Storia locale di ricerche, studio ed altre attività culturali








I NUMERI ARRETRATI DEL GIORNALE POSSONO
ESSERE RICHIESTI AL CENTRO STUDI SORATTE DI SANT'ORESTE

Chiediamo scusa a quanti si sentono colpiti dalla nostra satira, ci farebbe piacere che ci rispondessero con fatti. Noi continueremo nelle nostre segnalazioni; chiediamo che quando sono inesatte, ci siano confutate. Aspettiamo con fiducia per pubblicare le opportune rettifiche. La satira, anche quella che sembra inopportuna, è una antica libertà di Soratte Nostro. Molti giovani redattori nel passato hanno pagato in vario modo la loro libertà di appartenere ad un giornale “libero”. Anche con la satira abbiamo contribuito a fermare le cave ed a formare una mentalità di rispetto per il patrimonio ambientale. Noi siamo sicuramente meno bravi dei nostri storici fondatori. Proviamo a fare il nostro meglio al servizio del paese e della sua crescita culturale e critica.
Il direttore responsabile
Informazione o deformazione?
di Maria Biancini

Informazione - dal vocabolario di italiano: atto dell'informare; ragguagliare qualcuno procurandogli notizie, dati e simili. Nella mia definizione aggiungo un ricordo di una lezione impartitami alle scuole elementari: “la regola delle quattro w”. Per scrivere un articolo di informazione giornalistica non si può prescindere dall'esplicitare: who (chi?), what (che cosa ha fatto?), where (dove?), when (quando?). Qualcuno ha detto che informazione è potere, elemento base della scelta responsabile e attiva. Io ci credo ed è così che a me piacerebbe usarla. In una società in cui essere informati è un lusso di pochi e i cosiddetti mezzi di informazione sono svuotati del loro significato originario, il mio discorso, molto poco approfondito, potrebbe sembrare utopico. Non ho un quadro molto ottimistico degli sviluppi del mondo, nonostante la mia giovane età: sono perseguitata dall'idea di non sapere mai abbastanza e sono disgustata dalla mia abitudine al dubbio e alla malafede nei confronti di tutti coloro i quali dicono di fare informazione. E poi, oltre al vasto mondo là fuori, c'è la mia isola: Sant'Oreste. Una piccola comunità di persone che ama il proprio paese e che tiene al bene di quest'ultimo come della propria casa, una comunità variegata che, pur lavorando con mezzi diversi, ha obiettivi comuni. Il Sant'Oreste di cui parlo potrebbe essere il frutto di una mia ingenua fantasia … però io ci credo. Allora credo nella critica, credo nella ricerca di dati, credo nella divulgazione di informazione, credo nella capacità di discernimento di tutti. Credo nelle opinioni come verità soggettive e non erette a realtà assolute, credo nel diritto di adesione e nel diritto di replica. A questo proposito la motivazione di questo mio “articolo”: vorrei raccontare la mia delusione per il passato numero di “Soratte Nostro”. Comincio dall'articolo (?) intitolato “L'armata brancaleone”. Mi sono ritrovata a fare il gioco dell'autore: cercavo di indovinare chi fosse nascosto dietro i nomi e percepivo il senso che qualcosa di losco e poco pulito stava avvenendo nella zona dell'outlet. E poi mi sono indignata: se si accusa qualcuno (chi?) di qualcosa (cosa?), perché non lo si fa con il dovuto rigore? (io, ad esempio, terrei ad essere informata). Se si denuncia qualcosa che si ritiene sbagliato nell'interesse di Sant'Oreste, perché non lo si fa sul serio? Tutto quello che non è esplicitato suona solo come critica inutile, illazione. Illazione nascosta dietro una favoletta che diverte solo chi sa già di chi e di cosa si parla. E allora che informazione è? Dov'è che dovrei essere ragguagliata con dei dati? Mi riferisco anche ai “graffiti metropolitani“ dei tre moschettieri che sperano che non ci sia un “magna magna” dietro i lavori di sistemazione del campo sportivo. Si dubita della rettitudine di “qualcuno“ senza dare dati reali… contando sulla capacità del senso comune di fare il resto: di trasformare il dubbio in dato reale (avete mai sentito dire che i politici alla fine fanno sempre i propri interessi?). Mi riferisco all'articolo dell'abitante di Noceto (perché non firmarsi?) che critica la gestione dei lavori nella zona in cui abita, nello specifico parlo della mancanza di una risposta sufficientemente esaustiva da parte della redazione, che non si sforza di spiegare quello che sa, ma conta sulla fiducia dei lettori “rassicurandoli che un loro quesito posto al sindaco spiega la natura di certi lavori ed i ritardi per gli altri“. E dov'è l'informazione? Esplicitiamo le nostre critiche, diamogli un nome, il preoccuparci del nostro paese è una qualità positiva. Diamo dati reali e rendiamoli costruttivi. Esplicitiamo i nostri dubbi e facciamo domande aperte. E' troppo facile additare, lamentarsi e accusare. E' molto impegnativo e faticoso andare a cercare i perché, criticare apertamente e concedere una replica. Sto alla critica, ma non ci sto a confondere deformazione con informazione.
Caro Franco, ti contesto
di Giorgio Boari Ortolani

