Storia locale di ricerche, studio ed altre attività culturali








I NUMERI ARRETRATI DEL GIORNALE POSSONO
ESSERE RICHIESTI AL CENTRO STUDI SORATTE DI SANT'ORESTE

Informazioni
Avventura Soratte ci ha inviato un resoconto sulla presenza turistica sul Soratte, nel Sabato e Domenica, dati rilevati da un registro firme, presso la Chiesa di San Silvestro nel periodo che va da Aprile 2002 a Marzo 2003. Totale firme sottoscritte nel registro n° 1766. Una presenza rilevante se si pensa che non tutti firmano e che la chiesa è aperta ai visitatori il Sabato e la Domenica per poche ore. La relazione ci informa ancora che i mesi con più frequenze sono i mesi primaverili autunnali ed anche alcuni mesi invernali. I dati di presenza più bassi, sono quelli estivi, giugno, luglio, agosto. E le informazioni continuano con le provenienze: ce ne sono 1001 da Roma, 283 dai comuni della Provincia di Roma, 156 provenienze estere, 315 altre provenienze. Come abbiamo visto i visitatori esteri, registrati, sono 156 di cui il 38% dalla Spagna, il 15 % dall’America, il 10% dalla Germania, il 3 % dall’Asia ed il 34% da altri stati europei, inglesi, francesi, polacchi e rumeni. Le presenze asiatiche dalla Cina, Giappone, Bahamas, India, Honduras, ecc. Un lavoro estremamente interessante quello svolto dall’Associazione Avventura Soratte in collaborazione con la Pro Loco, Provincia e Comune. Se si potrà aprire altri luoghi come si sta facendo con Santa Maria Hospitalis e speriamo con il museo, le dice di turisti avranno un pacchetto visite, ricco e sicuramente migliorabile.
Pubblichiamo con interesse un saluto del Sindaco alla Redazione del Giornale
Caro Franco,
sono usciti ormai diversi numeri del periodico “Soratte Nostro” e mi sembra che le finalità che venivano elencate nell’editoriale del primo numero, si stanno tutte perseguendo.
Lo stile del giornalino, l’attenzione per le problematiche locali, la passione per la cultura e l’arte locale, la valorizzazione delle bellezze ambientali e monumentali del nostro territorio, ripercorrono quanto di meglio esprimeva il primo “Soratte Nostro”.
Mi ricordo le immemorabili battaglie fatte sulle colonne del primo “Soratte Nostro”, da uno sparuto gruppo di allora, giovani studenti contro le cave che deturpavano il Monte Soratte. Battaglie, forse, impopolari perché venivano fatte in un periodo storico in cui non si teneva nella giusta considerazione la salvaguardia del nostro bellissimo Monte, anzi venivano viste con sospetto perché la chiusura delle cave avrebbe portato al licenziamento di quelle persone che ci lavoravano.
Abbiamo visto, poi, e lo stiamo vedendo adesso come, invece, quelle battaglie fossero sacrosante, come non sempre l’opinione della maggioranza sia di per se sinonimo di ragione come spesso succede che battaglie iniziali di poche persone, se giuste, alla fine divengano patrimonio collettivo. Grazie a chi, allora, riuscì a fermare la devastazione del Monte Sacro che oggi noi possiamo guardare con ottimismo al futuro di Sant’Oreste. Le potenzialità che offre il nostro territorio sono enormi; la riserva del Monte Soratte con i suoi camminamenti, gli eremi, le grotte carsiche, il particolare ecosistema che vi si trova, l’area militare, ormai facente parte a pieno titolo della riserva e da destinare a parco didattico per la Pace, il Tevere con il percorso fluviale da Sant’Oreste alla riserva Tevere Farfa, con i porticcioli già realizzati e con i battelli che possono solcare il fiume tra i due poli. La valorizzazione dell’olio di oliva, l’ottenimento del marchio DOP dal Ministero dell’Agricoltura. La nuova destinazione dei terreni già concessi alla cooperativa “allevatori tenuta di Ramiano” e riacquisiti dal Comune.
La realizzazione dell’Outlet Center. Con l’assunzione di ottocento persone e con un movimento di consumatori di circa due milioni di visitatori l’anno, con la speranza che questi visitatori divengano anche turisti. Ma su ognuno di questi temi si potrebbe aprire un dibattito, non mi sembra questo il caso. Spero di poter di nuovo intervenire sul Tuo giornalino per meglio affrontare questi argomenti.
Vorrei ritornare alle finalità che si prefigge Soratte Nostro; trovo giusto che vi sia anche il desiderio di far conoscere le cose santorestesi ai nostri concittadini che sono sparsi per l’Italia e il Mondo e che sono curiosi e vogliono essere informati sulle nostre cose. Questo era un obiettivo anche del primo Soratte Nostro. La formula del giornalino on line si addice benissimo a queste esigenze.
In conclusione Vi auguro buon lavoro e spero presto di essere di nuovo tra Voi.
Il Sindaco - Mario Segoni
Scherzi a parte
Messeri a pranzo con “vescovo”

