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I NUMERI ARRETRATI DEL GIORNALE POSSONO
ESSERE RICHIESTI AL CENTRO STUDI SORATTE DI SANT'ORESTE

NOTIZIARIO
Anche l’ultimo numero del giornale (Speciale Madonna di Maggio) è stato inviato per posta elettronica a tanti amici. Tra questi, l’Architetto Augusto Chiaia ci ha scritto: “...per me è sempre cosa gradita ricevere notizie sulla vostra attività”. Soltanto uno ci ha risposto che non gradisce l’invio. E va bene così! Ci dicono ”...non ti curar di lor… .”

La lapide sbagliata, affissa sulla facciata di Palazzo Caccia cita: “Nel V° centenario della nascita di Jacopo Barozzi da Vignola Sommo Architetto che operò a Sant’Oreste nel disegno del Palazzo Caccia Canali, della Chiesa di San Lorenzo e dei bastioni difensivi. L’Amministrazione Comunale, Addì 29 Aprile 2007”. Non esiste notizia del suo progetto del palazzo Caccia. I bastioni difensivi sono precedenti al Vignola. L’unica progettazione è quella della Chiesa di San Lorenzo come è testimoniato dalla sua lettera del 1568.

Manifestazioni a Palazzo: Il 16 Giugno alle ore 16,30 presso Palazzo Caccia convegno sul Vignola nel V° Centenario della sua nascita. Presiede la dottoressa Maria Grazia d’Amelio. Partecipano gli Architetti Stefano Benedetti e Francesca Cambioli. Il 22 Giugno alle ore 16,30 presso Palazzo Caccia presentazione della tesi di Laurea di Leonello Bartoli sulle mura castellane. Partecipa l’Architetto Gentile. Entrambe le manifestazioni sono promosse dal Centro Studi Soratte e dalla Pro Loco.

Nominato Cavaliere della Roma Romeo Capelli a cui vanno gli auguri ed i complimenti della Redazione.

Nuovi alberi lungo Viale del Vignola in sostituzione dei pini marittimi: Sono stati scelti lecci (Quercus Ilex) e Lagestroemia Indica.
SI RINGRAZIANO QUANTI OGNI MESE COLLABORANO PER L’USCITA DEL GIORNALE: IL BAR NONNA ROSA, ALESSANDRO AL CAMPANILE, LO STUDIO PAOLUCCI, L’AMICO LUCIANO ABBALLE, IL NOSTRO COLLABORATORE ORESTE MALATESTA, L’AGENZIA CAPELLI E TANTI ALTRI AMICI CHE LASCIANO UNA OFFERTA PER LA STAMPA NEI NOSTRI BUSSOLOTTI

SEGNALA ALLA REDAZIONE IL TUO INDIRIZZO DI POSTA ELETTRONICA PER POTER RICEVERE IL SORATTE NOSTRO DIRETTAMENTE A CASA.

Graffiti extrametropolitani
- “E’ tornato l’ambasciatore… .oelì, oelì, oelà”... ”oecin, oecin, oecià”. Sì dalla Cina con progetti e programmi. Utili gli incontri con gli industriali. Importante accordo per la realizzazione di un corso di gelateria per giovani.

- Ci segnalano la presenza di una enorme discarica proprio nella zona outlet. Occorre verificare i materiali accumulati ed intervenire.

- Chiedono panchine, nelle piazze e nelle piazzette invase dalle macchine che ostruiscono ingressi a case e negozi. C’è chi può rispondere?

- Portici, sottoscale ex vicolo, chiusi con cancelli e reti. Sono diventati garage, depositi di legna e...

- E la chiesa era chiusa, la Processione non entra! 22 aprile 2007. Più tardi si apre e ... gli “alpini cantano”.

- Ma che fine ha fatto il bando di 50.000 euro per il centro storico per cui sono stati presentati molti preventivi? E’ un’altra storiella per dimostrare amore… tradito? I cittadini che hanno presentato i preventivi hanno ricevuto notizie? Ed il piano di recupero? Crediamo che l’assessore all’urbanistica ci possa rispondere.