Ti contesto la prospettiva iperprotettiva, quasi mussale, che stai caldeggiando per la salvaguardia di un centro storico che, se continua così, si tumula da solo. Ti contesto il sempiterno silenzio che ti assale quando dovresti intervenire su territori paesani che non sono però il centro storico o l'outlet: vedi per esempio Noceto, Cerqueto, Ponticello, Stazione ecc. che se non vado errato mi pare facciano parte anche loro della cultura santorestese. Caro Franco ti contesto la troppa disciplinata decisionalità tua spesso fraintesa dai molti. A volte conviene essere più dirompenti e meno schierati visto che gli interessi obiettivi del paese sono più importanti della cortesia. Ti contesto inoltre la poca attenzione che dedichi allo status della pulizia del paese. Se non mi credi fatti un girettu verso gallerie e campilebbitu. Con affetto.

Caro Giorgio mi offri una ghiotta occasione per fare un'escursus storico sullo sviluppo edilizio maturato nei tempi che ha creato una certa carente situazione sociale che va recuperata come vanno recuperati, e lo stanno facendo, urbanisticamente quei luoghi. Per non parlare delle numerose bidonville che esistono oltre quel territorio a testimonianza di una crescita a casaccio. Mi fermo. Ti ringrazio perché hai sollevato problemi importanti. Alla mia redazione, di cui fai parte, chiedo di bacchettarmi, quando serve. Franco
Il cotto nella storia
di Bruno Paolucci
Se Dio all'inizio dei tempi, ha plasmato l'uomo col fango, l'uomo in età storica ha imitato quell'atto creativo plasmando la sua casa e la sua città con l'argilla. Il mattone di argilla infatti è molto antico e conserva ancora adesso la sua forma; ecco perché le moderne costruzioni in mattoni a vista anche su strutture nuove ci ricordano le architetture del passato e si integrano molto bene con gli antichi ambienti. Il mattone è molto antico e ricorda molto bene un passo della Bibbia che ci ricorda che la Torre di Babele, fu una prima architettura ciclopica che l'uomo sia riuscito a fare. All'inizio i mattoni di argilla venivano plasmati crudi e l'opera di asciugamento avveniva lasciandoli a sole. Verso il quarto millennio avanti Cristo si cominciarono a cuocere i mattoni nelle fornaci. Dalla Mesopotania il mattone passò all'antico Egitto; pian piano si diffuse ai Greci e così ai Romani, quelli che sfruttarono fino in fondo le sue potenzialità, basta vedere, acquedotti, anfiteatri, terme, abitazioni templi ville ed ecc. Durante le invasioni straniere, il riutilizzo dei materiali, in cotto ha tralasciato il rivestimento marmoreo delle fabbriche romane. Ai nostri posteri si è tramandata l'architettura classica fatta proprio a mattoni. Quando gli architetti del rinascimento, cominciarono a studiare la Storia antica, prendendo come modello e non solo come esempio, marmi e stucchi ma anche le affascinanti stesure di argilla ad esempio la splendida cupola del Brunelleschi, Santa Maria del Fiore. Maestose architetture dove si incrociano bellezza artistica e tecnologia ingegneristica: vera potenzialità del mattone. L'Italia deve molto ad una delle più umili materie prime, cioè l'argilla che tutto il mondo ci invidia. Anche nel nostro territorio ci sono giacimenti di argilla; uno di essi al Rioscuro con la nascita , ai primi del novecento, di una piccola fabbrica di mattoni su iniziativa della famiglia Bagnarini che ancora oggi conservano il soprannome di mattonari. Si possono ancora vederne i ruderi del forno e della ciminiera che fornirono tegole e mattoni per le nostre case.
I Templari a Sant'Oreste?
