Storia locale di ricerche, studio ed altre attività culturali








I NUMERI ARRETRATI DEL GIORNALE POSSONO
ESSERE RICHIESTI AL CENTRO STUDI SORATTE DI SANT'ORESTE

I personaggi dell'età di Silvestro (2). Costanzo Cloro.
di Marco Ciampani
Costanzo Cloro fu il padre di Costantino. Combatté sotto l'imperatore Gallieno (260-268 D.C.) sul Danubio, stante la minaccia dei Goti; poi sotto Claudio II il Goto ed infine sotto Aureliano, sia sul Danubio che nello stato medio orientale di Palmira, contro la regina Zenobia. Incontra Elena, ostessa in un “stabulum”, ovvero stazione di cambio di cavalli, adattata ad osteria. A Naisso, città dei Balcani, Elena partorisce un figlio, Costantino, ma pare che Elena non fosse regolarmente sposata con Costanzo Cloro. La madre di Costantino ebbe tanta influenza sul figlio, essendo fervente cattolica. Elena stessa fu al centro del ritrovamento della reliquia della Croce di Cristo a Gerusalemme. Secondo gli atti di Silvestro, Elena fu filo-ebraica, e viene riportata negli atti una corrispondenza tra Elena e Costantino, convertito al Cristianesimo, in cui si decise di fare una disputa tra ebrei e cattolici, in particolare tra Silvestro papa e dodici rabbini. Costanzo Cloro, secondo i panegirici, era figlio di Claudio il Goto, imperatore, ma quando divenne imperatore Diocleziano, dopo le guerre tra Diocleziano stesso e Carino (284 D.C.), Costanzo Cloro era ufficiale di questo imperatore. Morto quest'ultimo a causa di una vendetta intestina, Diocleziano invia Costanzo Cloro sul Reno agli ordini di Massimiano, tetrarca. Quando Diocleziano fondò la tetrarchia, un Governo retto da quattro tetrarchi, due Augusti e due Cesari, Costanzo Cloro, padre di Costantino, fu fatto Cesare dell'occidente. Come prevedeva l'ordinamento di Diocleziano, i due Augusti dovevano ritirarsi per far posto ai due Cesari che a loro volta divennero Augusti, con il nome di Giovio ed Eraclio. Costantino, intanto, cresceva nel palazzo di Diocleziano a Nicomedia, in Siria, ma fiutando il pericolo dovuto ad un incendio nel palazzo dell'imperatore di cui furono resi responsabili i Cristiani il giovane Costantino scelse di fuggire, azzoppando alle stazioni di posta per il cambio dei cavalli le bestie per non venire raggiunto ed ucciso. Più tardi, nel 306, Costanzo Cloro non stà bene. Insieme al figlio salpa per la Britannia. Ben presto il male lo costeggia alla resa e con la moglie legale, Teodora, imparentata con Massiminiano Augusto, ed i suoi figli, Costanzo Cloro morì a 56 anni.
PALO ABBANDONATO NEL CENTRO STORICO
Occorre riaprire il contenzioso ENEL per pulire il Paese da pali, paline ed altre cose dimesse, da cavi che deturpano le facciate delle nostre case e ciondolano troppo pericolosamente dai muri.
Contrappunto. Sant'Oreste e Begues si incontrano.
Di Claudio Salvucci

