Storia locale di ricerche, studio ed altre attività culturali








I NUMERI ARRETRATI DEL GIORNALE POSSONO
ESSERE RICHIESTI AL CENTRO STUDI SORATTE DI SANT'ORESTE

Le due vignette che pubblichiamo in questo numero ci ripropongono il tema della difesa dei beni culturali ed ambientali e del tessuto storico urbanistico del nostro centro storico.

Un grazie particolare ad un nostro amico che così professionalmente si occupa della stampa.
Meditazione del mese: “Famiglia ed educazione”
Dal libro dei Proverbi (cap. 21,19):
Meglio abitare in un deserto
Che con una donna rissosa e stizzosa

Dal libro dei Proverbi (cap 13, 24):
Chi risparmia la verga odia il suo figliolo
Ma chi è buono lo corregge per tempo
Pubblichiamo un contributo inviatoci dal neo Assessore Gianni Lazzari che ringraziamo e che speriamo che continui ad essere un nostro collaboratore. La redazione

I beni culturali ed ambientali
di Gianni Lazzari
Intervengo, dopo la mia nomina ad assessore ai beni culturali e ambientali, per un ringraziamento e per una dichiarazione d'intenti. Il ringraziamento è al Sindaco, che, nel propormi l'incarico di assessore esterno per i beni culturali e ambientali di Sant'Oreste, ha manifestato un grande coraggio. Con la mia nomina egli, mi pare, abbia voluto riaffermare il valore dell'istituto dell'assessorato esterno, previsto dal nostro statuto, che rafforza il profilo istituzionale dell'attività amministrativa e del rapporto fiduciario tra il delegante e il delegato. La mia presunta debolezza per non essere stato eletto è in realtà la mia forza , basata sulla fiducia del primo degli eletti ed è la mia libertà di perseguire l'interesse generale del paese e di non essere condizionato da voti o promesse. Spero di poter corrispondere con il mio impegno per Sant'Oreste a tanta fiducia. La mia dichiarazione d'intenti riguarda il metodo e il merito del mio incarico, come io lo intendo: mi sento un “funzionario” dell'istituzione comune, un tecnico che mette a disposizione le sue eventuali competenze e la sua volontà di servire la sua comunità, da solo, come persona chiamata dal sindaco a collaborare con lui in un settore così importante, in questo momento straordinariamente decisivo per il futuro di Sant'Oreste, così come è stato sottolineato dalla stessa Provincia, ente gestore della Riserva. Ripeto: non rappresento una parte politica, uno schieramento, una maggioranza, un partito, un gruppo; rispondo positivamente alla richiesta istituzionale che mi è stata fatta per i seguenti obiettivi: Sant'Oreste è città turistica e d'arte; Sant'Oreste è un'area protetta, di grande valore ambientale e culturale. Il mio compito è di perseguire la valorizzazione di questi aspetti, di tutelare le risorse, ma anche di renderle disponibili per uno sviluppo anche sociale ed economico del nostro paese. Perseguirò l'interesse collettivo di Sant'Oreste e spero di avere il vostro appoggio, anche quando si tratterà di reprimere, per questo fine più generale, qualche più piccolo, personale interesse. In caso contrario, come sapete, essendo la mia una posizione di servizio e non di potere, saprei trarne le conseguenze per amor di coerenza. Nel realizzare questo programma di tutela e valorizzazione dei nostri beni ambientali e culturali (la montagna, la valle del Tevere, le aree verdi del territorio, il centro storico medievale, che non può trasformarsi in un degradante parcheggio, i palazzi, gli eremi..) e di garanzia della qualità della vita nel paese, ci vorrà lungimiranza, occorrerà pensare più al domani che all'oggi. E' un compito specifico, dai confini certi, che però si sovrappone con altre competenze, con altre deleghe. Sarà quindi necessaria una grande collaborazione, un grande ascolto reciproco. E' però un compito urgente e inderogabile, nel tempo in cui vengono a maturazione tanti progetti dalle radici antiche, come il piano d'assetto della Riserva naturale o l'Outlet e le sue conseguenze. Mi propongo l'obiettivo di rafforzare la partecipazione dei cittadini, soprattutto dei giovani, alle nostre scelte. Per questo mi propongo di costituire una Consulta per i beni culturali, chiamando a parteciparvi i più sensibili a tale tematica, ripeto, soprattutto tra i giovani, che si affiancherà a quella Consulta della Riserva che da tempo opera utilmente e alla Consulta per l'Outlet. Cercherò la più ampia collaborazione tra i cittadini e le loro associazioni e naturalmente sarò sempre a disposizione di tutti i cittadini di Sant'Oreste.
L'incubo
di Maria Francesca Zozi