di mde
Di seguito ad una segnalazione di Avventura Soratte alla LARTI (Libera Associazione Ricercatori Templari Italiani) circa la possibilità che la chiesa di Santa Maria Hospitalis possa aver avuto correlazioni con l'ordine dei Templari, la D.ssa Bianca Capone, Presidente onorario della Libera Associazione e scrittrice di molti libri sull'argomento, ci ha inviato una dettagliata lettera con interessanti notizie che riportiamo di seguito nei punti salienti. Secondo la studiosa la chiesa di Santa Maria Hospitalis in Sant'Oreste non è appartenuta ai Cavalieri del Tempio, anzitutto perché i Templari non erano un ordine ospitaliero, come i cavalieri di San Giovanni di Gerusalemme, detti poi di Rodi e poi di Malta, e comunemente detti Giovanniti, i quali ereditarono beni dell'ordine soppresso nel 1312, ma erano un ordine militare (Sacra Domus Militie Templi Jerosolimitani) al contrario dei Giovanniti (Sacra Domus Hospitalis Jerosolimitani). Inoltre la chiesa di Santa Maria Hospitalis si ritiene fondata nell'anno 1300 dal De Carolis e questo sarebbe un anno troppo tardo perché, dopo il 1291 che segnò la perdita della Terra Santa, già incominciarono a serpeggiare le accuse di combutta con i musulmani, di eresia e di nefandezze contro l'ordine Templare, per cui la costruzione di nuove chiese sembra alquanto anacronistica, soprattutto se si considera che i cavalieri del Tempio furono arrestati nel 1307, cioè sette anni dopo la fondazione della chiesa in questione. Le possibili correlazioni con i Templari si riducono al fatto di essere la chiesa di Santa Maria Hospitalis situata fuori le mura urbiche e presso una porta civica, e di avere una sola navata. La D.ssa Capone ritiene interessante la notizia che nell'area esterna della chiesa di Santa Maria Hospitalis venissero sepolti dei bambini senza battesimo. Questa notizia smentirebbe ulteriormente la presenza dei Templari a Sant'Oreste perché, sia questi cavalieri che i Giovanniti erano ordini legati anche al voto di castità. Viene invece ritenuta notevole l'iscrizione funeraria romana, da cui si evince che i genitori del ragazzo morto a 15 anni discendevano dagli Etruschi: lo dimostrano i nomi Veturio e Larzia. Secondo la D.ssa Capone l'Hospitale annesso a Santa Maria era un ospedale gestito dalla Casa Vescovile (vedi: Vescovo della Marsica - 1510), nel quale erano accolti donne, uomini e bambini in transito. “Nella vostra zona - scrive la Capone - scarseggiano le notizie documentate sui Templari. Nell'ultimo convegno della nostra Associazione svoltosi nello scorso settembre a Trieste avevo chiesto alla Dott.ssa Bagnarini di recarsi a Vetralla e di cercare la chiesa di San Biagio, di cui abbiamo la documentazione, e di recarsi anche a San Polo dei Cavalieri per scoprire un'eventuale templarità del paese”. Ringraziamo la D.ssa Capone per la sua disponibilità rinnovandole l'invito a venire a visitare il nostro territorio.
EFFEMERIDE
Morti: Leoni Ilio (21/3); Segoni Valentino (27/3).

Matrimoni: 16-4-2005 - Paolucci Fausto e Lazzari Mariapia. Auguri al nostro amico e collaboratore Paolucci Fausto che convola a nozze con Maria Pia Lazzari più volte collaboratrice della Pro Loco.

Dedicato ad Ilio. Te ne sei andato in silenzio e nel silenzio hai vissuto l'ultimo periodo della tua vita. I paesani, spesso hanno interpretato la tua solitudine come una stravaganza, come una tua scelta di isolamento. In pochi abbiamo capito che eri sempre disponibile e pronto al dialogo con gli altri. Ciao Ilio. Ci hai lasciato solo fisicamente. G. e F.