Ho letto con attenzione quanto scritto dall'Assessore ai Servizi Sociali Moreno Paolucci nell'articolo pubblicato sul periodico del Comune di Sant'Oreste “Spazio Comune”.
L'articolo inizia così: siamo alla vigilia di un importante quanto significativo evento per Sant'Oreste: l'incontro tra ragazzi di due diverse nazioni, con le loro esperienze di vita e costumi. Sono rimasto amareggiato nel constatare che tutto l'articolo è stato impostato come se l'iniziativa fosse stata ideata e sviluppata oggi dall'Assessore Paolucci e non si sottolinei invece che il “significativo evento” sia il seguito in primo luogo del Gemellaggio (termine mai usato nell'articolo) tra Sant'Oreste e Begues e non si evidenzi altresì che l'iniziativa non è altro che il prosequio di un programma di attività definite subito dopo la sottoscrizione del patto di Gemellaggio avvenuta nell'ottobre 2001. Tra le varie iniziative intraprese, vanno ricordate: la visita della Banda Musicale Innocenzo Ricci, della Corale Rosa Proserpio, della Coral Montau di Begues, la presentazione a Begues Expò dei nostri prodotti tipici e di materiale fotografico-informativo, l'esposizione fotografica di C.Portone, la presenza dell'Ass.ne Avventura Soratte ad alcune manifestazioni nel Parco Naturale del Garraf a Begues. Anche il “significativo evento” fa parte delle attività sopraccitate ed è frutto di due precedenti e positive esperienze di interscambio a cui hanno partecipato un cospicuo numero di ragazzi e ragazze, che hanno peraltro dato vita a rapporti interpersonali tra alcune delle rispettive famiglie. Sia chiaro che non contesto lo spirito dell'iniziativa ma ritengo però corretto che qualsiasi iniziativa tra il Comune di Sant'Oreste e la città di Begues debba ricadere nell'ambito delle attività di “GEMELLAGGIO” sancito con la sottoscrizione di un patto dai Sindaci delle due città in presenza delle rispettive delegazioni. Anch'io spero e mi auguro che queste iniziative, anche frutto di passate esperienze, possano avere un lungo seguito e possano determinare ulteriori rapporti di interscambio di ogni genere, ma possano, soprattutto, far nascere rapporti di sincera amicizia come quelli già esistenti. Sono numerose infatti le persone di Sant'Oreste e Begues che si contattano e si frequentano partecipando a manifestazioni, feste e ad eventi anche privati. Alla festa della Madonna di Maggio di quest'anno erano presenti due famiglie provenienti dalla da Begues e da Barcellona.
Sant'Oreste 4 giugno 2005
L'Attore
di Massimo Mirani
La irresistibile ascesa di “Za la mort” (cortometraggio interamente girato a Sant'Oreste): Gennaio 2003: Premio Corto Lazio come miglior sceneggiatura. Luglio 2003: Premio Cittadella del Corto, Trevignano Romano. Luglio 2004: Presentazione e proiezione a “cinema sotto le stelle”
Settembre 2004: Proiezione alla notte Bianca di Roma (Isola Tiberina). Aprile 2005: in concorso a Istanbul International short film days. Aprile 2005: in concorso a Roma Indipendent film Festival (proiezioni a Nuovo Cinema Olimpia e stazione Termini). Lento ma inesorabile “Za la Mort” prosegue la sua faticosa marcia…ora (pare) gli Stati Uniti…e poi ancora a Roma a Trastevere, in piazza S.Cosimato il 3 Giugno.
GRAFFITI METROPOLITANI

Per l'arredo Urbano, consigliamo scopa e ramazza.

Abbiamo visto i Vigili davanti alla Coop, ne siamo felici. L'ordine è ordine ed è giusto che tutto il paese senta una presenza.

Asfaltata un tratto di strada che porta al Percorso Vita. Bene speriamo che mettano un contenitore per rifiuti…………..

Polverino ovvero il festival della “mondezza”. Quando puliamo i cassonetti e la sterpaglia così da Giungla.

Cassonetto Verde a guardia di Palazzo Caccia Canali Il corpo di guardia è cambiato da una pattuglia di trespoli ad un “elegante” cassonetto verde ecologico”. Miracoli dell'arredo urbano!!!

