelle; Droga: Frutti e la radice. I frutti si raccolgono in Agosto-Settembre, la radice in Ottobre-Novembre; Proprietà: Aromatiche, digestive, diuretiche, carminative, antispasmodiche. Il finocchio è anche galattogogo, cioè favorisce la secrezione del latte nelle nutrici ed inoltre lenisce gradevolmente le fastidiose coliche dei neonati.
Lettera al Direttore del Giornale
Mariani Giovanni (detto Nanni)

Caro Franco, volevo rispondere al testo da te pubblicato dal titolo “Mi piacerebbe…” di Oreste Malatesta, ma poi mi sono detto: qui si finisce in un ginepraio… per cui tento di “dialogare” in modo semplice e con differente pensiero, con Oreste, al riguardo e dell’anonimato e delle prossime elezioni che si svolgeranno nel prossimo maggio 2004.
Per l’anonimato: non penso che sia esso un motivo valido e tanto meno un sintomo di civiltà nell’usarlo; al contrario: conoscere con chi si dialoga dà certamente modo di usare, nel dialogo, meno concetti e forbite espressioni, perché si reputa lo stesso capace di “intendere e volere” rispetto, forse, ad altri meno disposti ad un dialogo più… intelligente. Tra i due contendenti il favorito è certamente colui che “sa” con chi battersi rispetto a colui che cerca di farsi capire non conoscendo colui che incalza… Esprimere un parere o fare una critica usando la propria identità questo sì che è “sintomo” di civiltà e di intelligenza per i suddetti motivi. Tutto quanto detto sopra, va sottolineato con un “per me!”.
Per le future elezioni: Oreste, in questo caso, mi trova pienamente d’accordo. Io che appartengo ad un Partito che è tra i minoritari ne so qualcosa: vedi gli “acquisti” e i “trasferimenti” che ci saranno e le mille “chiacchiere” su gli eventuali candidati sia nella carica di sindaco che di consiglieri. Per cui io non essendo nativo di Sant’Oreste e volendo partecipare alla competizione elettorale (volendo discorsivo, per carità!) mi trovo in una posizione che va tra la “simpatia” che viene subito messa in secondo piano dopo il fattore di “non giocare in casa” per cui, consigliato dagli esperti, mi chiamo fuori (avendo ben presente il detto: mai dire mai!). Per le chiacchiere e le calunnie credo che non ci sia nulla da fare. Piuttosto (e qui lancio un’idea): per come la vede Oreste, perché non pensare di fare le “primarie” su una rosa di nomi che si reputano capaci di fare il maggior bene per il paese e quindi per i suoi abitanti e così vedere cosa dice veramente la gente? Forse si riuscirebbe ad ottenere quella “concretezza” e “libertà” dal Partito che si augura (me compreso) Oreste! Si potrebbe così dare un aiuto (sic!) ai Partiti, che a volte non sanno che pesci prendere… ed accontentare in una certa misura i cittadini di Sant’Oreste.
Risposta del Direttore del Giornale
Grazie a Nanni per il suo contributo e per la sua riflessione all’articolo del nostro collaboratore Oreste. Sullo specifico dell’anonimato rimangono le nostre convinzioni suggellate da Oreste.
Sulle primarie proviamo ad aprire un dibattito.
Porte aperte alla cultura
Alessandra Zozi
Con il titolo di “Porte aperte alla cultura”, l’Associazione ‘A trambia, il comune di Civitella S. Paolo e la Provincia di Roma – Assessorato alla Cultura e Politiche Giovanili, hanno promosso due incontri di un certo interesse, svoltisi rispettivamente il 21 e il 28 giugno presso Il castello abbaziale di Civitella S. Paolo. E, in effetti, le argomentazioni proposte, incentrate su due differenti aspetti della santità alto-medioevale, sono state particolarmente appassionanti e gradevoli anche per un pubblico di non iniziati.
Nel primo appuntamento, don Giustino Farneti, Abate benedettino del Convento di S. Scolastica a Pontida, con l’ausilio di poche efficaci parole, ha introdotto e presentato in maniera estremamente affascinante la figura di S. Scolastica, una santa vissuta tra V e VI secolo, in un momento storico di grandi stravolgimenti e dunque particolarmente incerto e travagliato.
Delineare con esattezza la figura di questa religiosa è infatti, un’impresa ardua, a causa della mancanza di fonti a riguardo. Il primo a parlarne indirettamente è S. Gregorio Magno che nei suoi Dialoghi, più precisamente in un brano della vita di S. Benedetto da Norcia, menziona anche un episodio riguardante la vita di sua sorella Scolastica.
