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I NUMERI ARRETRATI DEL GIORNALE POSSONO
ESSERE RICHIESTI AL CENTRO STUDI SORATTE DI SANT'ORESTE

Siamo giunti al numero 50 di un foglio che è entrato nella cultura del paese. Foglio di informazione e di cultura che ha suscitato ampi dibattiti condivisi e non, polemiche e satira nella tradizione dei fondatori della testata. Tutto in un modo rispettoso e libero. La novità era stata la sua collocazione on-line, prima sul sito della Pro Loco, ora sul sito del Centro Studi Soratte www.centrostudisoratte.com Associazione Culturale nata molti anni fa per lo studio, la ricerca e la difesa del nostro patrimonio storico artistico. Si ringraziano i tanti amici che hanno voluto aiutarci in questi anni e che ora stanno permettendo la ristampa tipografica del giornale
NOTIZIARIO

- Il 2 Marzo importante convegno promosso dall’Università della Tuscia sulle scoperte archeologiche ed ambientali. Si è parlato anche della Grotta Antica trovata alle falde del Soratte per la sua importanza speleologica e la storia che sta raccontando.


- Il 4 Aprile Concerto di una corale americana in tournée. Appuntamento alle ore 21 presso il teatro. L’evento è promosso dall’Ass.ne Pro Loco, dal Centro Studi Soratte, dalla Corale Rosa Proserpio e dal Comune di Sant’Oreste.

- In corso la scuola di musica per imparare a suonare l’organetto ed i primi approcci ai ritmi del tamburello: Tre volte al mese, il lunedì, presso la Pro Loco dalle ore 20 alle 22.

- Buona la risposta dei “navigatori” al nuovo sito del Centro Studi Soratte: www.centrostudisoratte.com – Trasmetti la tua e-mail per ricevere a casa il SNN.

- La festa della Madonna delle Grazie quest’anno si svolgerà Domenica 22 Aprile. Ricordiamo che tradizionalmente viene anche chiamata “festa della montagna” in quanto tutte le manifestazioni si svolgono sul Soratte.

- Prossimamente verrà pubblicato un importante lavoro di Marco Ciampani sugli affreschi della chiesa di San Silvestro sul Soratte. Su questo numero una recensione del Ciampani al libro di Alberto e Marco Carpiteci pubblicata anche su “l’Avvenire”. bientali!

I nuovi poeti
Le fonti di Innocenzo Abballe
Se a fa u giru de fonti andrai
Hai da sta attentu a quellu che troverai!
Se nun ti porti a ronca cu marracciu
Quanno si rrivatu li u fontanile
Si tuttu sfittucciatu,
si diventatu cumo u stracciu.
Quelli che si vengono a fa ‘na scampagnata
Nun si rendono contu i quantu sta robba atè abbandonata.
E se ti pia l’arsura?
A beve hai d’avè paura
Cumè l’ortica abbonda li allatonna e pe potè beve
Ta da fa a grazia a madonna.
M’ha recordo quanno ero munellu
Che intorno a le fonti
Atera un pipinaru.
I vecchi areccontavano questu e quellu
E chitunu ti faceva pure l’indovinellu.
Questa era la mia infanzia.
Mo che l’era atè cambiata
Nun pozzo pensa che sta cosa va scordata
Insomma ste fonti so un bene comunale,
ma vengono lasciati a morì. Cumo un animale!