Come in tutta l'Italia, anche nella nostra piccola realtà paesana, si continuano a verificare notevoli disagi per i sistemi di trasporto. Circa tre anni fa è stato intrapreso un servizio che la mattina alle 7.30 parte da Sant'Oreste con destinazione Civita Castellana e trasporta un gran numero di studenti che frequentano gli istituti della cittadina viterbese. Ma i problemi che solo inizialmente sembravano finalmente superati si sono presentati di nuovo creando molti disagi. Infatti quasi tutte le mattine i ragazzi sono costretti ad entrare a scuola in ritardo per la disfunzione di questi mezzi o meglio di queste carcasse. Di frequente si ha a che fare con guasti al motore e quando non succede ciò si arriva in ritardo perché rispettare gli orari è un optional. E dunque attese lunghissime in pieno inverno, sotto la pioggia e la vento di Portavalle, che come tutti sanno bene, la mattina picchia. Si potrà pur fare qualcosa per cercare almeno di migliorare il servizio o bisogna continuare a lasciar andare avanti tutto così, anche se male?
La Cappella Musicale
Da una ricerca di Maurizio Sersanti
A dì 24 Nov.1658 dati a Bastiano Masci chierico, un “giulio” per spendere in salsiccia e lombetto per il giovane venuto da Civita Castellana ad accomodare l'Organo. Qui inizia la storia musicale di Sant'Oreste, documentata dal libro di prossima ristampa di Don Mariano De Carolis “La Cappella Musicale della ven.collegiata S.Lorenzo M. in Sant'Oreste sul Monte Soratte” (1931). Ho avuto il privilegio di leggere il libro originale, grazie alla cortesia di Franco Zozi. Libro delicato e consunto che con sincero entusiasmo Franco mi ha dato in prestito. La lettura del testo è in realtà una vista tra i secoli di una contablità un po' particolare, i conti dell'attività musicale a Sant'Oreste che si snoda dal 1598 al 1931. Vi è registrato minuziosamente l'incessante spesa per la manutenzione dell'organo e la continua ricerca di maestri di cappella, per dare lustro alle funzioni sacre. I diritti del maestro di cappella erano i seguenti: “Provisione annua di scudi 60 e comodo di tre stanze annesse alla chiesa sopra la sagrestia” gli obblighi erano: “di suonare in tutte le feste di precetto e di consuetudine, tanto nelle messe cantate che nei primi e secondi vespri come pure di insegnare a cantare a quattro studenti ed a suonare a due“. L'ingaggio consisteva nell'eseguire, secondo il “Giornale delle Sacre Funzioni“ 56 tra messe e vespri cantati, nell'arco dell'anno e soprattutto: “Si raccomanda allo zelo del Sig. Maestro di far accompagnare col canto come si è praticato per lo passato dai signori Dilettanti di questo luogo le suddescritte Sacre Funzioni e di averli tutti uniti”. Interessante notare che le spese di manutenzione dell'organo si ripresentano con cicli alterni di una manutenzione diremo ordinaria di uno o due anni, poi circa ogni sette dieci anni una restaurazione completa, e questo va avanti dal 1640 da quando cioè il cav. Ennio Bonifazi in due anni completò la costruzione dell'organo arrivato a noi grazie a questo incessante investimento secolare della comunità di Sant'Oreste sullo strumento. Dal 1602 al 1931 si sono succeduti 32 maestri di cappella nella collegiata di S.Lorenzo M.. All'inizio i maestri provenivano da altri paesi (Fano, Rieti, Pesaro, Vignanello, Osimo, Visso), ma dalla metà circa del '600, la comunità di Sant'Oreste iniziò ad introdurre nei contratti (Patente) con i maestri la clausola di formare almeno due allievi organari, organisti e cantanti, e subito dopo iniziò a finanziare gli studi musicali di giovani santorestesi presso istituti di specializzazione a Roma o in importanti Abbazie. È così che iniziarono dal '700 in poi a comparire i primi maestri di cappella di Sant'Oreste (i loro nomi ora non ci dicono nulla perché appartenenti a famiglie di Sant'Oreste allora importanti ormai estinte come i Fioravanti, i Clerici o i Peligni). Ma quanto costava mantenere un maestro di cappella? (Fine prima parte)
Il 13 Marzo verrà presentato il libro “ IL CONCERTO” di Francesco Zozi che contiene la ristampa anastatica del libro di Don Mariano De Carolis “La Cappella Musicale”, sicuramente poco conosciuto ma fondamentale per conoscere la nostra cultura musicale.
Uomini preistorici del Monte Soratte
di Antonio D'Ayala