La santa, come ha sottolineato più volte l’Abate don Giustino, ebbe un “rapporto molto speciale ed intenso” con suo fratello Benedetto che si concretizzò non solo in vita ma anche in occasione della loro morte, dal momento che i due fratelli gemelli morti a poca distanza l’uno dall’altro, furono seppelliti insieme in un unico sepolcro, definito bisomus.
L’interesse di questo convegno per S. Scolastica è legittimato dal fatto che a Civitella sorge un monastero benedettino femminile intitolato a questa santa. Il convento, sorto con l’intento di risvegliare e far rifiorire la vita monastica femminile, fu fondato nel 1934 per volere dal beato card. Alfredo I Schuster e del suo successore Ildebrando Vannucci, abati del Monastero di S. Paolo fuori le Mura e con l’ausilio di d. Maria Cronier, fondatrice e prima Badessa del Monastero di Dourgne in Francia. Oggi il monastero, la cui struttura rimase incompiuta fino al 1979, si caratterizza per l’intensa attività di accoglienza religiosa di gruppi di pellegrini, nonché per la periodica tenuta di ritiri Spirituali e seminari sia di carattere religioso che laico. L’attuale Badessa, intervenuta anche al convegno insieme con le altre consorelle, con la moderazione e la riservatezza che contraddistinguono la sua figura rappresenta per tutta la popolazione di Civitella San Paolo una sorta di guida Morale e Religiosa.
Il secondo incontro, suddiviso in due interventi, ha dischiuso le porte ad un tema troppo spesso trascurato nei saggi e nelle ricerche sulla santità del medioevo: La santità nell’Italia meridionale bizantina.
Padre Matteo Paparazzi, Ierodiacono del Monastero di Grottaferrata, dotato di una caratteristica barba “alla bizantina”, ha ripercorso le tappe storiche e culturali dell’Italia Meridionale bizantina. Egli ha posto l’attenzione sulle forme di santità sviluppatesi in queste zone nei primi secoli del cristianesimo, vale a dire quella dei Martiri prima, vale a dire “coloro i quali rendono testimonianza di fede”, e quella dei Monaci nella fase immediatamente successiva, la cui esperienza di vita monastica si realizzò prima in una fase eremitica e poi in una fase cenobitica. Attraverso le biografie pervenuteci, che come rileva Padre Matteo “devono essere considerate dei capolavori nonché preziosissime fonti storiche” è possibile tracciare un profilo di queste due categorie della santità primitiva e ricostruire i riti e le tradizioni cultuali delle varie zone. Ed è proprio con l’intervento riguardante i riti della “cattedrale e quello del “monastero” e con un accenno ai SS. Martiri Floro e Lauro, due fratelli gemelli, nati a Bisanzio, e martirizzati ad Ulpiano (città che si trovava nella regione della Dardania) che il prof. Stefano Parenti ha concluso questo convegno, da registrare come un’iniziativa culturale importante e stimolante, di cui il merito va senz’altro al Dr. Antonio Bressi dell’Associazione ‘A Trambia e al Comune di Civitella S. Paolo, che attraverso questi incontri si propone di crescere e far crescere la propria comunità e aprire, perché no, le porte alla cultura delle comunità limitrofe.