La redazione si unisce al dolore di Mario Segoni, Sindaco di Sant'Oreste per la scomparsa del padre Valentino domenica 27 Marzo 2005.
Un lettore ci scrive (è arrivato il quarto moschettiere)
Non so se pubblicherete questo messaggio sul prossimo numero di Soratte Nostro (comunque spero di sì), credo di rispecchiare la voce del popolo giovane e del futuro del paese. Perdonatemi se mi sono preso la libertà di firmare il 4° moschettiere, ma è il personaggio che mancava per completare la pluralità politica dei messaggi del vostro giornale. Rivolgo questi quesiti a chiunque di buon senso possa capire la mia rabbia e questo mio sfogo, e nel contempo vi invito ad aprire un dibattito sul giornale (se non altro aumenterà la tiratura!). Mi domandavo se qualcuno dall'alto della sua veneranda età e dal suo status di “cattolico modello” pensa anche al futuro ed ai giovani! Come si può impedire il normale sviluppo della nostra area? Possiamo forse noi, figli degli anni 90 e del consumismo vivere di natura e paesaggi leopardiani (che effettivamente appartengono a ben due secoli fà?). Dobbiamo forse noi, figli di un decennio spento, piegarci ai nostri “ padri normali e conservatori che ci portano sempre più verso il passato! Il nostro paese sembrerebbe mangiare musica e trasudare cultura greca, ma non è solo con questo che sfameremo i vostri nipoti, i nostri figli. Siamo amministrati non da una lista civica e popolare, che guarda al futuro, allo sviluppo ed all'integrazione, ma da un “governo ombra socialdemocristiano” (ma Moro non era morto ?)! I ragazzi di oggi non sono non sono i ragazzi degli anni 70, escono da S.Oreste, vanno a scuola a Roma, conoscono gente nuova, imparano a pensare in modo, direi, globale ; non trovano spazio nel paese, i loro divertimenti, i luoghi che frequentano non appartengono alla nostra realtà. Siamo costretti a lasciare questo posto perché non è più a “misura d'uomo”, ma uomo moderno intendo. Provate voi a vivere in Africa senza elettricità, e mi direte se siete a vostro agio, io credo di no. Come possiamo noi allora, sentirci a casa se la casa che abitiamo non è quella che vogliamo, ma è quella che volete voi? Nebbia ovunque. Nebbia su per il fiume, che fluisce tra isolette e prati verdi; nebbia per il fiume che scorre insudiciato tra le file di navi e le sozzure che giungono alla riva di una grande…e sporca città…(Dickens-Black House). Il 4° Moschettiere
Le domande che ci pone il 4° moschettiere (apprezziamo la tua ironia) sono molte e serie. Di certo le risposte non possono essere demandate alla aconfessionalità, ma piuttosto all'intelligenza ed alla efficacia dei provvedimenti che la politica, sa di volta in volta adottare. E siamo contenti, noi di Soratte Nostro che proprio da un giovane venga una critica feroce ai quaqquaraquà della politica locale che fanno delle loro affabulazioni logorroiche i loro contenuti politici e culturali: cioè il nulla. Se la politica, ci domandiamo noi, non coniuga sviluppo ed occupazione, economia e crescita culturale, essa è utile? Riteniamo ancora necessario perderci e perdere tempo dietro i fantasmi dell'ideologia che ormai non è più nemmeno idea perché tanta è la confusione e tanti sono coloro che rinnegano quello che sono stati. Comprendiamo il disagio e la difficoltà del 4° moschettiere ma da parte nostra non si aspetti il paternalismo che altri elargiscono a secchiate. La redazione
NOTIZIARIO
Il prossimo 17 Aprile alle ore 17 verrà ricordato Mons. Germinio Abballe nel centenario della sua nascita. In questa occasione verrà presentata una pubblicazione che ne riassume la figura di parroco a Sant'Oreste. Presiederà Don Giorgio Miscia. Invitiamo i santorestesi ad intervenire.

In uno speciale del Comune Informa dedicato ai lavori pubblici, vi è l'elenco di importanti interventi come la costruzione di un anfiteatro in una cava dimessa. La costruzione di un luogo di culto in zona 167 e la riqualificazione della stessa zona. Gli interventi prevedono pure le facciate di Palazzo Caccia Canali. Comunque il programma è molto vasto. Suggeriamo la pulizia del paese da cavi, pali, impianti elettrici dismessi e la cura dell'arredo urbano.
GRAFFITI METROPOLITANI
dei tre Moschettieri

E' tornato un po' d'ordine nella complessa vita del centro storico! Le macchine, in netta maggioranza, rispetto agli abitanti, la faranno ancora da padrone ?