- Programmazione importante in questa primavera nel Teatro Comunale di Sant’Oreste. Si sono avvicendati spettacoli di grande successo a livello nazionale. Ma i santorestesi non gradiscono lasciando molti posti vuoti.
Le mani di Dio e la bestemmia
di P.c.
Dextrae Dei tu dìgitus. Tu sei il dito della destra di Dio. Così canta l'inno del vespro nei giorni in cui la chiesa aspetta lo Spirito Santo. Ora se lo Spirito è dito della destra, vuol dire che il Padre ha una mano, e se ha una mano possiede anche un braccio. Ma un braccio non si muove senza l'ordine di una mente, e la mente non dà un ordine se non c'è un progetto. Questo accade nella vita degli uomini, a maggior ragione accadrà nella vita di Dio. Noi non vediamo il Padre, ma la sua opera è ben visibile da Gesù Cristo in poi. Egli ci ha raggiunto in Cristo e dopo l'Ascensione sua ci raggiunge nello Spirito Santo. Cristo e lo Spirito sono le mani di Dio, come dice un autorevole padre della chiesa. La storia della salvezza è in sostanza la vita trinitaria portata nella nostra storia e mentre è missione si fa vocazione: l'uomo è chiamato a vivere come Dio. Qual'è la porta attraverso cui l'acqua in piena della vita divina può passare in noi? E' la fede. Purtroppo molta della nostra fede è cerebrale, è una questione di idee, di pensiero. Al punto tale che certuni che bestemmiano il nome di Dio si giustificano dicendo che se bestemmiano è perchè ci credono... altrimenti non bestemmierebbero!!! Quindi bestemmiando avrebbero il merito di credere! Penso che vogliano intendere: Dio esiste, possiedo l'idea di un Dio. Ma il loro cuore è lontano da Lui, anzi è contro, perchè ne dicono male (male...dicono). Una mente così non è illuminata dallo Spirito Santo che... sante parole pronuncia e come dito del Padre non si mette contro la sua mente, ma collabora. La Scrittura dice che Dio ha per noi progetti di pace e non di sventura: la consolazione che Cristo ha portato ai sofferenti, la sua croce per liberarci e la sua risurrezione ne sono la prova. La Scrittura afferma inoltre che il braccio di Dio non si è accorciato: nello Spirito Santo ci raggiunge ancora: afferma e prosegue nel mondo l'opera di Cristo. La destra e la sinistra di Dio in armoniosa collaborazione chiamano te a fare la parte che ti spetta. Il sacramento della cresima ricevuto in giovinezza è questa chiamata. Quanto l'hai ascoltata? La cresima che ti fa soldato di Cristo è forse divenuta un congedo illimitato?
L’OPERA DI ELSETTA
di Oreste Malatesta
Ho avuto la fortuna di accompagnare Elsetta, con l’organo, durante la celebrazione delle nozze di mia sorella: all’offertorio, in duetto con mia madre, cantò La Vergine degli Angeli di Verdi; alla comunione eseguì l’Ave Maria di Schubert, un brano che ha interpretato spesso per tanti giovani sposi. Mia sorella, per avere Elsetta, era disposta anche a cambiare la data del suo matrimonio, tanto era desiderata e gradita la sua voce, tanto era amata la sua persona, sempre sorridente e cordiale. Tutti quelli che la sentivano cantare pensavano avesse frequentato il conservatorio. Invece la sua maestra di canto è stata, negli anni ’30, Rosa Proserpio. Sotto l’affettuosa direzione della “Signorina cieca” ha coltivato il gusto per la musica e la passione per il bel canto. La scuola per esercitare il suo talento è stata la corale parrocchiale, che, ai suoi tempi, proponeva un repertorio vastissimo di musica sacra, e, che, in ogni festa, presentava sempre nuovi ed impegnativi pezzi musicali. Indimenticabili, per molti, sono state le sue prestazioni canore, effettuate in occasione di commedie ed operette, rappresentate nel teatro comunale. A tal proposito va detto, che, quando Elsa era giovane, a Sant’Oreste vi erano numerose attività culturali, molto sentite e partecipate da tutto il popolo. Allora non c’era la televisione: gli hobby dei ragazzi erano le recite e la musica. E se il grado di istruzione dei giovani era basso (essi frequentavano le elementari e, subito, iniziavano a lavorare, soprattutto nei campi), il livello delle loro iniziative culturali era altissimo. Elsetta è stata la dimostrazione vivente che la cultura vera non è legata alla scuola o ai libri, ma alla vita del popolo. Questa cultura popolare le ha permesso di sviluppare, insieme alla sensibilità musicale, una finezza d’animo ed una visione positiva della vita, che la nostra generazione non ha più, anche se abbiamo frequentato i licei e le università. Secondo molti, se avesse intrapreso la carriera di cantante lirica, Elsa non sarebbe stata seconda a nessuna delle dive allora in voga. Però ha preferito dedicare la sua vita ad un’altra “opera”, che le chiedeva più sacrificio, meno visibilità, ma che tanto desiderava: la sua famiglia. Elsa Acqua ha lasciato Sant’Oreste per seguire il marito, Paolo Bertolini, un vigile del fuoco in servizio a Roma: è andata ad abitare alle Capannelle. Lì ha formato la sua famiglia e, per tutta la vita, l’ha curata ed amata. Ma il suo cuore è rimasto a Sant’Oreste, anzi ha fatto diventare santorestese anche il cuore del marito e dei suoi figli, Spartaco e Roberto, i quali, dalla madre, hanno ereditato la bella voce e la passione per la musica. Ella, insieme al marito, soprattutto durante il periodo estivo, veniva a godersi il suo paesello, nella casetta di via Veneto; fino a quando la malattia non glie lo ha più permesso. Sei mesi fa, il 15 gennaio, a 83 anni, Elsa ci ha lasciati. Nessuno ha dimenticato la delicatezza del suo canto; tutti ricordiamo la sua affabilità con la gente. E, se il destino l’ha portata a vivere a Roma, Elsetta non ha mai abbandonato le sue origini ed è rimasta, nel cuore e nell’animo, una vera figlia del Soratte.
Scusatemi ma non capisco:
di Maurizio Pardi (Il Tosco)