La prima di “C’era ‘na vota a trebbia…”
C’era una volta... ma non solo
Giorgio B. Ortolani
Pubblico delle grandi serate al giardino delle suore per la prima di “ C’era ‘na vota a trebbia...”, messa in scena dalla ormai storica compagnia teatrale di “ Atera propriu cusi”. I santorestesi d.o.c hanno goduto ed anche gli spettatori venuti da fuori non hanno potuto che gradire lo spettacolo allestito sotto la regia e la direzione d’orchestra di Alberto Menichelli, per gli amici...Lososo. Ora, il discorso su Alberto, ottimo concertatore, valente direttore d’orchestra e, soprattutto, sempre poco celebrato compositore locale, mi porterebbe lontano non tanto per i motivi di antica amicizia che mi legano all’artista, quanto per la qualità del suo comporre che a Santoreste ha davvero portato una magnifica boccata di aria fresca e nuova, anche rispetto alla musica cosiddetta tradizionale e “ paesana”. E’ un discorso da riprendere questo proprio in riferimento al grande cambiamento culturale che Alberto ha recato con se nel riproporre in termini attuali-musicali il bagaglio culturale della nostra tradizione canora e musicale. E non è un’operazione da poco conto visto che il paese non solo ha gradito l’aggiornamento ma ne ha apprezzato lo stile e la qualità. In più il teatro, che con quelle musiche di scena, quelle concertazioni e quei songs, si, quei songs tipici del musical migliore americano e che rappresentano molto di più delle canzoni, ha cessato di essere il teatro della farsa tradizionale o della gag strapparisate e si è emancipato a teatro popolare e social-culturale sotto ogni punto di vista, con la sua dignità, la sua validità, la sua efficacia rappresentativa. C’e’ da dire che l’ottimo lavoro di Alvisio Menichelli che ha lavorato e preparato i testi e la storia con stile e rispondenza real-popolare ha contribuito alla perfetta riuscita della messa in scena. Anche in questo caso, l’analisi testuale e le ricadute sceniche di esso mi porterebbero lontano, mi basta però sottolineare che anche nel caso letterario, il profilo della narrazione ha sempre rispettato la specificità del linguaggio parlato, spesso trovando soluzioni soddisfacenti proprio laddove le valutazioni semantiche dell’ascoltatore potevano facilmente fuorviarlo.
Quindi, per riepilogare, semplicità, arguzia e ironia...questi i condimenti di un lavoro che è stato apprezzato e gradito nella sua interezza, soprattutto perchè lo scopo degli autori, degli interpreti, e di tutti coloro che vi hanno preso parte non è assolutamente commerciale o economico, ma semplicemente quello di “ servire” il popolo ed aiutarlo a vivere serenamente due ore. Due ore dove, come il lettore immaginerà, nostalgia fa rima con la poesia, ricordo è un tutt’uno con le memorie familiari e affettive, sorriso è rivivere magari solo per un attimo quel “ come eravamo”e come non potremo più essere, perchè tempi, modi, stili di vita, consumi e mode hanno fatto anche di Sant’Oreste un paese nuovo. Ma rinunciare alla propria identità si può davvero? si può fare finta di non essere quello che siamo? E queste domande, valgono solo per il teatro?
La musica che ha sottolineato e narrato la scena era di ottima fattura e, come dicevo sopra, nuova rispetto alla tradizione. Belle le melodie, cantabili i temi e ben costruiti i movimenti del coro e dell’orchestra. Qualcuno, forse più accorto del sottoscritto, diceva che quelle “canzoni” erano sprecate per quel genere di teatro popolare. Dissento profondamente e sottolineo invece che quei “ songs” sono il futuro del nostro teatro locale e quelle difficoltà esecutive sono la pietra di paragone per tutti coloro che si vorranno cimentare in futuro.
Cultura locale non significa atrofizzazione e musealizzazione del tessuto culturale in itinere, semmai sviluppo e valorizzazione di ciò che il paese fa suo e conserva come suo nel tempo. Ed in questo il teatro di “Atera propriu cusì” è maestro. Orchestra e coro sopra le righe, cosi come l’ambientazione scenica.
Interpreti tutti bravi. Conoscendoli di persona non riuscivi a capire se la rappresentazione era realtà e viceversa. Certo, un cenno particolare lo meritano Cristiana e Danilo, i due teneri e bellissimi innamorati che hanno saputo mettere in scena tutta la verecondia, il desiderio, la paura e la gioia di due anime che sentono sbocciare dentro il cuore, per la prima volta, l’amore. E lo fanno con una grazia delicatissima e ci commuovono fino alle lacrime.
PS. Motivi di disturbo fonico ed eccessivo vocio di bambini e signore ciarlone, non hanno consentito a tanta gente di godere totalmente dello spettacolo. Se l’organizzazione decidesse di ripresentarlo a teatro anche in forma oratoriale, sarebbe cosa gradita a molti.
Soratte Nostro Nuovo ed i Sorani (in santorestese)
Licchettu (è uno pseudonimo: Nenè, nenè, nenè, nduina se chi atè?)

Mentre Omero commatteva a scrive l’Iliade, a Congrega dei Pinzochi di Sorano, che bbitavono sur Soratte, inventò u giornale Soratte Nostro: eriamo nel 997 a.C., 3000 anni fà.