Marzacciu
di Bartoli Stefano (coyote)
Marzu ate un mese scelleratu
A matina nu nu sai se scappa cupertu o scamiciatu
Decidi da ghj fo’ perche’ ate un giornu bellu
Ma po so’ mpicci se nun ciai l’ombrellu
I cristiani a portavalle già stanno a callarina
E hanno levatu pure a magghja i lana,
ma nun vi fidete i stu mese scempriciottu
perche’ ci mette pocu a favvi fa fagottu.
Pe falla corta diceva be’ lu proverbiacciu’
“Se ciai che zoccacciu
Tiettulu pe’ marzacciu”
Recensione al libro di Alberto e Marco Carpiceci “Come Costantin chiese Silvestro d’entro Siratti” (Roma 2006).
di Marco Ciampani
Questi veri figli del Soratte, Alberto e Marco Carpiceci finalmente hanno portato la storia ufficiale (infatti il secondo è Professore associato ed insegna nel corso di laurea specialistica in ingegneria edilearchitettura all’Università di Roma La Sapienza) ad occuparsi di Silvestro Papa (314-335) e, ad approcciare ed esaltare la storia locale rappresentata da Franco Zozi ed altri, fra cui anche il sottoscritto. Non solo, ma hanno contribuito a collocare la figura di Silvestro I al giusto posto nella storia del tardo-antico, base della futura storia medievale. Dicono i Carpiceci: “… al centro di questi avvenimenti due figure d’importanza fondamentale, Costantino e Silvestro“. E ancora: “… la figura invece poco conosciuta e poco studiata che merita altresì la nostra maggiore attenzione, è quella di colui che contribuì al verificarsi di tutti gli elementi significativi che portarono Costantino al vertice dell’impero Romano pagano e cristiano, cioè San Silvestro”. Riguardo alla presenza di Costantino sul Soratte, così si esprimono: “… dopo l’incontro sul Monte Soratte tra Costantino e Silvestro tutto cambia ; apparentemente indotto dalla convenienza politica, Costantino sembrò convincersi che Silvestro, fuggito dalla persecuzione verso il suo gruppo di fedeli, operata da Massenzio con l’assenso del vescovo Milziade potesse essergli di aiuto nella conquista di Roma … Il Cristianesimo diventò in pratica la religione di stato e la madre dell’imperatore, Sant’Elena rimase a Roma accanto a Silvestro quale delegato dell’imperatore ”. Gli autori in maniera del tutto geniale ritengono Milziade alleato di Massenzio, mentre Silvestro, perseguitato dallo stesso imperatore Massenzio. Così si comprende come le fonti parlino ora di Massenzio persecutore ora sostenitore del Cristianesimo. Un altro punto focale è quello che vuole Silvestro governatore dell’occidente insieme alla regina Elena, madre di Costantino. (pp. 22-24). Dicono infatti: “… è da presumere che Costantino abbia imposto come suo delegato e rappresentante l’ancor presbitero Silvestro presso il vescovo ufficiale di Roma, investito di ogni potere politico su tutta la comunità cristiana… pertanto in realtà Costantino fece tutte le concessioni all’alleato Silvestro e con lui favorisce e inizia il programma della cattedrale, luogo ove riunire in un’unica comunità tutti i gruppi sparsi nella città di Roma e nei dintorni al cospetto del vero principe dei cristiani, Silvestro.” Secondo i Carpiceci, dunque le chiese fondate da Costantino sono in realtà eseguite dal vescovo romano Silvestro. Quindi, ricostruiscono il tempio di Apollo presente sul Soratte come un tempio prostilo e tetrastilo, con al centro una dolina, da cui fuoriuscivano vapori pestilentaziali. “… la cella del tempio di Apollo, utilizzata prima come rifugio, dovette essere sistemata come cappella cristiana e infine, dopo il trionfo di Costantino e la sconfitta di Massenzio, in santuario. Dopo la distruzione del 361-363, per ordine dell’imperatore Giuliano, il vescovo Liberio ricostruì la chiesa, poi decorata e arricchita dal vescovo San Damaso”. Concludiamo con un accenno ai dipinti presenti nella chiesetta di San Silvestro sul Soratte che secondo i due autori possono essere attribuiti all’ XI-XII secolo. Il volume di circa 100 pagine con foto a colori e ricostruzioni lanimetriche ed architettoniche dito da kappa può essere richiesto resso il museo naturalistico del onte Soratte al prezzo di 15,00 euro, previo pagamento anticipato.
Diario di un libraio di campagna
di Claudio Di Giorgio
Salve a tutti i lettori del Soratte Nostro! Il mio nome, Claudio Di Giorgio, non vi dirà nulla, ma la mia professione forse sì: faccio il libraio in Sant’Oreste. Perché lo dico? Perché è il motivo per cui vi sto scrivendo: Francesco Zozi mi ha chiesto di raccontare la mia esperienza di libraio in paese. Ma se fosse questo, il motivo, non avrei molto da dire, ancora meno da scrivere: sono libraio dal 4 novembre e, sinceramente, non mi sento per niente esperto… Il fatto è che una cosa da dire ce l’avrei! E pure importante! Ma non c’entra niente con l’esperienza, solo con l’osservazione. Il mio intento è proporre i libri come veicoli per le emozioni e le sensazioni (gioia, divertimento, allegria, avventura, paura, tristezza, malinconia, solidarietà, sono solo alcune… ), come portatori sani di esperienza (i libri non ti giudicano, ti mostrano le esperienze altrui senza importele), come strumento di elevazione individuale (quando leggi qualcosa confronti quello che leggi con le tue sensazioni, e questo fa sì che tu elabori la tua esperienza, capendo meglio te stesso, gli altri e ciò che ti circonda. In una parola: cresci!) e, non ultimo, i libri sono dei meravigliosi compagni nelle attese, nei momenti di solitudine, nella pigrizia, nella noia, nei voli pindarici… Perché dico questo? Perché mi è capitato, più di una volta, di assistere a genitori che scoraggiavano i figli nella lettura! Tipo: 1. “Ma quello è troppo grande, non lo leggerai mai!” oppure: 2. “Sa, lui con i libri non ci prende proprio… ” o ancora: 3. “No, quello no: è scritto troppo piccolo, si affatica… ” o, peggio di tutte (se fosse possibile!): 4. “No, quello non ti piace!”