Il monte Soratte si trova proprio a metà strada tra le aree viterbese e romana, celebri per i ritrovamenti datati dal paleolitico inferiore al neolitico e all'età del ferro. Anche nei dintorni dell'abitato di Sant'Oreste le industrie del paleolitico medio e superiore, e vestigia protostoriche sono da tempo documentate, ma si tratta perlopiù di giacimenti all'aperto che io stesso ho avuto modo di osservare e di scarsi e isolati indizi riferibili al neolitico culto delle acque, ai sepolcreti e santuari preromani che numerosi dovevano sorgere in questa zona. Mancano tracce del paleolitico inferiore e soprattutto concentrazioni significative di reperti e siti da identificarsi come accampamenti e ripari. Questa rarità dei resti ossei e manufatti litici è da riferirsi sia al difetto di ricerca che ai fenomeni glaciali pleistocenici e di copertura vegetale, che hanno intaccato gli strati archeologici superficiali, alterandoli, o causandone la scomparsa. Ma la posizione del monte, dominante sulla valle del Tevere, è sempre stata strategica per controllare i sottostanti punti di passaggio obbligatori della selvaggina. Forse la prima presenza umana in questa zona risale addirittura a un milione di anni fa, durante il paleolitico inferiore, quando sparuti gruppi di ominidi di provenienza africana, insidiavano le loro prede all'ombra del Soratte. Molte lacune devono ancora essere colmate sulla preistoria di questo luogo; si pensi alle poche informazioni che ancora possediamo per l'arco cronologico che và dal paleolitico medio all'età del ferro (da 120.000 a circa 3000 anni da oggi). I numerosi meri, cavità, affioramenti nascosti dalle boscaglie, potrebbero celare ancora sepolture e deposizioni con stratificazioni intatte, mentre tra le pendici, abitazioni e villaggi, se scoperti, potranno svelarci il continuum evolutivo di usi, costumi e credenze delle genti di tradizione paleo-mesolitica, neolitica e delle successive culture arcaiche laziali.
Annuncio scout
Gli interessati a partecipare alle attività degli scout per fondare un futuro gruppo a Sant'Oreste possono rivolgersi alla Proloco di Sant'Oreste. Verranno indirizzati ai referenti del gruppo di Civita Castellana e dopo un percorso istruttivo potranno divenire capo scout e guidare i lupetti (8-11 anni), esploratori (12-16 anni) oppure i rover (17-21 anni). L'età minima richiesta è di almeno 21 anni.
Graffiti Metropolitani
dei Tre Moschettier
i

La strada la vonno fa i “bammocciari” per portà cessi e robbe varie al casello. La vonno fa sopre e robbe nostre co a scusa de u sviluppu. Noi nun a volemo mancu se ci danno “u cannone”.

Carnevale tante bombolette spray, pochi coriandoli e tanto vino…

Ghjoppe u campu, magna e magna, de u verde aremasa na macagna, speriamo che chitunu nun ci magna.

Lavori pubblici fatti male e alla megghjio. Il paese è buio: pe cambià na lampadina passa un mese.

Il vicolo “pubblico” che i Leoni si so vennuti atè un munnezzaru. Chi l'ha da ripulì?

U paese atè pienu i tasti, toppe e tappi scava e metti, 'mucchia ca, e 'mucchia là, sempre a strada da rifà.

Negozi. Bazar. Trovi di tutto chitunu co l'onza e pure u preciuttu.
Lettere da Begues - Barcellona/Spagna
di Jaume Tutusaus