Un giorno messer Marco e messer Massimo si ritrovarono a pranzo con sua Ecc.mo Rev.mo Vescovo. Parlando del più e del meno i due raccontarono di essere stati a Sant’Oreste ospitati a Palazzo Caccia. Il Vescovo si fece serio e disse con decisione “ma io sono il padrone di quel paese”.
I due rimasero allibiti dalla violenza con cui il Vescovo proferì quelle parole. Se ne ritornarono ai loro posti e da allora cercarono di non essere più scortesi.
Fatto realmente avvenuto nel 1568. Si sarà nei secoli ripetuto?
Toponomastica
Nella toponomastica del 1876 il vicolo alla sinistra di piazza Principe di Piemonte si chiamava "vicolo cieco" e vi abitava una sola persona; oggi rischiamo che diventi cieco affatto, chiuso da un cancello per non far uscire “i leoni”.
Gli eremi del Soratte cadono e sono senza padrone. Nessuno quindi che abbia la patria “podestà” e poter dire “sono io!”A questo punto occorre che accadda qualche cosa, altrimenti la sorte di Santa Lucia è segnata, come quella di Sant'Antonio.
Sant'Oreste
Oreste Malatesta
I santi Oreste sono due: entrambi operatori di pace.
Fino a poco tempo fà sapevo che il Santo Oreste non era mai esistito e che il nome del nostro paese deriva da una metamorfosi del nome di Sant’Edisto, soldato romano morto martire durante le persecuzioni di Nerone. Come è noto la trasformazione di Sant’Edisto è passata per Sant’Eristo, Sant’Eresto, Sant’Resto, fino all’attuale Sant’Oreste. In effetti il nome del nostro paese è connesso all’evoluzione del nome di Sant’Edisto, martire che è stato sempre legato al Soratte e venerato dal suo popolo.
Invece di Santi Oreste nell’antichità cristiana orientale ne sono esistiti due: il che mi fa particolarmente piacere, perché così potrò festeggiare l’onomastico ben due volte all’anno.
Il primo Sant’Oreste è quello venerato dalla comunità cristiana greco - melchita di Gerusalemme che lo festeggia il 14 aprile; praticamente da 2000 anni, considerato che Oreste fu uno dei primi discepoli di Gesù. (Sono venuto a conoscenza di questa solenne festa attraverso un biglietto della lotteria di Sant’Oreste - organizzata dalla comunità melchita di Gerusalemme -, che un mio amico, pellegrino in Terra Santa durante il periodo pasquale, mi ha regalato qualche anno fà.)
Oreste fece parte della schiera di quei 72 che Gesù designò e “li inviò a due a due avanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi” (Luca 10,1). Egli era uno di quelli che, per primi, annunciavano nelle città l’arrivo del Figlio di Dio e che curavano anche aspetti logistici molto concreti, quali il vitto e l’alloggio per il Signore e per quella parte dei discepoli che lo seguivano costantemente.
Oreste fu, pertanto, uno dei primi annunciatori di Pace, che Gesù, in questa come in altre occasioni, ha identificato con la sua stessa persona: “ecco io vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate né borsa né bisaccia, né sandali e non vi fermate lungo la strada. In qualunque casa entriate prima dite ‘Pace in questa casa” (Luca 10, 3 – 5).
Un secondo Sant’Oreste il calendario della Chiesa Cattolica Romana, festeggia il 9 novembre. Il suo simbolo è la palma della pace di Cristo.
Oreste di Tiana in Cappadocia era un cristiano che faceva il medico e che è stato martirizzato durante la persecuzione di Diocleziano. Di questo medico si sa che non rispettava i principi deontologici della corporazione dei medici pagani, che nella sostanza praticavano la stregoneria facendosi pagare lautamente dai loro pazienti. Oreste, invece, senza praticare la magia esercitava l’arte e la scienza medica curando tutti, senza distinzione di credo religioso, di censo o di razza, accettando, come compenso per le sue prestazione professionali, quello che essi fossero in grado di dargli, spesso lavorando gratuitamente e donando vestiti, cibo e medicine ai meno abbienti.
Agiva come Madre Teresa di Calcutta, che in ogni persona curata riconosceva Gesù bisognoso, essendo ogni uomo creato ad immagine e somiglianza di Dio.
Per tale motivo il popolo ricorreva numeroso alle cure di Oreste, sottraendo clienti ai medici pagani. E, poiché molti dei suoi pazienti, affascinati dalla sua fede e dalla sua carità, si convertivano al cristianesimo, anche le autorità politiche e religiose della zona si preoccuparono. Egli fu accusato di non riconoscere la divinità dell’imperatore, di non tenere nella giusta considerazione l’onorabilità delle autorità imperiali (politiche e religiose) e di stornare il popolo dall’adorazione degli dei pagani al Dio fattosi uomo. Fu pertanto denunziato come cristiano e diffusore della nuova fede.