. Questo è, all’incirca, parte di quanto ho sentito in cinque mesi. Le risposte che ho trattenuto sono: 1. Signora, vede una bilancia? E sa perché non la vede? Perché i libri non si vendono a peso! 2. Invece tu li conosci bene, li eviti tutti! 3. a) Ha provato ad accendergli una luce? b) Se si affatica a leggere, a lavorare muore! 4. … 5. (rivolta a tutti) Hai paura che, leggendo, ti faccia domande a cui non sai rispondere? Allora, come si fa a spiegargli, davanti al figlio, che dovrebbero incoraggiarlo, dargli fiducia, spronarlo ad essere se stesso? Come si fa a fargli capire che i figli sono individui con i propri gusti e interessi? Come glielo dico che è importante che i bambini si avvicinino ai libri il prima possibile, altrimenti rischiano di non leggere più? Perché tutti quelli che mi chiedono “ma si vendono i libri, a Sant’Oreste?” oppure commentano “prima che gli fai leggere qualcosa, ai santorestesi, campa cavallo!” non hanno mai comprato neanche un albo da colorare? Ecco cosa volevo dire di importante: io non ritengo che i libri e la lettura siano indispensabili per la vita, né che leggere sia un valore in sé. Come tutto, nella vita non conta ciò che fai ma come lo elabori. Per questo è decisivo il momento in cui si fanno le cose: un libro, letto nel momento sbagliato, potrebbe risultare noioso o addirittura incomprensibile; lo stesso libro, letto al momento giusto, può spiegarti quello che stai passando o semplicemente divertirti (lo stesso vale per il cinema, la musica, il teatro, la fotografia, la pittura, la cucina, etc.). In poche parole: non credo che leggere sia vitale, ma aiuta a vivere meglio. Ed ora l’appello: Genitori, insegnanti, adulti che avete fra i piedi un monello o una monella, non importa che voi leggiate o no. Quello che vi chiedo, per il bene della nostra società futura (cioè quella dei monelli di oggi!), è di non imporre la lettura o la non lettura. Lasciate che i bambini, le bambine, le ragazze e i ragazzi che dipendono in qualche modo da voi e dal vostro esempio, non vedano i libri come una cosa noiosa e pesante o, peggio, che credano di non essere all’altezza della lettura. Non c’è danno più grave dell’imporre il proprio punto di vista su una creatura che il proprio punto di vista non l’ha ancora sviluppato. Anche se credete che la lettura sia una perdita di tempo e una fatica inutile, presentatela sempre come un’esperienza bella e avvincente. Dategli la possibilità di decidere da soli se e cosa leggere (sempre nei limiti delle letture adatte all’età) senza imporgli letture “educative” o “didattiche”. Tanto, se i valori che volete trasmettere con il libro li condividete anche voi, allora glieli avete già trasmessi e il libro non serve. Cioè: è inutile far leggere Anna Frank e poi non lasciare uscire i bambini da soli, in paese, perché ci sono i rumeni… (giuro che è vera!!!) Un’ultima cosa. Se il vostro atteggiamento è legato ad un problema economico, ricordate che esiste l’usato, il prestito, lo scambio e che c’è sempre la biblioteca comunale! Io, da parte mia, ho la porta e un libro sempre aperti…
L'isola che c'è - P.zza Orazio Moroni, 6 –00060 S.Oreste
Tel. 0761/579573 - Orario continuato 10,30 - 19,30.
Chiusa il lunedì.
Notizie da Begues
di Jaume Tutusaus
Come d'accordo, ti mando una piccola assegna che in una serie di capitoli tratterà i Begues, in modo semplice, per dare odo che tutte le persone che leggono Soratte Nostro" possano farsi un'idea del aese gemellato con Sant'Oreste. Cercherò di non farmi condizionare dall'entusiasmo e di trasmettere un'immagine il più vicina possibile alla realtà. Quindi: Begues è un paese della regione del Basso Llobregat, provincia di Barcellona, comunità autonoma della Catalogna, Spagna. Si trova a 25 km a Sud-Ovest di Barcellona, ad una altitudine media di 450 metri sul livello del mare, con la montagna più alta "el Montau" di 652 metri. Il territorio comunale ha una estensione di 52 metri quadri. Per raggiungere Begues dall'Italia in macchina, si prende l'autostrada dal confine Francese e prima di entrare a Barcellona, dopo il casello, si prende la B-30 seguendo le indicazioni Aeroporto-Porto. Quindi si prende la C-32, direzione Sitges-Tarragona, fino all'uscita per Gavà (il paese che ci è vicino) e in 8 km si raggiunge Begues. Se si viene in aereo è molto più facile: dall'Aeroporto si prende direttamente la C-32, direzione Sitges-Tarragona, fino all'uscita per Gavà. A Begues ci sono 5.969 abitanti, di 39 diverse nazionalità. Oltre ai 5.580 spagnoli ci sono 8 italiani, brasiliani, francesi, tedeschi, cubani, olandesi etc.. Gli stranieri rappresentano il 6,5 % della popolazione. Nei prossimi capitoli parleremo di economia, società civile, politica, parco del Garraf, etc.... Un affettuoso saluto, Giacomo