Sig. Franco, sono Giacomo e le scrivo da Begues. Ho appena letto con interesse, come sempre, il numero del Soratte Nostro, relativo al mese di Gennaio e mi accingo a farle alcune considerazioni: Innanzitutto devo dirle che il giornale on -line, con la sua degna Direzione, effettivamente si legge in tutto il mondo, io le confermo da Begues, però anche da Singapore e da New York. In una delle collaborazioni, si mette in allerta sui pericoli urbanistici a S.Oreste. A titolo di raccomandazione le suggerisco una visita a Begues, dove potrà verificare in loco quello che si deve fare se si vuole conservare i dintorni. Ad una via della nuova zona industriale abbiamo messo il nome di Sant'Oreste. Concludendo potrebbe dirmi qualcuno a Sant'Oreste se continua il gemellaggio? Per quel che so il sindaco Mario Segoni e la Sindachessa Joana Badell non hanno mantenuto nessuna conversazione da Luglio 2004. Mi perdonerà Sig. Franco, per i miei commenti poco ottimisti, però se almeno servisse da revulsivo mi darò per soddisfatto. Le faccio tanti auguri alla sua famiglia ed agli amici di Avventura Soratte per questo anno 2005.

Un grazie a Giacomo ed un arrivederci. Pubblicheremo volentieri i tuoi contributi. Intanto offriamo la segnaletica di Via Sant'Oreste a Begues che Giacomo ha citato.
Un lettore ci scrive
un abitante di Noceto

Se è vero che le nostre risorse sono la montagna, il verde ecc, ecc. allora qualcuno ci deve spiegare a cosa servono tutti questi parcheggi che si stanno costruendo a Noceto e zone limitrofe. A chi giova dissotterrare piante di ulivo, snaturare un intero ambiente e sconvolgere completamente una zona dove chi vi abita ha risolto da tempo il problema del parcheggio? Forse serve ai tifosi della squadra di calcio? Forse alle migliaia di spettatori che assiepano il nostro campo sportivo? Qualcuno dovrà dare delle spiegazioni. I lavori di rifacimento del marciapiede a Noceto sono fermi da due mesi! Viale Noceto è diventato un campo di battaglia: buche profonde, polvere, disordine, sporcizia. La zona è buia, pericolosa di notte e di giorno, rischiosa per l'indennità pubblica. Ebbene da oltre due mesi i lavori di rifacimento sono stati completamente sospesi! Si stanno sistemando i parcheggi a lato delle case a schiera. Parcheggi per chi? Per chi vi abita lì vicino che come tanti utilizza il garage ad altri scopi.

Rassicuriamo l'abitante che un nostro quesito posto al Sindaco spiega la natura di certi lavori ed i ritardi per gli altri. Intanto ci dice che il progetto prevede a Mantrolo una zona a verde attrezzato con parcheggi e giochi e la sistemazione delle vecchie piante di ulivo.
Notiziario
Il nostro allarme
lanciato con l'articolo di G. Lazzari sta raccogliendo consensi e suscitando dibattito. Sui muri del paese si può leggere una lettera aperta al Sindaco del Comune di Rignano inviata da Ezio Menichelli, proprio a proposito della strada di collegamento con il casello, appetita dai rignanesi, ma che rappresenterebbe per noi un disastro ambientale. C'è comunque chi dalle falde del bosco del Soratte si schiera con ”i bambocciari”.

E' iniziato un progetto di mediazione culturale, promosso dall'Assessorato ai Servizi Sociali, con un corso scolastico per extracomunitari in regola. E' l'occasione di intraprendere un progetto di integrazione sociale e comunitaria che potrà essere molto utile al paese. Ci fa piacere che oggi da certi pulpiti si faccia un discorso diverso: di accoglienza di volontà di porre come progettualità sociale l'inserimento e l'integrazione, senza dimenticare i problemi sociali della nostra Comunità.

Sarà presentata il 12/3 alle ore 17 la 1° edizione della “Via delle erbe del Soratte”. Un'opera che pubblica una approfondita ricerca di Franco Abballe sulle nostre erbe e sul loro uso curativo. Nella stessa data sarà presentato un depliant del L.E.A. (Laboratorio Educazione Ambientale) sulle erbe officinali.

Nel mese di Gennaio, a cura della Pro Loco, è stata presentata la compagnia di Teatro di Strada LUNAIF, in cui alcuni componenti sono residenti a Sant'Oreste ed hanno partecipato anche al nostro carnevale. Cogliamo l'occasione per salutarli: BENVENUTI