Un lettore ricorda che durante il ventennio in piazza Canali De Rossi sul Frontale del Palazzo che fa da quinta al Vignolesco palazzo Caccia, c'era la scritta: “E'L'ARATRO CHE TRACCIA IL SOLCO E' LA SPADA CHE LO DIFENDE”. Se ne vedono ancora delle piccolissime tracce. Piazza diventata anonima dopo lo spostamento, negli anni 30, del monumento ai caduti e negli anni 50-60 dell'istallazione dei Bagni pubblici. Per molti anni sede di cinema all'aperto,con le sedie portate da casa, per la festa di S.Nonnoso. Oggi bo!
La Madonna di Maggio. Ritrovarsi
Di Giorgio Boari Ortolani
La festa della Madonna di Maggio è da sempre, nel nostro paese, un appuntamento nel quale trovano spazio religiosità, tradizione, arte, cultura, folclore e economia. E le immagini della edizione 2005, mi sembra restituiscano alla perfezione proprio quel modello di festa dove la tradizione viene riletta in chiave attuale, ma senza nostalgie perché la profonda filosofia che sostiene i due giorni di celebrazioni si manifesta sempre con vivacità e partecipazione. Quest'anno, più degli altri, è sembrato che i cittadini abbiano voluto riscoprire e ritrovare la propria identità nella festa ed abbiano rispolverato l'appartenenza non consumistica godendo di due giorni in assoluta serenità, non distolti da eventi particolari o da appuntamenti eccessivamente impegnativi. Una festa paesana vissuta alla paesana nel senso più nobile del termine a cui ha fatto da sfondo un clima di massima socializzazione e del piacere di “riconoscersi” santorestesi. Ed anche i tanti pellegrini e turisti, come al solito, saliti a Sant'Oreste per l'occasione, hanno colto e rispettato questo significato.
Il quarto moschettiere ci riprova e non lo deludiamo.

Sogno di una cattedrale mai esistita.
De Il Quarto Moschettiere
Ho sognato e nel sogno credevo di andare lontano, ed invece restavo sempre qui, intorno al mio paese. Immaginavo una vita, un futuro, dei figli da crescere qui per i boschetti della montagna, tra i vicoli. Non ricordo il nome della Cattedrale, oh, si,….ora la vedo,o no,….assolutamente, è solo la Chiesa di San Lorenzo. I bambini continuano a rincorrersi, poi volavo via e arrivavo a Porta Valle, i soliti anziani che parlano seduti sulle solite panchine, grezzi e veri come questo bellissimo paese. E poi eccola, di nuovo, la Cattedrale, è….no, non è lei, è solo la nostra montagna, che ci innalza e ci rende fieri. Ora torno a volare e scendo verso il “fiume”, perché è così che lo chiamiamo noi, non Tevere. Le gite da ragazzi, le scampagnate “giù al fiume”, che bei posti, però ecco che ritorna quell'immagine, un lampo accecante, violento…, ma anche questo non è, questa volta è l'arco di Porta Valle, simbolo dell'unità di questa nostra forte Comunità. Un ultimo sforzo…la nebbia…, sono legato al presente, davanti vedo solo nebbia… Non riesco a risalire al paese, non ci sono più i bambini…cavolo il futuro è scomparso. Vedo gente in giacca e cravatta che chiede scusa, vedo strisce rosse su pantaloni neri…la nebbia….Lampeggianti e sirene…..nebbia. Non è il mio futuro, è solo una delle tante speranze che si spegne. Eccola ora, è nitida la Cattedrale, imponente come quella di San Pietro, ma questa è simbolo di un futuro di plastica, bella sfarzosa come i barocchi spagnoli, piena di gente….qualcosa li accomuna tutti, la gente e la cattedrale, sono sogni: sognavo l'outlet.

Caro amico attento a non perderti nei sogni (ndr).
Effemeride.
Morti:
De Iulis Luigi - Abballe Mario
Matrimoni: Cecchini Alessandro - Abballe Valentina; Pompei Eleonora - Bucci; Nadia Bagarini - Alessandro Scamponi; D'Achille Carlo - Poeta Letizia; Acqua Giuseppe - Menichelli Sara.
NOTIZIARIO

> La costituita Consulta dei beni culturali sta lavorando per un quadro generale degli interventi a difesa e salvaguardia. Particolare attenzione al Centro Storico a cui si rivolge un attenzione particolare affinché non venga continuato ad essere manomesso, specialmente oggi che abbiamo, fra poco operativo, il piano di recupero che comprende norme che riguardano i più importanti palazzi storici.

> Orgoglio a Sant'Oreste. La prossima “fiction” invernale di Orgoglio avrà come scenografia “e trombette di porta la dentro”. Zona già resa famosa dal Pinocchio di Comencini, da Italian Secret Service e dal Film “Sequestro di persona“ con Franco Nero. Questi luoghi così particolari sono una testimonianza importante della cultura contadina. Vanno espropriati, consolidati ed utilizzati quale museo all'aperto per evitare che ne nascono le solite costruzioni. Speriamo che nel prossimo piano regolatore ci facciano “un pensierino”.