GRAFFITI EXTRA METROPOLITANI
- Da “Notizie dal Comune”: Non abbiamo notizia della strada di Monte Pepe asfaltata ma ristretta da certi cordoli. Polemiche! La notizia l’apprendiamo da una bacheca popolare. Il popolo che si esprime avrà ragione?

- Sempre da “Notizie dal Comune” apprendiamo che “sarà un ufficio del Comune ad occuparsi della Riserva, a rilasciare permessi e a fare sanzioni”. Ora si che la riserva è difesa!!

- Da notizie dal Comune apprendiamo del nuovo stanziamento della Regione di 400.000 € per le facciate. Ma il primo bando per cui sono state presentate richieste e preventivi che fine ha fatto? Ci permettiamo di suggerire il finanziamento solo degli interventi che servono a risolvere il problema dell’abusivismo che dagli anni ‘70 ha degradato il nostro paese.
Quando il Comune provvederà a far rimuovere cavi e pali, tettoie in plastica, in eternit, canne fumarie e tutto ciò che sporca ed abbruttisce il paese? Ci vuole un’ordinanza e coraggio.

- Dalle pagine di questo foglio già dal Novembre scorso (SNN n. 45) era stato segnalato il cattivo stato di conservazione della Croce di Bosso con visibili attacchi di muffe. Si stà intervenendo? Come? Coraggio!!

- Il grande vecchio: nessun riferimento alla P2 ma al PC1 sì!!! E così per tanti anni nella C.E quale consulente. Capo del c.s.a. Il domani speriamo che non appartenga a loro ma ... a noi!!

- Ci arrivano segnalazioni sull’indecenza dei bagni pubblici sotto Portavalle. Occorre intervenire! Coraggio!!