Durante il processo, che lo condannò a morte, egli confessò di essere cristiano ed ottenne da Dio un prodigio che convinse il popolo riguardo alla divinità di Gesù Cristo ed alla falsità degli dei pagani: dalla sua bocca emise un soffio che fece volare le statue degli idoli come foglie, e le colonne del tempio pagano furono mulinate come fili di paglia. Gliela fecero pagare cara. Fu torturato e martoriato con i chiodi, poi fu trascinato da un cavallo per le strade di Tiana. Alla fine il suo cadavere sfregiato venne gettato in un fiume, dal quale lo trasse un misterioso personaggio, rivestito di una magnifica dalmatica.
Le sue reliquie furono composte nel luogo ove è sorto l'antico monastero di Sant'Oreste in Cappadocia. La fama di questo monastero è legata soprattutto al fatto che alcuni suoi monaci contribuirono alla formulazione del simbolo approvato nel 325 d.C. dal Concilio di Nicea (il Credo che professiamo durante la Santa Messa).
Risposta del Direttore
Grazie Oreste, ed anche se in ritardo Auguri. Ci ha fatto molto piacere il tuo articolo dedicato ai nostri omonimi santi. Sicuramente sono date da ricordare.
Taliarco risponde
Caro Vito la tua risposta alla mia osservazione (su quella che a me pare una “stonatura” tra le responsabilità istituzionali del Comune e l’espressione di idee personali sul giornale dell’Amministrazione) aggiunge elementi nuovi e del tutto condivisibili. Anzi al vecchio Taliarco fa tanto piacere sentire giovani con una sensibilità e una voglia di impegno, che temevo non esserci.
Il mio amico Orazio mi aveva scritto, chiedendomi se sotto la neve del candido Soratte ci fosse dolore e rabbia per questa guerra scellerata e ingiusta. La pace e il rispetto per l’uomo sono valori universali e eterni. E’ bello vederli vivere nei giovani di Sant’Oreste. Però sarebbe ancora più bello leggere le vostre belle parole su giornali indipendenti e leggere nel “periodico di informazioni del Comune” notizie su Sant’Oreste più che su Bagdad e Bassora, con tutto il rispetto.
La risposta di Alberto Graia
Con questa rispondo all’articolo del Sig. Marco Placidi, visto che mi chiama direttamente in causa. Anche io mio caro Sig. Placidi, potrei dire di non sapere chi è lei o da dove viene, visto che non ci siamo mai incontrati, ma non per questo credo che la sua voce sia meno importante di quella di un qualsiasi e sconosciuto cittadino, non del suo paese, ma di un paese confinante, Rignano. Ma una cosa posso dirle con certezza, mi sento Figlio di questo Monte, in maniera assoluta e questo non può togliermelo nessuno. Un mio difetto forse è sempre stato quello della poca voglia di visibilità, della poca voglia di pubblicizzare la mia presenza sul nostro amato Monte, percorrendo da più di 25 anni i suoi sentieri allora cosi poco conosciuti, e se avesse avuto il buon senso di chiedere, per esempio agli amici di Avventura Soratte o al Sig. Zozi, magari avrebbero potuto spiegargli il poco che ero e che sono. Mi ritengo in maniera immodesta il padre dell’arrampicata sul Monte Soratte e il mio impegno, e in questo lei ha ragione, cosi poco conosciuto, ha creato una zona di arrampicata che gode di una piccola frequentazione e notorietà, con apparizioni su riviste specializzate e su una guida. Portando al Soratte una pur minima, ma reale frequentazione di turisti che fanno della natura un ideale. La manutenzione dei sentieri di accesso alla falesia sono stati fatti sempre da me, in maniera solitaria e assolutamente priva di una pur minima pubblicità, e le assicuro che non sono state poco ore o pochi pomeriggi il tempo passato per creare questa zona. Così come per altri percorsi che nei miei passaggi ho sempre cercato di mantenere agibili, anche quando parlare di natura era pura utopia, e forse lo è anche ora. Magari non mi incontrerà mai nella piazza, ma magari percorrendo al tramonto un sentiero poco battuto, o una cresta rotta o un bosco nascosto mi potrà incontrare e cosi avrò il piacere di darle un mio biglietto da visita con allegato curriculum e credenziali, che per dovere di cortesia non continuo a scrivere su questo foglio per non annoiare lei e chi spero leggera questa mia. Per concludere, caro Sig. Placidi, credo che qualsiasi voce sia da ascoltare anche quella più nascosta, anche quella più sconosciuta. Sapevo che la mia posizione non sarebbe stata popolare, ma vede, io non cerco voti ne popolarità.