Proprio pochi giorni fa ho assistito all’intervista di Fazio al famoso architetto Renzo Piano il quale diceva che aveva progettato e costruito nel centro di Londra un grattacielo con la dotazione di soli 45 posti auto per scoraggiare l’uso delle automobili a favore di quello dei mezzi pubblici. Mi sembra che sia l’idea base giusta da seguire quando si progettano nuove opere pubbliche. Durante questi ultimi decenni non si fa che parlare di inquinamento da gas di scarico. I sindaci, per limitare l’emissione di polveri sottili, indicono giornate intere con stop alle auto ed altre, molto più grandi di Sant’Oreste, hanno chiuso i centri storici al traffico. Nei programmi televisivi, che si occupano della salute non fanno altro che suggerirci di usare meno le macchine, di spendere meno soldi in palestra per dimagrire inalando la puzza di sudore degli altri e di camminare di più all’aria libera. Moltissimi comuni investono nella vivibilità dei centri abitati e nelle energie alternative. A Sant’Oreste no. A Sant’Oreste si ragiona solo in funzione delle automobili, invece di rendere il paese un’oasi di tranquillità si favorisce quelli che, pur di arrivare a posteggiare davanti alla porta di casa, preferiscono incastrarsi con l’auto e fare diecimila marce indietro nei vicoli del paese obbligando i pedoni, soprattutto vecchi e bambini (che nella maggioranza vanno a piedi), a rifugiarsi nei portoni o a schiacciarsi contro i muri. Tutto il centro storico non è più lungo di 600 metri eppure c’è più traffico qui a Sant’Oreste che a San Marino a Siena a Chiusi o nel centro di Francoforte. Sarebbe l’ora di indirizzare il progresso di questo paesino verso altri obbiettivi e spendere i soldi del contribuente nel risparmio di acqua rinnovando l’acquedotto, nella raccolta differenziata della spazzatura, nelle energie rinnovabili favorendo l’istallazione di pannelli sia a cellule che a riscaldamento diretto. E sarebbe l’ora di smettere di allargare strade e costruirne di nuove per consentire alle auto di passare ovunque e invece, fare di Sant’Oreste un’oasi di pace, un salotto dove il cittadino italiano o straniero che sia viene a riposare e a respirare aria buona a mangiare bene ad ascoltare buona musica a fare lunghe passeggiate in montagna. Secondo me bisogna investire nella salute, bisogna fare di Sant’Oreste il paese dove si vive cent’anni.
Saluti, il tosco.
P.S. Per favorire l’uso dei mezzi privati sono stati ridotti pure i collegamenti con la stazione.
Notizie da Begues
di Jaume Tutusaus
Il prossimo 27 Maggio, mentre a Sant’Oreste si festeggerà la Festa della Madonna di Maggio, a Begues, dopo quattro anni, si voterà per rinnovare il Consiglio comunale ed il Sindaco. Il sistema elettorale spagnolo è diverso da quello italiano: le liste sono chiuse ed il capolista verrà eletto Sindaco nel caso in cui la sua lista dovesse ottenere la maggioranza assoluta da sola oppure in conseguenza di un patto od una coalizione con altre liste. Può succedere infatti che il capo della lista più votata non diventi sindaco ma sarà Sindaco colui che è stato indicato nel patto o coalizione, indipendentemente dai voti che ha preso la lista di appartenenza. Dopo lo scrutinio, l'assegnazione dei consiglieri si effettuerà con il metodo D'Hondt, (a Begues abbiamo 13 consiglieri incluso il Sindaco). Questo sistema favorisce le liste più votate soprattutto nei paesi piccoli. Può succedere che una lista con il 6-7% di voti non abbia rappresentanti. A Begues quest’anno si presenteranno 6 liste: Iniziativa Verde (estrema sinistra), Esquerra Repubblicana (nazionalista Catalana di sinistra), Partito Socialista (Centrosinistra: è il partito di Zapatero), Begues Actiu (lista civica senza affiliazione politica: ne fa parte l'attuale Sindaco Joana Badell), Convergenza e Unione (Nazionalista Catalano di Destra) e Partito Popolare (Destra). La prossima volta analizzeremo i risultati e la composizione della nuova Amministrazione Comunale.
PREMIO GRATTACHECCA 2007: Segnala alla Redazione la persona che ritieni meritevole di ricevere per l’anno in corso il Premio Grattachecca. Tra i precedenti premiati ricordiamo, il maestro Peppe, Palmerina, Eugenio Andreotti, Giuseppe Lazzari, Augusto Placidi, Carlo Portone, Paolo Ferrari, ecc.
L’Attore
Di Massimo Mirani
E’ vero c’è un pubblico per tutto... Sto lavorando in teatro a una riscrittura di “Medea”, è un thriller, un’indagine poliziesca; Si indaga su chi veramente abbia ucciso i figli di Medea... (da ricerche e studi pare che non sia stata lei, ma che si tratti di un complotto di stato per giustificare una guerra tra Corinto e Atene per motivi economici… ). Questo per dire che è un testo intrigante, moderno, ma pur sempre “Medea” di Euripide… Ebbene il pubblico ci stà, viene a teatro, partecipa, applaude… io stesso sono rimasto stupito dal piccolo successo che stiamo avendo in questi giorni di Maggio a Roma e anche in giro. Forse il teatro si sta riprendendo, forse la gente è stanca della marmellata televisiva e di un cinema italiano sempre più asfittico… chi lo sa? Speriamo bene.
Diario di un libraio di campagna (2)
di Claudio di Giorgio