- A proposito dell’accordo con la sopraintendenza per l’ex monastero Santa Croce, speriamo che serva per non commettere l’errore fatto sulla sala musica, ex scuola, ex stenditoio.
Gli amici del Soratte
di Oreste Malatesta
Sotto Natale mi sono incontrato con alcuni di quelli che Padre Antonio Delle Piane chiama “gli amici del Soratte”, al fine di completare l’elenco delle persone che hanno partecipato all’opera di ristrutturazione del convento e del santuario della Madonna delle Grazie. Dopo avere raccolto una sua intervista, riportata nella pubblicazione della Pro Loco dedicata al Santuario della Madonna delle Grazie, Padre Antonio mi aveva pregato di essere completo nei nomi, perché in quel momento non gli venivano in mente tutti. L’incontro con Lorenzo Balerna, Italo Corinaldesi, Carlo Fanciulli, Livio De Iulis, Marinetto Giovannelli e Piero Ortolani, mi ha permesso, non solo di completare l’elenco, ma di comprendere che questi uomini hanno fatto tra loro ed insieme a Padre Antonio una grande esperienza di amicizia e di solidarietà che, per l’unicità del suo genere, ha segnato indelebilmente la loro vita. Tutti hanno affermato più volte che l’avventura vissuta insieme a Padre Antonio è stata entusiasmante ed indimenticabile. Se è vero che, per la Madonna delleGrazie, hanno fatto notevoli sacrifici, è altrettanto sicuroche essi sono rimasti soddisfatti: nessuno si è pentito diaverli fatti. Il segreto è che Padre Antonio ha trascinato e coinvolto stabilmente una cinquantina di persone con il suo esempio di grande lavoratore, con la sua serietà di sacerdote e di uomo religioso. Ciò che mi ha colpito di più è stato il fatto che queste persone, non solo hanno lavorato per la Madonna delle Grazie, ma hanno tirato fuori, di tasca propria, parte dei loro guadagni, per aiutare un’opera, che è continuata anche successivamente, con la edificazione della chiesa della Madonna delle Grazie in Equador, ove Padre Antonio è andato in missione. E questo è un ulteriore sintomo della originalità di questo gruppo: infatti mentre, normalmente, si va al lavoro per guadagnare, in questo caso al lavoro ci si andava gratuitamente, anzi donando anche parte dei propri risparmi, con la contentezza e la soddisfazione di averci umanamente guadagnato. In questo caso ho capito che la devozione alla Madonna non è un fatto per gente che vive tra le nuvole, ma per uomini e donne, che hanno i piedi per terra e responsabilità di vario tipo (dalla famiglia al lavoro). L’ultima cosa che vorrei evidenziare è che alle persone, elencate nella citata pubblicazione, sono collegati episodi talvolta drammatici, altre volte simpatici. Ogni volta che quel gruppetto, da me incontrato, ricordava il nome di qualcuno che aveva stabilmente lavorato per la Madonna delle Grazie, subito vi collegava un fatto vissuto insieme. Tra quelli più drammatici essi hanno ricordato l’episodio di quando due di loro si sono capovolti con un trattore, mentre lavoravano per sistemare la strada. “Abbiamo avuto salva la vita per grazia della Madonna. Siamo usciti da sotto il trattore senza neanche un graffio!”. Un episodio simpatico, invece, è quello legato all’arrivo di Padre Antonio a Sant’Oreste. I suoi effetti personali furono portati con i muli di Alfredo i Peraru (allora vi era solo una mulattiera). Quando, il giorno dopo, Padre Antonio si incamminò per andare, a piedi, sul Soratte, si accorse che, per strada, erano stati disseminati molti dei suoi libri, che i muli avrebbero dovuto trasportare nel convento. L’amicizia che è continuata tra questi uomini ed il legame che è rimasto con Padre Antonio, anche dopo la sua partenza, sono il frutto di un’opera realizzata insieme e qualificata da uno scopo nobile.
Effemeride
Morti
Santino Cellitti (13/3/07) di anni 81 – Menichelli Rossana di anni 61
Il tuo volto Signore io cerco
di p.C.
Il volto di Dio. Desiderio intimo dell’uomo. Mosè, chiese a Dio di mostrargli il Suo volto, ma Dio rispose che non poteva vederlo senza morire. Per andargli incontro mostrò le spalle. Volto, spalle sono modi di dire per indicare nel primo caso Dio stesso, nel secondo qualcosa di Lui. Dio quindi mostra qualcosa di sé, e soltanto a Mosè, non a tutto il popolo, il suo volto però non lo mostra, o perlomeno non lo mostra ancora. Lo mostrerà in Gesù Cristo, il quale, nell’ultima cena dirà agli apostoli: “Chi vede me vede il Padre”. Per non atterrirci come nell’Antico Testamento, il Padre si mostra nel volto del Figlio. E’ un volto di misericordia, che il re di Edessa, Abgar V, bisognoso di guarigione, secondo una legenda non priva di qualche attendibilità, tenta di far dipingere inviando a Gerusalemme un pitto re di sua fiducia, ma la luce del volto di Cristo è così abbagliante da non poterlo ritrarre. Gesù stesso allora accosta un panno al suo volto, vi imprime la propria immagine non dipinta da mano d’uomo e la invia al re. In seguito l’apostolo Giuda Taddeo andrà a trovare il re e lo guarirà nel Nome di Gesù. Questo apostolo è raffigurato sempre col volto di Cristo dipinto sul petto. La misericordia di Dio raggiunge il massimo nel volto sofferente di Gesù Crocifisso. Coltiviamo la ricerca del volto del Signore, una tale ricerca ci riempirà tanto da non farci piegare al male.
Carnevale 2007
di Maria Francesca Zozi