L'8 Aprile ci sarà l'audizione per l'olio DOP del Soratte. Finalmente si è raggiunto questo importante obiettivo che farà sicuramente decollare il mercato dell'olio.
L'Armata Brancaleone.
Le trattative di pace sono fallite; alla pari dell'omonimo yankee, la guerra continua. E' “gennaru” e Monte i Ferru è gelato. Il fumo è acceso in ogni casa o capanna. Il Re de Prata, dalla sede del comando di Tutti Santi, ha ordinato di non ripulire le strade dalla neve per ritardare l'avanzata di Brancaleone. Niente sale, ma tanto vino per riscaldare. Brancaleone chiama a raccolta i suoi generali per una strategia di battaglia. Siedono ad un tavolo: Romanello de Fossarocca, Quintilio dello Tascio, Coazzinzola delle Coste, Bastiano delle Carve. Un'alleanza raggiunta visto il pericoloso progetto di difesa di Tutti Santi e del Re de Prata a Monte i Ferru. L'urlo che lanciarono, qua non si passa, lo giurarono quel giorno di un freddissimo Dicembre quando si avventurarono su Monte Soratte e bivaccarono lì a Patacca da' Mula. Il Signorotto Tutti Santi ed il Re de Prata l'han giurato, insieme a Ranuccio de Civita, Tafanello di Canicattì e tanti vassallini ivi compreso il Castaldo Comunardo “mazzaparenti da santresto”, notissimo in tutto il territorio della Valle del Tevere, per la sua bieca crudeltà e per l'eresia che propaganda e lezioso scudiero del compagno Capitano del Popolo. Il popolo del Re de Prata aveva già deciso la spartizione del bottino, ricavato dalle terre conquistate da Tutti Santi e quindi i partecipanti alla spartizione erano più sensibili alla difesa ed a respingere Brancaleone che mirava alla conquista di tutte quelle terre. Brancaleone aveva già trovato l'alleato compratore del feudo di Cusignano. Così si assicurava il controllo del Tevere e l'agognato desiderio di arrivare al mare per partire con una crociata verso la Terra Santa. Quindi l'ultimo ostacolo è il Re de Prata, Tutti i Santi e Capitano del Popolo. Riuscirà Brancaleone a superare “u Monte i Ferru” e ad avvicinarsi al Tevere? Continua al prossimo numero
Effemeride

Morti: Minorenti Biagio (7/1); Malatesta Aquilina (9/1); Terzoli Bettina in Alessandrini (12/1); Pierucci Liliana (16/1); Del Gatto Genuina (1/2); Pompili Carlo (21/2)

Nati: Diamanti Santino
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I protagonisti dell'età di Silvestro visti da vicino
di Marco Ciampani

Diocleziano: Era dalmata e figlio di schiavi, poi liberti. Salì al trono dopo l'assassinio di Numeriano imperatore ucciso nel 284 D.C. da Apro. Diocleziano denunciò l'assassino Apro, e a sua volta uccise Apro stesso. Si avverava quello che una donna druida gli aveva profetizzato anni prima: che avrebbe conseguito la dignità imperiale quando avrebbe ucciso un cinghiale (Aper in latino è la radice di Apro). Diocleziano si avvicinava ai 50 anni e la profezia fu interpretata sia da lui che dai soldati come volontà degli dei. Diocleziano emise, forse spinto da Galerio, cesare della prima tetrarchia (Massimiano era infatti augusto insieme a Diocleziano e Costanzo Cloro cesare come Galerio e padre di Costantino) quattro editti contro i cristiani in una crescente recrudescenza della persecuzione. Sappiamo da Agostino che fu perseguitato anche Silvestro che allora nel 304 era diacono. Addirittura Agostino riporta il fatto che Silvestro avrebbe incensato la statua dell'imperatore, insieme all'allora papa Marcellino, morto nel 304, denunciati dai donatisti eretici dell'Africa Settentrionale. La figlia Massimina di Diocleziano avrebbe convinto l'imperatore Costantino (quando Costantino teneva la monarchia, cioè quando era imperatore sia dell'Oriente che dell'Occidente, nel 324) a perseguitare a sua volta i cristiani. Diocleziano morì a Spalato, vecchio e ormai ritiratosi a vita privata, nella residenza tardo antica della città slava nel 313.
L'attore
di Massimo Mirani
L'altra mattina ero al Centro sperimentale di cinematografia, (ultimamente ci sono abbastanza spesso) e ascoltavo i discorsi di un gruppo di intellettuali: giornalisti, docenti…Non so esattamente…Tessevano gli elogi dell'ultimo film di Faenza…
- Un film importante, bellissimo,,, splendidamente interpretato. Il vero “impegno civile” portato sullo schermo…Una dimensione epica… ecc. Insomma, il cinema italiano che ci vorrebbe per farci risorgere a livello internazionale… Sono poi uscito, e sulla Tuscolana mi sono fermato in un bar a prendere un caffè. Al banco c'erano due ragazzi che parlavano….
- Ch'hai fatto poi Domenica ?
- So annato ar cinema co' Debbora…
- E che avete visto ?
- Ma lassa perde... sta capocciona de Debbora ha voluto annà a vedè a tutti i costi sto film, su sto prete ammazzato da la mafia... Na stronzata che nun poi capì… nun c'annà…
Ma possibile, dico io, che queste due anime non si possano più riconciliare… Possibile che il cinema italiano non sia più in grado di parlare di cose importanti a un pubblico popolare… Ma, perché? cos'è successo in questi ultimi anni?