Che ci faccio io qui?
Già, bella domanda. In maniera più o meno diretta, me la sono sentita fare spesso. Come ci sono finito a Sant’Oreste? Semplice: l’ho scelto io! Venendo da Roma, una città che ormai non ha più né dialetto né tradizioni, mi è sembrato un sogno trovare un paese che ancora resiste alle spinte omologanti della globalizzazione. Spesso mi trovo a difendere il dialetto dalle critiche degli stessi santorestesi che lo ritengono un “marchio di ignoranza”, contrapposto all’italiano considerato “lingua colta”. Invece io la penso al contrario. I santorestesi con la loro cultura e il loro dialetto c’erano già prima della lingua italiana e le loro radici affondano nella storia dei popoli pre-etruschi. La distinzione fra cultura “alta” e cultura “bassa” è un’invenzione delle classi dominanti per giustificare la loro esistenza. Del resto è evidente che, fino a 60 anni fa, solo i ricchi e i preti potevano studiare, gli altri dovevano procurarsi di che mangiare. Non è solo la storia ad essere scritta dal vincitore, ma anche l’arte, la musica, il teatro, la letteratura e tutte le creazioni dell’intelletto. Possiamo visitare la Reggia di Caserta o il Quirinale, ma le abitazioni delle persone comuni come erano? Che canzoni cantavano, che storie si raccontavano, come vestivano, cosa mangiavano? Non è stato tramandato quasi nulla e, soprattutto, nulla ci viene insegnato. Nei dialetti scorre la vera storia d’Italia, quella delle persone che hanno costruito i paesi, le strade, i ponti, che hanno bonificato i campi, che hanno selezionato le piante e le bestie migliori, che hanno scoperto le proprietà delle erbe e via dicendo. La pizza margherita è stata inventata da uno del popolo, un cuoco, però porta il nome della regina… Oggigiorno le nostre conoscenze non sono dirette ma si basano su quello che ci viene “mostrato”. Qualunque operatore cine-televisivo, qualunque montatore potrà dirvi che la realtà è una cosa molto diversa dal prodotto finale che viene proiettato, che le possibilità di manipolazione dello stesso materiale sono infinite. Le nostre convinzioni non si basano più sul “toccare con mano” di San Tommaso ma su di una ricostruzione della realtà operata dalle classi dominanti (e le guerre del golfo dovrebbero avercelo svelato chiaramente). Il dialetto, che al suo interno contiene modi di dire e proverbi nati da secoli di osservazione diretta della vita, è come il grillo parlante: ti riporta alla realtà, ti ricorda che senza una cultura popolare non c’è cultura vera, che il senso della vita non è fare soldi ma vivere in armonia, che la nostra vita dipende dalla terra e dai suoi frutti. Il dialetto è, per sua natura, ribelle al potere. Bisogna ricordare che i paesi sono nati prima degli stati e avevano già stabilito le proprie regole di convivenza. L’arrivo di uno “straniero” ad imporre le sue leggi e la sua lingua era vissuto come un’imposizione dall’alto, come un’ ingerenza dall’esterno della comunità. Veniva messa in discussione l’organizzazione della società stessa. Il dialetto, allora, costituiva una forma di resistenza. Oggi, con l’interesse delle multinazionali a globalizzare il mercato, la cultura locale viene vista come un vero e proprio ostacolo. Come posso vendere lo stesso capo firmato in tutto il mondo se si ostinano ad usare quei buffi costumi locali? E i cibi insipidi e precotti a chi li vendo se mangiano ancora quei complicati piatti composti da ortaggi che crescono solo in quella regione (infatti hanno vietato lo scambio di semi fra privati e si possono commercializzare solo sementi brevettate)? Oltretutto, se si producono le cose da soli, non hanno bisogno dei soldi per acquistare quelle che produciamo noi e, se non hanno bisogno dei soldi, come li costringo a lavorare per me? E se non lavorano per me, come li ricatto? Sant’Oreste è (cito a memoria) “il paese degli amici veri. Qui brillano la montagna a maggio e il cuore degli ospedalieri”. Senza il dialetto sarebbe ancora così?
L'isola che c'è - Libri per monelli da 0 a 99 anni.
P.zza Orazio Moroni, 6 - Sant'Oreste Tel. 0761/579573
Orario .10,30 - 19,30 - Chiusa lunedì e giovedì
L’angolo della poesia