E ’ dura e tenace la polemica scatenata dal carnevale santorestese. La voce dei giovani, che con molta fatica e voglia di divertirsi si sono impegnati per la realizzazione di carri allegorici, si è alzata al rifiuto del Comune di Sant’Oreste di concedere una giornata in più di festeggiamenti, richiesta ovviamente dagli organizzatori per recuperare l’ultima domenica di carnevale impedita dalla pioggia. Il no del comune non ha una vera e propria motivazione: problema religioso prima, problemi di mobilitazione delle guardie poi, (questo ci fa un po’ ridere visto che il carnevale di Sant’Oreste non ha mai richiesto una mobilitazione particolarmente impegnativa: 2 carri!!) per concludere con la vera e propria giustificazione: il comune di Sant’Oreste ha preso accordi con il comune di Filacciano per portare i carri dei nostri giovani nel paesino vicino e sfilare li. Piuttosto che sfilare nel nostro paese dove a loro detta (e io aggiungerei a causa loro) il carnevale è oramai finito per “mancanza di spirito”, gli accordi oramai presi portano la nostra cara amministrazione a un netto e definitivo rifiuto della richiesta dei ragazzi che invece, almeno ci provano a tener viva una di quelle feste che a noi giovani piace molto. Ed è questo rifiuto che scatena la discussione, in vista in questi giorni sui muri delle pubbliche affissioni, perché questi giovani nel massimo rispetto della civiltà, scrivono e affiggono un manifesto nel quale si “ringrazia” il comune e in particolare gli assessori e i consiglieri interessati (alla cultura e alle politiche giovanili) per la fiducia e soprattutto per lo spirito che li anima nel governare il NOSTRO paese. Il manifesto scatena e mobilita addirittura il sindaco (aggiungerei che a volte sarebbe meglio rimanere in silenzio nel torto, piuttosto che arrampicarsi e tirare in ballo situazioni, cose e soprattutto persone che non centrano nulla); il primo cittadino di Sant’Oreste scrive in risposta ai giovani una lettera nella quale accusa questi di anonimato (quando invece il manifesto inizia proprio con la specificazione “gli organizzatori dei carri”); quindi l’anonimato di cui vengono accusati i giovani è solo un comodo modo per arrancare quando si sa di essere in torto. La lettere continua con una saccente e illecita affermazione: “vogliamo ricordare che il carnevale, così come moltissime altre feste sono FINANZIATE ESCLUSIVAMENTE dal comune”. E ancora, perché non si rendeva conto il sindaco di quanto aveva già detto di troppo, viene inopportunamente tirata in ballo la Festa dei Giovani, uno dei più attesi eventi dell’estate santorestese; ed è questo quello che scatena le ire degli organizzatori che ci tengono a ricordare che questa festa non è assolutamente finanziata esclusivamente dal comune. Oggi, a pochi giorni da questi fatti tutto tace; sembra come se nulla fosse accaduto. E tutta quella rabbia dov’è finita?? Si è esaurita in un manifesto??
Comunque speriamo in un chiarimento, destinato a far nascere un comitato carnevalesco che gestisca in toto l’iniziativa, facendo conto sugli sponsor, sui tradizionali contributi del Comune e di quanti sono interessati che il Carnevale continui e cresca (n.d.r).
Soratte Nostro Nuovo n. 50
di Giorgio Boari Ortolani
Per la cinquantesima volta esce Soratte Nostro Nuovo e l’avvenimento va ricordato. Sono davvero lieto di assecondare la richiesta del direttore e quindi con piacere mi congratulo con lui e con la redazione. Sono sempre più convinto che la stampa di un giornale, locale o quotidiano, sia una ricchezza per tutti: per i redattori che hanno l’opportunità di confrontarsi con i fatti e con il lettore, per quest’ultimo perché riceve notizie e informazioni di prima mano. La carta stampata si trasforma cosi’ in indispensabile veicolo di contatto con il territorio, ma non solo, e di interpretazione di esso. Non è il caso di soffermarmi sull’incidenza dei rischi di una interpretazione univoca e unidirezionale, così come su quella di una visione eccessivamente polimorfica e creativa, tuttavia sottolineo che lo spirito che dovrebbe animare una testata, locale o non, sarebbe quello di osservare la realtà che cambia, i mutamenti e le trasformazioni della società, della politica, delle istituzioni e con essi i costumi, i comportamenti, le abitudini della comunità. Senza preconcetti e senza pregiudizi inibenti, semmai, con attenzione e sensibilità, discutere e interloquire con il “ nuovo” non per condannarlo o assolverlo, ma per comprenderlo. La sfida di Soratte Nostro Nuovo è e resta questa, a mio avviso, in ogni segmento della informazione, senza nulla togliere al merito della testata, “ foglio” importante per la crescita culturale del paese che inesorabilmente marcia verso il “ nuovo”. Buon lavoro a tutti.
“U Pallone”
Nei primi del ‘900 si diffonde la tradizione del Pallone soprattutto come manifestazione nei giorni di festa. La creazione meritava di molta attenzione e così anche il suo volo alimentato da una fiammella in una apposita padellina. Ne erano protagonisti gli artigiani, tra questi Ubaldo. Ci volevano ambienti grossi e si utilizzava o la Chiesa di San Biagio o il salone delle moniche nel monastero. La tradizione, dopo essersi fermata perché a maggio un pallone ricaduto bruciò una bancarella riprese con Acqua Giorgio, Balerna Gino ed amici della Pro Loco. Si sperimentarono altre vie per l’elevazione cercando di eliminare il fuoco. Con i palloni di “Pedicone” lo slogan in bocca a tutti era” o vola u pallone o vola pedicone”.