> Anche Soratte Nostro applaude al riconoscimento: Sigillo Civico, che il Comune, quest'anno, ha conferito al “glorioso” Comitato Festa della Madonna di Maggio.

> Soratte Nostro si associa al gradimento dei cittadini che come al solito hanno apprezzato il bel concerto della Banda Innocenzo Ricci, tenuto in piazza alla vigilia della Madonna di Maggio.

> Il 26 Giugno pomeriggio musicale offerto dalla Proloco e Comune di Sant'Oreste con il concerto d'archi “HARMOS” alle ore 18 presso il teatro comunale. Verranno eseguiti brani musicali che come un vascello ideale attraversa i vari periodi della storia della musica, l'epoca classica, il primo romanticismo ed il novecento storico.
Cantando la storia del Risorgimento Italiano
Di Maurizio Sersanti
Nel periodo che va dal 1842 al 1851 Giuseppe Verdi scrive una a volte due opere l'anno, lasciando così una particolare testimonianza, non dei fatti o degli eventi che accadevano intorno a lui, ma dello spirito di quel tempo. Utilizzando il mezzo che aveva a disposizione, cioè la musica, compone un messaggio con cui trasmette: stati d'animo, sensazioni, effetti ai suoi contemporanei, ma anche a noi che lo ascoltiamo oggi. Nel concerto della “Corale Rosa Proserpio“ per i festeggiamenti della Madonna di maggio tenutosi nella chiesa di S.Biagio tra il repertorio eseguito ci sono stati dal Nabucco, “gli arredi festivi “ e “Va Pensiero “ (la prima avvenne a Milano il 9 marzo 1842) da, I lombardi alle crociate, “O signore dal tetto natio“ (la prima avvenne a Milano l' 11 febbraio 1843), da Gli Ernani, “Si ridesti il leon di castiglia“ (la prima avvenne a Venezia, il 9 marzo 1844). Verdi scrive questi brani in una situazione politica esplosiva, caratterizzata da un fermento insurrezionale e un diffuso stato d'animo di riscossa nazionale. Siamo infatti nel periodo subito antecedente la prima guerra d'indipendenza, dopo l'insurrezione di Genova, e la conseguente repressione austriaca, la condanna di Pellico e Maroncelli. Giuseppe Verdi rappresenta musicalmente l'insurrezione, irrompono sulla scena e sono sempre presenti vasti cori, e orchestre monumentali, quasi a rappresentare tutto il popolo a reclamare la propria libertà.
Nel Nabucco nel brano “gli arredi festivi”, Verdi divide il coro in sette voci che investe il pubblico intonando la rabbia e la preghiera, così come i lombardi alle crociate, o la marcetta degli ernani, dove basta sostituire la parola “Italia “ alla parola “Iberia“ per capirne il senso. Non c'era barricata in Italia che non intonasse queste arie, Verdi è stato sicuramente la colonna sonora del risorgimento italiano. E questo spirito che ci trasmette tuttora è confermato da un aneddoto che ho ascoltato proprio ultimamente. In una registrazione radiofonica del Nabucco effettuata 4 anni dopo la fine della seconda guerra mondiale a Napoli durante l'esecuzione al teatro S.Carlo, nel momento in cui veniva intonato il “Va Pensiero“ gli spettatori si alzarono in piedi e iniziarono a gridare viva l'Italia, viva la libertà, per il trasporto sentimentale che il brano riesce ancora ad infondere in chi l'ascolta.
BRANCA LEON
A Monte i ferro sono cominciati i lavori di fortificazione e di difesa. Brancaleone, colto da un Temporale è impantanato nei pressi della tenuta di Versano, ha utilizzato il castello per una breve sosta ma tiene sotto controllo le mosse del re de Prata e del suo sponsor Tuttisanti. L'area è sempre più destabilizzata. Si aspettano “a frotte” i rinforzi a Tutti Santi. Brancaleone è preoccupato. Ha organizzato un summit con tutti gli alleati. Ha bisogno di tempo, di altri alleati. Il Castrum Pontiani non è lontano. Insieme agli altri Castelli, di Cusignano, a ridosso del Tevere e Poggio della Merla riuscirà a bloccare l'espansione de u re de Prata, Tutti i Santi ed accoliti. Ora la battaglia si fa più conflittuale e diplomatica per quanto riguarda l'alleanza con il Castro di Pontiano, osteggiata dalla sinistra Unione dei Comuni. Nel prossimo numero vedremo l'evolversi della disputa.
Il re dei Franchi sul Soratte
Di Oreste Malatesta