Un cristianu speciale (di Coyote)
Vogghjo spenne ste do frasi in rima
Pe dedicalle a na persona i cui tutti c’emo stima
Ate’ n’cristianu d’una gran pellaccia
Ete capitu tutti stemo a parla i Peppe pezzaccia.
U trovi sempre ngiru cu lapettu
Nfilatu dentro a quache viculettu
A ggiusta na cantina a repara na scala
O sopr’un tettu a cambia ‘na canala
Fa i viagghj a tutti co lu lapettacciu
Che sia tempu bellu o sia tempacciu
Porta e lena ai vecchierelli bisognosi
E li fa e riparazioni a prezzi poco onerosi
Da solidarietà essu até un campione
e si spezzeria in quattro pe fa der bene
li all’Avis até u primu donatore
da tutti consideratu un gran benefattore
pe i sportivi po até n’istituzione
e’ conosciutu dapertuttu pe via du pallone
quanno giocava co l’avversari era un canacciu
ma doppu finiva tuttu co n’abbracciu
mo che nun vorrai mette su a panzetta
te l’aritrovi su a montagna a fassi na corsetta
l’emo dati pure u premiu grattachecca
ma pe essu questa até robbetta
pe quessu ci vorrai un premiu eccezzionale
propriu perche ate un cristianu speciale
perciò emo tutti da sperà
cu Patreternu a longu ciu pozza conservà