Augurando una Buona Pasqua a tutti i lettori riportiamo in quest’ultima pagina del Soratte Nostro il testo estratto dalla Lettera Pastorale in occasione della Quaresima 2007

LETTERA PASTORALE PER LA QUARESIMA 2007
Il perdono dimenticato
† Divo Zadi, Vescovo

Cos’è il peccato?
Ma domandiamoci: cos’è il peccato? «Il peccato è una mancanza contro la ragione, la verità, la retta coscienza; è una trasgressione in ordine all’Amore vero, verso Dio e verso il prossimo, a causa di un perverso attaccamento a certi beni. Esso ferisce la natura dell’uomo e attenta alla solidarietà umana. È stato definito da Sant’Agostino “una parola, un atto o un desiderio contrari alla legge eterna”» (CCC n. 1849). Sappiamo che il peccato, in quanto alla gravità, si distingue in peccato mortale e veniale Il potere di rimettere i peccati Il Sacramento della Confessione, che è anche denominato della Conversione, della Penitenza, del Perdono, della Riconciliazione è stato istituito da Nostro Signore Gesù Cristo, per rassicurarci che, una volta confessati, i peccati vengono distrutti, in forza del suo Sangue Preziosissimo versato per noi. La sera di Pasqua, mostrandosi ai suoi discepoli, disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo; a chi rimetterete i peccati, saranno rimessi; e a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi» (Gv 20,22-23). Già a Cesarea di Filippo, Gesù, in maniera solenne, aveva detto a Pietro: «A te darò le chiavi del Regno dei cieli, e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli» (Mt 16,19). Questo «incarico di legare e di sciogliere, che è stato dato a Pietro, risulta essere stato pure concesso al collegio degli Apostoli, uniti col suo capo» (Conc. Ecum. Vat. II, Lumen Gentium 22). «Poiché Cristo ha affidato ai suoi Apostoli il ministero della riconciliazione, i vescovi, loro successori, e i presbiteri, collaboratori dei vescovi, continuano ad esercitare questo ministero. Infatti sono i vescovi ed i presbiteri che hanno, in virtù del sacramento dell’Ordine, il potere di perdonare tutti i peccati “nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo”» (CCC n. 1461). Qui si tocca con mano quanto sia intenso l’amore di Gesù per coloro che ha scelto come cooperatori della sua opera di salvezza. Si serve di poveri uomini, anch’essi peccatori, ai quali ha conferito il potere di rimettere i peccati: Dio solo perdona i peccati! (cfr Mc 2,7). «I sacerdoti devono incoraggiare i fedeli ad accostarsi al Sacramento della Penitenza e devono mostrarsi disponibili a celebrare questo Sacramento ogni volta che i cristiani ne facciano ragionevole richiesta. Celebrando il Sacramento della Penitenza, il sacerdote compie il ministero del Buon Pastore… Il confessore non è il padrone, ma il servitore del perdono di Dio..» (CCC nn. 1464-1465-1466).