A presto Alberto Graia.
Varie
L’apertura della chiesa di Santa Maria Hospitalis ha avuto un eco sulla stampa nazionale. “Il Messaggero” del 26 marzo se ne è occupato. L’antichissima costruzione, che si trova poco fuori la cinta muraria del paese in località Porta Costa, risale al 1300 ma i suoi affreschi e il suo altare, di origine carolingia, sembra appartengono all’VIII secolo. L’apertura gratuita ai visitatori è prevista ogni domenica dalle ore 15 alle ore 17.
Il Monte Soratte: Sito di Importanza Comunitaria (S.I.C.)
Dott. Antonio D’Ayala

Come è noto il comprensorio del Monte Soratte appartiene al sistema regionale dei parchi e delle riserve naturali, ai sensi della L.R. 29 del 6-10-1997, adeguato con delibera di Giunta Regionale n.1100 del 2-8-2002 allo schema di piano dei parchi di cui alla D.G.R. n.11746 del 29-12-1993.
Ma l’importanza del Soratte và ben oltre; infatti un’estensione di 300 ha, ossia gran parte della riserva, è il proposto Sito di Importanza Comunitaria (d’ora in avanti pSIC) IT6030014, denominato « Monte Soratte », previsto dalla Direttiva Habitat 43/92, recepita in Italia dal regolamento di attuazione D.P.R. 357/97 per la costituzione della rete di aree protette Natura 2000.
Gli esperti incaricati dalla Regione Lazio nell’ambito del progetto Bioitaly hanno redatto nel 1995 la scheda pSIC relativa al Soratte (aggiornata nel 1998), individuando sei classi di habitat, secondo la codifica convenzionale NUT-Eurostat, appartenenti alla regione biogeografica mediterranea. L’area designata pSIC è senza relazioni spaziali con un altro sito Natura 2000 (il più vicino è Nazzano-Tevere Farfa).
Successivamente la Regione, ha richiesto la designazione pSIC al Ministero dell’Ambiente.
Quest’ultimo ha proposto il Soratte, insieme agli altri pSIC italiani, alla Commissione Europea entro il termine giugno 1998, e pertanto essi saranno designati ufficialmente dal Ministero dell’ambiente come Zone Speciali di Conservazione (ZSC) per il 2004.
L’obiettivo della rete Natura 2000 è in definitiva un sistema coordinato e coerente di siti Natura 2000, ossia ZSC e ZPS (Zona di Protezione Speciale prevista dalla Direttiva Uccelli) sul territorio dell’U.E.
I siti Natura 2000, come appunto il Monte Soratte, diventano allora delle aree nelle quali la realizzazione dello sviluppo sostenibile e durevole deve essere attivamente ricercata e praticata attraverso progetti integrati che riflettano in modo puntuale le caratteristiche e le aspettative locali.
Effemeridi
Dati dei morti, dei nati e dei matrimoni dei mesi Gennaio-Febbraio-Marzo
Dal 1° Gennaio 2003 questo il numero dei nati e dei morti. Matrimoni non ce ne sono stati.
NATI: n° 6 di cui 2 maschi, 4 le femmine. MORTI: n° 5 di cui 3 maschi, 2 femmine.
Il decalogo per la gestione delle Aree Protette
M.D.I.