Il Soratte è uno dei pochi luoghi d'Italia in cui sono presenti preziosi frammenti di arte carolingia. L'altare della Basilica di San Silvestro è ornato con bassorilievi marmorei che rappresentano i classici disegni floreali di quell'arte. Anche nella nicchia sotto l'altare sono visibili marmi di finissima fattura, lavorati da maestri carolingi di altissimo livello. Il motivo della presenza sul Soratte di tale arte è legata al fatto che, nel 747, il Re dei Franchi, Carlomanno, abdicò a favore di suo fratello, Pipino il breve (il padre di Carlo Magno), per ritirarsi monaco sul Soratte. Secondo lo Jedin egli fondò un nuovo monastero, mentre secondo il Dawson egli si fece monaco benedettino in un convento già preesistente. Probabilmente Carlomanno ricostruì il convento distrutto dai Longobardi nel 740. Quando il loro re Liutprando destituì il duca di Spoleto (Trasmondo), questi trovò rifugio presso il Papa, il quale si rifiutò di consegnare il suo ospite. Per ritorsione i Longobardi fecero razzie nelle zone vicine a Roma. Mi ha sempre incuriosito scoprire il motivo che spinto il re franco a lasciare il governo della seconda potenza mondiale allora esistente (la prima era l'impero romano di Bisanzio) ed a farsi monaco. Il padre Carlo Martello (quello che aveva battuto, nel 732, i Saraceni a Poitiers) aveva lasciato ai due figli un regno tanto vasto, che per governarlo fu necessario dividerlo in due: la parte occidentale toccò a Pipino, la parte orientale al primogenito Carlomanno. Gli storici segnalano che Carlomanno era il più religioso del carolingi: fu quello che protesse con più convinzione l'opera del grande evangelizzatore della Germania, San Bonifacio. Tuttavia nulla faceva pensare che questo re e guerriero, di aspetto bellissimo, si sarebbe fatto monaco, egli che, nei suoi 7 anni di regno, aveva dimostrato energia, realismo, saggezza ed intelligenza politica. Fu un fatto clamoroso: è come se oggi Tony Blair o Vladimir Putin lasciassero la politica per ritirarsi in convento. Di Carlomanno si conosce molto fino alla fatidica data del 747, quando abdico a favore del fratello, il quale, così, poté riunire il grande regno dei Franchi, che, poi, con Carlo Magno, divenne il Sacro Romano Impero. Ma dopo che entrò in convento sul Soratte di Carlomanno si hanno poche notizie. Si sa che restaurò il convento di Sant'Andrea in Flumine, a cui, secondo il Chronicon, donò il "Fundus Seriani" (Soriano nel Cimino) e un "Fundus Corbiani". Il che significa che Carlomanno aveva dotato i monasteri di San Silvestro e di Sant'Andrea di ingenti beni che amministrò con le capacità proprie di un uomo di governo quale egli era. Probabilmente il suo trasferimento a Montecassino, ove morì, è stato determinato dalla necessità di assegnare anche a quel monastero un buon amministratore. Dietro la sua vocazione religiosa vi è l'influsso di uno dei più grandi santi del medioevo, San Bonifacio, il cui esempio aveva affascinato il re franco che l'ha seguito anche nella forma di vita: il celibato consacrato. Questi venne a Roma più volte per incontrare i pontefici romani, che gli avevano sempre concesso appoggio e conforto in quell'impervia avventura della evangelizzazione dei popoli germani. Si ritiene che, in uno di questi viaggi, nel 746, Carlomanno lo accompagnò e fece visita al Papa Zaccaria; il quale, probabilmente, gli chiese di restaurare, sul Soratte, il convento distrutto dai Longobardi, fieri avversari dei Franchi. Il Soratte, peraltro, si presentava, agli occhi dei due santi amici, come il luogo ideale per una fondazione: i monasteri fondati dal santo monaco e vescovo era posti su alture isolate e ben difendibili dagli attacchi allora frequentissimi di popoli che erano abituati a razzie sanguinose: i Vichinghi nel nord Europa, i Saraceni nel sud ed i Longobardi nel centro Italia. A ciò va aggiunto che il Soratte era considerato il monte dei santi. Nel primo medio evo fu teatro di un grande fermento religioso, perché diversi ordini monastici decisero di costruirvi i loro cenobi. Per tale motivo i Papi riservarono sempre una particolare attenzione al nostro monte: il primo monastero sembra sia stato fondato dallo stesso San Silvestro, ma questo cenobio fu distrutto dall'imperatore Giuliano l'Apostata; San Damaso papa fece ricostruire il convento ove abitò anche San Nonnoso; ma anche questo fu distrutto, come detto, dai Longobardi. Carlomanno ha lasciato lo scettro regale dei Franchi, ma si è seduto sul trono del Soratte!
MEDITAZIONE DEL MESE