Antichi mestieri: U potatore (di Innocenzo Abballe)
Si rizza a matina di bonora,
si veste, si lava u grugnu e scappa là di fora.
Zittu zittu passa ghioppe u viculettu
e va la fò vicinu a Filippo i sor Checcu.
Apre u cancellu e già pensava pe strada
Che se li preparava una dura giornata.
Quanno sta sotto a pianta è tutta na pensata
pia a scala e pe salì, ogni pirolu,
atè na messa cantata.
Chiappa ‘n mano un ramu e da na prima sforbiciata
Ne controlla la lunghezza, aresnira a foggia
E dice “mamma mia che meravigghia”.
Mo comincia a parla Filippu
E dice “si propriu un potatore senza difettu,
tu nun poti e piante ma li dipingi.
Si cume Giotto!
Te lo chiedo in ginocchio
Più pe favore che pe pagamentu
Che pure chi da me hai da fa un veru dipintu”
“ Quellu che mi dici, io so contentu,
però m’hai da crede, propriu nun aggio tempu”
Mi scuso co sti versi un pocu strani
Saluto il nostro potatore: Andrea Zaffarani
A Giuseppe Lazzari verrà assegnato il “sigillo civico” previsto dallo Statuto di Sant’Oreste da parte del Comune
Spesso ci si lamenta per la scarsa informazione sugli eventi (concerti, spettacoli, convegni, ecc.) che si svolgono a Sant’Oreste, non ritenendo sufficiente la distribuzione di volantini o l’affissione di manifesti per il paese.
Proposta: L’Amministrazione comunale potrebbe prevedere un servizio di sms con il quale informare i cittadini che ne fanno richiesta sugli appuntamenti culturali, ma anche su ordinanze e disposizioni di interesse pubblico.
Effemeride
Morti:
Menichelli Francesco (93); Riccioni Mario (60).
Mons. Giovanni Antonazzi di Morlupo, Fondatore del Centro Studi per la Storia dell’Alto Lazio.
A Mons. Il centro Studi Soratte dedicherà i due Convegni di Giugno. Ricordo di Mons. Antonazzi (Avvenire del 18/5 di Mauro Roncalli): “Il 16 Maggio è venuto a mancare Mons.Giovanni Antonazzi. Appena celebrata la Messa, l’Angelo della Risurrezione gli ha tolto la penna di mano e l’ha invitato a seguirlo. Morto dunque sul campo, in piena e lucida attività a servizio della Chiesa universale con titolo prestigioso di prete romano, ha subito scritto l’Arcivescovo Mons. Capovilla esprimendo il suo cordoglio al Vescovo della Diocesi di Civita Castellana, mons. Divo Zadi.” Con la sua morte se ne va uno degli ultimi sacerdoti eruditi che hanno attraversato il più recente secolo con uno spirito straordinario di dedizione alla Chiesa servita anche attraverso l’amore per la cultura. Molti i giovani laici o ecclesiastici ai quali Monsignore è stato molto vicino con consigli ed indirizzi. Con il suo Centro di Ricerche per la Storia dell’alto Lazio ha avvicinato molti giovani di Sant’Oreste che hanno così, potuto avviare studi e ricerche. Il Centro Studi Soratte lo vuole ricordare con l’immagine di una sua Messa a Santa Romana, circondato da giovani che stavano riscoprendo questo luogo sacro.
Per problemi di spazio (ahimé!!) il gioco enigmistico di Williams è rinviato al prossimo mese. Ce ne scusiamo con l’autore.

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