Il valore del Sacramento
La Chiesa ha sempre custodito questo Sacramento in maniera premurosa, delicata e riservata «con un impegno pastorale sempre vivamente sentito, compiuto in ossequio al mandato di Gesù, come parte essenziale del ministero sacerdotale» (Motu proprio «Misericordia Dei»). È dovere dei sacerdoti, per la dignità con la quale sono rivestiti (operano, infatti, in “Persona Christi”), riproporre, richiamare il valore di così sublime Sacramento che dona il perdono e procura gioia e pace. È altrettanto doverosa la presenza dei sacerdoti in chiesa, per dedicare il tempo alla preghiera e all’ascolto delle confessioni.

Una buona confessione
Le condizioni per una buona e integra confessione sono queste:
• Il penitente deve premettere un attento e diligente esame di coscienza.
• La contrizione o pentimento delle colpe commesse. È perfetta quando è motivata dall’amore verso Dio; imperfetta se fondata su altri motivi. Include il proposito di non peccare più.
• La confessione che consiste nell’accusa dei peccati fatta davanti al sacerdote. L’accusa è una parte essenziale del Sacramento della Penitenza. Qui occorre avere sentimenti di umiltà e di confidenza. Umiltà nel riconoscere le nostre miserie; confidenza perché i peccati non li confessiamo ad un uomo qualsiasi, anche lui peccatore e bisognoso di perdono, ma al sacerdote rivestito di potere soprannaturale, cioè a Cristo stesso: il sacerdote assolve, Cristo ratifica. Anche se gravati da peccati e miserie, avviciniamoci a Cristo senza paure o timore: «davanti a Dio rassicuriamo il nostro cuore, qualunque cosa esso ci rimproveri. Dio è più grande del nostro cuore e conosce ogni cosa» (Gv 3,19-20).
• La soddisfazione, ossia il compimento di certi atti di penitenza che il confessore impone al penitente per riparare il danno causato dal peccato.

Il cuore contrito
I peccati vengono perdonati, ma è necessario custodire, alimentare un continuo atteggiamento di penitenza interiore, un «cuore contrito» (Salmo 51,9) per poter rispondere all’amore misericordioso di Dio. Il perdono che scaturisce dalla confessione delle colpe ci impegna a compiere opere di carità: «la carità copre una moltitudine di peccati» (1 Pt 4,8); ci impegna ad essere disponibili verso i poveri, solidali con i più bisognosi, premurosi e attenti verso gli ammalati, pronti a perdonarci reciprocamente, memori della risposta data da Gesù a Pietro, quando gli domandò: «Signore, quante volte devo perdonare a mio fratello se pecca contro di me? Fino a sette volte?» e Gesù gli rispose: «Non ti dico fino a sette, ma fino a settanta volte sette» (Mt 18, 21-22). La vita del cristiano deve tendere alla santità; sapersi accettare come siamo è un esercizio di grande pazienza; saper sopportare le sofferenze morali, fisiche significa testimoniare lo spirito del Vangelo. È fondamentale per ognuno di noi improntare la nostra vita nella preghiera che scaturisce dalla Santissima Eucaristia «poiché in essa è reso presente il sacrificio di Cristo che ci ha riconciliati con Dio; per suo mezzo vengono nutriti e fortificati coloro che vivono della vita di Cristo; essa è come “l’antidoto con cui essere liberati dalle colpe di ogni giorno e preservati dai peccati mortali”» (CCC n. 1436).

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