Soratte Nostro allora nun atera un periodicu on line, ma, cumo dicevono l’Egiziani, on smoking: viniva infatti divurgatu coi segnali deu fume. Ogni giornu, se nun pioveva, a mezzuggiornu i Sorani ccennevono u focu, facevono una bella fumarola e trasmettevono e notizie ae tribù vicine. I primi nnummiri deu giornale proponevono “cruciverba in etruscu”, informavono su “u tiempu e l’effemeride” e su tutti i lavori i fò: vvisavono se a luna era bbona pe piantà i scafi e i pummidori, pe cambià u vinu; se era rrivatu u momentu che i pecurari evono da tosà; quanno si poteva simentà …
All’iniziu i Sorani pensonno di fà Soratte Nostro solu pe e tribù etrusche, che evono pagatu 5000 abbonamenti. Po’, però, i Sabini hanno insistitu a fa’ una speciale redazione pe tutte e tribù di là dar Tevere, e aremegghjiarono atri 2000 abbonamenti. A un certu puntu, tantu fu u successu, che pure e tribù dei Latini fecero 7000 abbonamenti.
Voi direte: che bisognu c’era da fa’ l’abbonamentu se bastava guardà e fumarole che si arzavono da San Sirvestru. E no! Quelli furbacchjioni dei Sorani hanno nventatu una fumarola che si poteva capisce solu coi codici decriptatori, scorpiti su pietre siliciche.
Solu i Bavarocchi nun vollero abbonassi. I Bavarocchi era una tribù primitiva di origine crucca, che viniva da a Bavaria e che s’era stabilita tra Rignanu, Faleria e Cargata. Doppu un po’ i tiempu, Soratte Nostro piaceva cusì tantu che persinu u Re d’Israele, Salomone, si abbonò; e fu così contentu da leggiulu che l’ha sponsorizzatu e ha finanziatu e prime pubblicazioni su carta i papiru, acquistata dau Faraone d’Egitto. Soratte Nostro, coll’edizione in papiru, allora, informava su tutte e guerre che, in medio oriente, faceva Nabucodonosor, su e guerre (coe) persiane e su e guerre puniche; inortre ha pubblicatu in esclusiva tutte e faticacce i Ercole.
Tantu era seguitu Soratte Nostro che Romulettu u scerse pe da l’avvisu che voleva fondà Roma.
E lì ci fu un gran casinu, perché i Sabini si ribellarono a quell’articulu. Dicevono che Soratte Nostro faceva politica a favore i Romulettu (un pseudonimu che are nguattava Ber Lusca, un magnate dea Gallia superiore), e che, coa nascita dea potenza romana (giallorosa) ci aremettevono tutte e tribu laziali (biancoazzurre). Essi volevono che Soratte Nostro nun s’impicciasse dea politica, ma dell’allevamentu dell’api, dee farfalle, dei pesci der Tevere.
In effetti Romulettu in quell’avvisu fu un po’ pesantucciu, quanno ha scrittu:
“Avviso i popoli Etruschi e i Latini,
tutti i Bavarocchi e i Sabini,
che una grande città vojo fondà
e che de sé farà tanto parlà.
Guai a voi se ner perimetro entrate:
saran pe tutti botte e bastonate”.
Effettivamente quache sospettu che Romulettu pennesse versu i fascisti ci poteva pure sta’. Però Soratte Nostro, che ha ospitatu e lettere soi, atè arimasu sempre ar di sopra dee parti. Infatti, quanno i Romani hanno rapitu e femmine sabine, fu Soratte Nostro a da’, pe primu, a notizia. E Romulettu ha dovutu ddimannà perdono ai Sabini: ha scrittu su Soratte Nostro una lettera commovente in romanacciu che ancora ogjie ci fa piagne e che conservemo nell’archiviu.
Fù sempre Soratte Nostro, pe primu, a denuncià Romulettu quanno ha mmazzatu u fratellu Remettu (no u presidentiellu), perché era vitù, senza permessu, dentro u perimetru do eva da nasce Roma. Quella vota Remettu nun c’eva corpa: nun seppe dell’avvisu deu fratellu perchè bazzicava a tribù dei Bavarocchi, che nun erono abbonati a Soratte Nostro.
Pure allora, doppu ave’ mmazzatu u fratellu, Romulettu mannò a Soratte Nostro una lettera, che are portemo in parte.
“Popoli Etruschi e Latini,
amici Bavarocchi e Sabini,
mi fratello Remetto sempre ricordo con amore,
ma chi entra ner perimetro a da sapè che more”.
(R)ode ad Thaliarcum
Lucignolo
“Vides ut alta stet nive candidum Soracte, nec iam sustineant onus silvae laborantes, geluque flumina constiterint acuto.”