Chiatè che a da pulì u viculu ghiusu da u cancellu?

Per il campanile c'è qualche speranza di vederlo ancora in piedi. Sappiamo che l'amministrazione sta intervenendo. Siamo più tranquilli.

A proposito dei parcheggi e del riordino delle regole: a più di qualcuno non va giù. Il parcheggio anarchico deve essere fermato; da anni tanta gente che abita nel centro non è più padrona di entrare in casa.

A Campi Lebbitu se si continua così la plastica la farà da sovrano.
La raccolta differenziata dei rifiuti la fanno i cittadini scrupolosi; gli amministratori e le “folte schiere” dei sottopanza la fanno? Nun ci pare!

Occorre agire con urgenza nei confronti di un degrado pericoloso che ci segnalano sotto Via Versano all'inizio della strada che porta a Santa Romana. Degrado a Porta la dentro e zone limitrofe; degrado a Porta Costa. Speriamo che vengano prese iniziative serie tali da invertire la tendenza.
L'Attore
di Massimo Mirani

3 Marzo 2005. Sono a Milano, sotto una nevicata immensa, nei luoghi della mia infanzia, della mia adolescenza…Ho un rapporto di amore/odio con questa città, quasi a intermittenza... Un'infanzia non strepitosa sempre in casa…poi bella però l'adolescenza, la giovinezza…i miei inizi in teatro…Ho debuttato al “San Marco”, un teatrino a Brera, con un testo (Adriano Zavaria's) definito dalla critica teatro cubista! Adriano, il protagonista, era interpretato da quattro diversi attori, da qui il termine di “cubista”, io facevo Adriano il vanitoso… Era un testo astruso, pressoché incomprensibile, eppure il teatro era pieno, la gente era intellettualmente curiosa, c'era attenzione da parte della critica…Milano era una città strana, divertente, poi è arrivata la moda, l'effimero, le modelle nei bar e è diventata una città nevrastenica, diversa. Sono pensieri disordinati i miei, scusatemi. La Milano degli operai, degli studenti non c'era più, non più le manifestazioni, i cieli bassi e grigi, le bandiere rosse, le “belle bandiere” di Pasolini…Maledetti anni 80 con la loro Milano da bere…E poi una corsa in discesa, sempre più in basso. E adesso? Adesso è un cimitero sotto la neve…Meno male che domani torno a Sant'Oreste!

Caro Massimo la poca neve non ha soffocato le bandiere. Ha contribuito a rendere tutto più piatto. BENTORNATO.
L'Armata Brancaleone
Il Tevere continuava a scaricare orde di mercenari che u re de Prata aveva assoldato per contrastare Brancaleone e il suo alleato Gennaro da Cusignano. Tutti Santi e il Capitano del popolo capiscono che l'operazione vittoriosa passa attraverso l'alleanza con il Castaldo comunardo, mazzaparenti da Santo Resto che già aveva provveduto a fare patti con i due capitani di ventura, Giacobino i Fossa Rocca e Orlando di Ser Petruccio. I condottieri appena succitati erano però notoriamente sparvieri della notte che operavano al buio e sempre sotto il livello del mare e questo loro modo di lavorare spaventava il bieco Comunardo. D'altra parte Ranuccio de Civita e Tafanello di Canicattì continuavano a tramare contro u Re de Prata e vedevano Tutti Santi come il fumo agli occhi. Brancaleone capisce che il momento è propizio per la stipula degli accordi e scrive a Tutti Santi: “In della città eterna, rivolgendo noi magnanimo appello ed aiutorio verso la sua Signoria, conciochè la vita nello munno carestosa assai è e carica di perigli, sottoscriviamo intese acciocché lo guiderdone pecuniario stabilito in 5 forzieri d'oro, 4 di vasellami argentei, 2 di broccati turchi e di sete d'oriente e di otri 25 di aloe e mirra, vengano conciò proposti alla tutela in quella isola romana che appellamo Maddalena.”