Ci arriva dal Parco del Garraf in Spagna un documento riportante le “conclusioni” del seminario “Governabilità nelle aree protette: il ruolo delle istituzioni nel contesto mediterraneo” tenutosi a Castelldefels (Barcellona) lo scorso 29 e 30 novembre 2002.
Il contenuto possiamo riassumerlo in un decalogo, sicuramente limitativo rispetto al documento completo che resta comunque disponibile a richiesta per chiunque voglia approfondire l’argomento:
I Processi di governabilità devono includere una programmazione ed essere integrali e complementari, nella ricerca di modelli di cogestione.
La gestione del territorio deve integrare la salvaguardia di processi ecologici e di valori culturali, con una speciale attenzione agli ambiti legali e alle strutture istituzionali e amministrative che possono permettere una coordinazione tra le istituzioni e i vari settori economici coinvolti.
I valori culturali devono essere un punto di riferimento fondamentale nelle politiche di governabilità, specialmente nelle zone in cui tali valori si conservano meglio.
Esistono elementi come la qualità ambientale o naturale che si considerano intangibili e che possono entrare in conflitto con altri elementi della gestione del territorio, come la creazione di infrastrutture (tangibili). La governabilità deve favorirne l'inclusione sia nella valutazione, sia nella gestione degli spazi naturali.
Esistono diversi modelli di gestione per gli spazi naturali, ma solo alcuni permettono una gestione efficiente, come quelli che dispongono di vari organismi partecipativi e di cogestione, per esempio comitati di gestione, organi partecipativi o gruppi interdisciplinari.
Una ONG esperta, conoscitrice del territorio, degli spazi protetti e della realtà sociale, può favorire la confluenza delle sinergie positive di tutti gli agenti sociali ai fini della gestione dello spazio naturale.
Conoscere gli aspetti culturali e il carattere della popolazione locale permette l'avvicinamento delle posizioni di quest'ultima e dei gestori. È importante tenere in considerazione gli utenti, specialmente l'importanza dei programmi diretti a settori specifici della popolazione.
Gli organi di gestione delle Aree Protette dovrebbero riflettere il pluralismo politico, territoriale e sociale.
La gestione partecipativa e amministrativa può essere favorita con intese di gemellaggio e reti, come nel caso dell'ambiente marino delle Zone di protezione speciale di interesse mediterraneo.
La governabilità deve servire per meritare la fiducia della popolazione.
Rubrica Archivio
Il giornale uscì la prima volta il 15 Agosto 1964.Fu un parto faticoso, quello del primo numero, stampato la notte di Ferragosto con un ciclostile a Rignano. Pochi ci credevano; il parroco, Don Germinio ci aveva aperto tutte le porte.
Così inizio la prima esperienza di un giornalino locale a Sant’Oreste, rivolto ad informare i santorestresi in ogni parte si trovassero. Il giornale gli veniva spedito. Di quelli anni vogliamo ridare la copertina prima graffita su matrice poi stampata.

L’angolo del dialetto
(dall’archivio di Soratte Nostro)

D’inviernu tutti stevono lippe e case a arescallassi intorno au camminu. U freddu era tantu e quanno si boccava lippe casa erano tutti increduli. E mano rosce e i piedi cumo do zocchi. Daglie a fa focu co quelle poche lena che tata eva portatu da fo, li a u caminu ci faceva pure fume, così quanno era sera puzziamo tutti i fume.
Sotto u suffittu, li co una stanga, c’erano do salcicce a seccassi; erano propriu doi cumè ce magnano pianu pianu. U porchettu liamo ‘mazzatu a dicembre ma durava pocu; l’onza si lasciava pe pasqua, a ventresca si consumava pe fa a pasta e tuttu u restu si usava pe magnà, co u grassu ci si faceva u sapone, certe vote a lonza a pasqua nun ci ‘rivava.
Se fioccava e cose si mettevano male; e lena erano poche,.Toccava ‘rotularsi li a e cianche i stracci pe falle sta calle. Pe i munelli era un divertimento; a scola nun ci ghivono e co a neve ci facevano pure a grattachecca.”
Le gallerie ed i “gladiatori”
Ne abbiamo sentite tante sulle nostre gallerie, ma questa è veramente l’ultima. Secondo una inchiesta televisiva sarebbero state sede di esercitazioni della “GLADIO”, durante il sequestro Moro. Ai cercatori d’oro, agli amanti delle sette esoteriche, ai depositi di scorie, mancavano solo i Gladiatori.
Segnaliamo la mostra fotografica “Paisatge i figures” di Carlo Portone che si terrà a Begues (Spagna) nei giorni 10-11-17-18-24-25 maggio 2003.

L’esposizione è sponsorizzata dalla Banca “CAIXA DEL PENEDES” ed organizzata dal Comune di Begues.

Mario Bartoli - Disegno a penna
Palazzo Caccia Canali



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