La candida neve ammanta monti e valli, boschi e prati, freschi germogli, protetti al gelido vento dall’immacolata coperta, si rafforzano per poi esplodere in mirabolanti colori, nell’ora della primavera delle idee. Alle falde del Soratte, sferzato e colpito dai fendenti del generale inverno, i teneri virgulti della graminacea specie, si nutrono al caldo delle istituzioni, del dogma della certezza del loro credo politico. Oh Taliarco, chi sei tu? togliti quella vil maschera, dai un volto alle tue idee, affinché possano essere simpatiche od antipatiche, serie o risibili, e non, accettabili o non condivisibili, con un volto è tutto più semplice, non c’è bisogno di confrontarsi con l’idea, basta avere una qualsiasi percezione sulla persona. Perché ti ostini a pensare che le idee hanno una vita propria, che va’ al di là della fisiognomica e della parte politica? il “cogito ergo sum” di cartesiana memoria di cui ti fai paladino, è oramai morto e sepolto, sostituito dal più fresco e alla moda “sono... e... forse penso”.
Vergognati Taliarco!!! come osi sovvertire le regole non scritte della buona amministrazione, che vergogna, solo tu ed i nostri padri costituenti credi e credevano, all’uguaglianza ed al rispetto, dovuti dalle istituzioni ad ogni cittadino e parte politica. Come osi mettere in dubbio l’onesta intellettuale, la moralità e la decenza, di chi vuole “dare in pasto ai giovani argomentazioni e riflessioni che vanno oltre la politica locale e che attraversano la coscienza di ogni essere umano”, la tua crudeltà non ha limiti, prova a pensare al godimento di questi giovani, malnutriti da giornali di parte e televisioni occupate, nell’essere sfamati dal periodico d’informazione del Comune di Sant’Oreste.
No Taliarco!! io ed il mio amico Pinocchio non verremo nel tuo mondo delle idee e degli ideali, preferiamo un “perimetro” diverso.
P.S. - Avevo accantonato questa mia masturbazione intellettiva, poi ho scoperto che qualcuno gioca a nascondino, coprendosi con la foglia di fico della piena autonomia dall’editore (credo che anche il TG4 usi questo slogan), peccato che questo fantomatico “editore” sia un’istituzione pubblica, che, udite, udite, è riuscita a far eleggere un proprio candidato a Presidente della Provincia. Per non parlare poi, di chi và a caccia non sò di cosa, forse “pseudo-intellettuali”? boh, ... non si capiva poi molto.., comunque, tutti erano a caccia della “democrazia” o di metodi e criteri partecipativi nella gestione di associazioni, partiti politici ed istituzioni, spero per loro che trovino sia l’una che gli altri. Ho quindi ritenuto, ancora attuale il frutto della mia masturbazione, anche sé, molto probabilmente inutile, visto l’evolversi degli accadimenti e l’accendersi dei primi fuochi di una polemica politica, che ci trascineremo per tutto il periodo elettorale.
Caro Gianni, è iniziato il periodo dei fatti e non delle parole, chi meglio dei politici sà far questo, non è tempo per noi parolai, io ed il mio amico Pinocchio abbiamo deciso di fare una vacanza, lasceremo il paese dei balocchi ed andremo al mare, se vuoi, c’è posto anche per te.
La festa dei vicoli
La grande osteria
Gesualdo
La festa dei vicoli, quella simpatica e indipendente festa del paese, (ovvero di mezzo paese perché l’altra metà comunque dimenticato) che fine ha fatto?
I miei non sono giudizi di merito anche perchè non mi competono, ma certo che troppa organizzazione profusa ha partorito il topolino senza futuro. A meno che qualcuno non mi voglia suggerire che “le cose si trasformano”. E’ vero ma prima di trasformarle facciamole soffermare a valutare per quello che sono e per quello che noi,o meglio lor signori, suppongano che siano.
L’anno prossimo mangeremo pure la porchetta ?
E visto che vanno di moda e mi piacciono pure, mi firmo anch’io con uno pseudonimo.
La festa dei cacciatori
Paolo Mascarucci
In merito alla festa dei cacciatori fatta recentemente nel nostro paese, apprezzo con piacere il disgusto da voi provato nei confronti della scenografia da loro fatta. Comunque, nonostante il successo e la immensa affluenza di persone, nessuno tranne voi è riuscito ad avere un messaggio negativo da quel disegno disgustoso.
Non è preoccupante l’indifferenza della gente ?”



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