Firmato Brancaleone da Norcia condottiero.
.
La poesia di Vando
di Oreste Malatesta
Due anni fà comprai le poesie di Vando Fidanza raccolte in un libretto, diffuso dalla Pro Loco, intitolato “Ve lo dico in versi…”. Mi è piaciuto ed, ogni tanto, ne leggo qualche brano, perché dietro quelle poesie vibra il cuore di un uomo cordialmente legato alla storia del nostro popolo. Egli non ha l'arte e la tecnica di Luigi Usai; ma nella sua “Autobiografia” ci avverte “Io non conosco la punteggiatura… perché so morto basso de istruzione”. Se anche le sue rime non sono perfette, esprimono lo sguardo e la sensibilità di un autentico poeta. Il primo omaggio di Vando è alla povera gente di Sant'Oreste, ai nostri eroici genitori, ai semplici (Tempi passati) che, nonostante l'indigenza, erano felici. “Felicità perduta”, infatti, ci ricorda che “Oggi la gente nun è più felice, a dimostrallo qui ce so li fatti: mo dentro casa noi c'avemo tutto, eppure semo sempre insoddisfatti”. Poi Vando canta la fede semplice: si commuove per l'affetto della Madonna di maggio che “guarda benigna er popolo de Dio, che lo vorrebbe puro come un gijio”; gli fa tenerezza il mistero del Dio incarnato (E venne fra li poveri), “lui ch'è più forte de li re potenti … (il Padre Eterno ndr) te volle quaggiù 'mmezzo a li reietti a fianco a tribolati e sofferenti”; lo sostiene la fede nel dolore per la morte del figlio giovane e conserva la certezza che “staremo 'nsieme per la vita eterna” (Er dolore più grande); ammira il Papa (Messaggero di pace). Verso il Soratte e Sant'Oreste Vando esprime la consapevolezza grata di appartenere ad una storia che ha definito la sua personalità: “Chi nasce e cresce dentro queste mura a le tradizioni rimane attaccato, parla er dialetto e ancora fa le feste com'era usanza falle ner passato” e, poi, sembra rivolgersi a me “E tu che si nato in questo paese si un giorno andrai lontano nun scordatte che le tue radici so de Sant'Oreste e che sei un fijo der monte Soratte”. Una decina di poesie sono l'inno alla natura conosciuta da Vando quando era giovane (Quanta felicità dava sto fiume), quando, nel Tevere, “la gente qui veniva a fasse er bagno”. Oggi invece quel fiume, una volta amico, è pieno di “mondezza” e “scarichi de fogna”; anche perchè “da quanno hanno inventato l'usa e getta, la tera è diventata un monnezzaro” e l'acqua non è più “zampillante e chiara” (Acqua chiara). Tutta la critica al progresso che distrugge la natura, in Vando, non nasce da una posizione ideologica di tipo ambientalista, ma dall'amore che nutre verso quella terra, quelle acque, quei prati, quei boschi e quelle rocce familiari che lo hanno accolto, che sempre continuano ad affascinarlo. Provate a leggere Primavera, Autunno, Dall'aratro alla trebbia, L'ortolano, Er pecoraro: tutto il ciclo della natura, dei lavori dei contadini, determinati dalle stagioni, sono raccontati con lo stupore di colui che contempla la bellezza del creato. Vando ama il suo lavoro (L'asfartista), la moglie e i figli (Me tie' come la rosa ner bicchiere), ed esalta, perché ha sperimentato essere corrispondente alle sue esigenze affettive, l'ideale della famiglia, che, in più di quarant'anni di matrimonio, l'ha reso soddisfatto. Vando è un esempio di uomo di cultura, perché quello che gli è stato trasmesso dalla nostra storia, dalla vita del nostro popolo, non l'ha censurato, non l'ha rifiutato, l'ha semplicemente “coltivato” (da coltivare deriva la parola “cultura”). E' un uomo, che, tra le fatiche ed i dolori, nella semplicità del suo cuore e memore della tradizione che l'ha generato, ha incrementato la sua feconda saggezza e creatività poetica attraverso l'esperienza maturata a partire dalla vita quotidiana, che è il libro più bello che si possa leggere.
MEDITAZIONE DEL MESE.
Dal Cantico dei cantici
Ritorna la Primavera
Andiamo amica mia, mia bella , vieni.
E' finito l'inverno,
sono terminate le piogge…
Vieni colomba mia,
nascosta nelle fessure delle rocce,
in nascondigli segreti,
fammi vedere il tuo viso,
fammi ascoltare la tua voce,
perché la tua voce è soave,
il tuo viso è grazioso.
LA CROCE DI BOSSO



HOME | CONTATTI | CHI SIAMO
Designed by: Carlo Portone © 2007-2012
Tutte le fotografie: © Carlo Portone
sito ottimizzato alla risoluzione di 1024x768 pixel - carattere medio con I.E.