Se, come insegna qualche filosofo contemporaneo “ l'uomo è ciò che guarda” e non ciò che pensa,….allora siamo fritti.
Anche la cisterna ai piedi di Palazzo Canali è storia.
Di Giorgio Boari Ortolani
Possiamo continuare a “fare cultura” limitandoci ad attività, pur meritorie, come mostre, concerti, spettacoli? Io credo che questa sia ormai un'immagine limitante del paese e del cosidetto “fare cultura”. Le descrizioni che abbiamo e che facciamo di Sant'Oreste non mi sembra corrispondano più allo stato attuale del paese anche in considerazione della prospettiva di lancio e di sviluppo che alla cittadina si vuole dare. Anzi, i vecchi e abusati stereotipi translucidi e addomesticati che si danno…sanno molto di stantio. Ma, chiedo, se il paese sta cambiando e si è inserito nell'autostrada del rinnovamento, non occorrerebbe allora una politica culturale più potentemente proiettata alla promozione della nostra identità, della nostra cultura e della nostra tradizione in qualsiasi forma esse si presentino? Parliamo, per esempio, della cisterna ritrovata recentemente ai piedi di Palazzo Canali. Che il paese si è sviluppato nei secoli su stratificazioni, è noto. E se è noto, è altrettanto pacifico che tutto questo contesto vada studiato, analizzato, catalogato, discusso, confrontato. E questo va fatto prima di iniziare qualsiasi recupero altrimenti il rischio di non recuperare, in termini scientifici, è direttamente proporzionale alla distruzione. Ciò vale per l'architettura, la scultura, la pittura ecc., insomma per tutto quello che è inerente al passato e vogliamo recuperare. La metodologia pretende rispetto. Per la cisterna…, sono state eseguite ricerche storico-architettoniche preliminari?, doverose ed inevitabili per cercare di capire il contesto, la funzione della cisterna, il periodo di riferimento storico, il sistema di costruzione? Essa era peesistente a palazzo Canali? Fungeva da deposito di acque refluee, da pozzo nero? Sottovalutare, o peggio, escludere la valenza storica dei reperti rinvenuti, inoltre, può contribuire a confondere ancora di più le già scarse notizie. E gli interventi di risanamento in base a che cosa sono stati eseguiti? Quali i criteri? Non entro nel merito dei lavori né sulla scelta dei materiali utilizzati, ma certo sarebbe interessante sapere se esiste una documentazione grafica, una mappatura reale del prima e del dopo. Chiedo, per esempio, il muro contiguo alla cisterna, a cosa serviva? Il lettore capirà da solo che le domande e gli interrogativi sono tanti e tutti meritori di risposta. Stiamo infatti parlando di una struttura forse preesistente e contigua a Palazzo Canali, cioè al gioiello architettonico di Sant'Oreste. Da parte mia sono sempre più convinto che l'approssimazione non si addice alla ricerca storica e perciò sento mio dovere civile e culturale spingere sulla documentazione scientifica probante perché solo essa, una volta interpretata, darà risposte certe. Dobbiamo lavorare sui documenti archivistici e sulla bibliografia proprio per non farci sfuggire di mano occasioni di indagine storica come quella presentataci dalla “cisterna”. Per dirla tutta, caro Franco e caro sindaco, parliamo pure di balconi e di tettoie, ma non buttiamo via la nostra storia…
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