Caro Massimo ce lo chiediamo anche noi che ci siamo formati alle “pellicole del cinema parrocchiale”. Oggi nello stesso luogo tornato al Comune, bello e rinnovato, si è proiettato in DVD Christmas in love (!!).
A PROPOSITO DI GARIBALDI
Il simpatico articolo di Oreste sulle memorie dei nostri vecchi raccontate sui scalini di “san biagiu”, ha suscitato qualche critica per un Garibaldi che non sembra l'eroe dei nostri libri. La nostra storia risorgimentale dobbiamo ancora scoprirla ma le memorie degli anziani si confermano con le memorie storiche da Don Angelo Bartoli, che racconta le scorrerie dei garibaldini nel territorio sino ad innalzare l'albero della libertà in piazza e gozzovigliare tutta la notte cantando” con le budella dell'ultimo prete ci impiccheremo …….” Il nostro non è revisionismo storico ma risultati di ricerca.
“Il 3 Novembre 1867-dice lo storico di Morlupo Sergio Mariani - i garibaldini invasero Sant'Oreste, guidati dal tenente Capelli e dall'aiutante di campo Francesco Carrozzi. Il Priore fu costretto consegnare loro 548 scudi, 400 razioni di pane, 400 libbre di formaggio, 400 di carne, 5 cavalli e dei rotoli di stoffa per bandiere, da innalzare sul monte Soratte e in paese.” Comunque questo giornale vuole anche il confronto tra diverse posizioni storiche.
SANT'AMBROGIO DE ROMA E, UN PÒ, DEL SORATTE
di Oreste Malatesta
Quest'estate, durante una cena con due amici, un tedesco e un milanese, ho assistito ad un vivace dibattito sulle origini di Sant'Ambrogio da Milano. Il primo affermava che Ambrogio Aurelio (Ambrogio assunse il cognome materno) fosse tedesco per il fatto che nacque a Treviri (nel 339). Il secondo riteneva fosse milanese in quanto di questa città fu Prefetto imperiale, prima, e Vescovo poi. Quando essi chiesero il mio parere li sconcertai perché, mortificando il loro comune complesso antiromano, dissi che Sant'Ambrogio era de Roma, e che certamente ha avuto a che fare con il mio Soratte, alle falde del quale la sua famiglia possedeva delle terre. All'amico tedesco ricordai che Ambrogio era il terzo di tre fratelli e che gli altri due (Marcellina e Satiro) nacquero a Roma da genitori romani de Roma. Ambrogio, invece, venne alla luce casualmente a Treviri perché suo padre (della famiglia senatoriale romana dei Simmachi) vi era stato inviato quale Prefetto imperiale. Ma Ambrogio rimase a Treviri solo per tre anni: la madre (appartenente alla famiglia senatoriale romana degli Aureli), infatti, dovette riportare a Roma il nucleo familiare perché il marito, durante una rivolta antiromana, rimase ucciso. Successivamente Ambrogio non mise più piede in Germania, né ebbe modo di assumere quell'antipatica cadenza teutonica perché trascorse la sua adolescenza e gioventù a Roma, ove studiò e si formò. All'amico milanese feci semplicemente presente che Ambrogio, a 32 anni, venne a Milano (città che era, insieme a Roma, Costantinopoli e Treviri, capitale dell'impero) per farvi il Prefetto e che vi divenne vescovo, a 35 anni, per un fatto curioso. In qualità di Prefetto fu chiamato a sedare un rissa insorta tra Ariani e Cattolici, che non riuscivano a trovare l'accordo sulla nomina del vescovo. Durante il suo intervento armato (con 100 soldati) un bimbo urlò “Ambrogio vescovo!”. Improvvisamente lo scontro si placò e sul nome di Ambrogio vi fu l'unanimità. Così un romano, che stava ancora ultimando il catecumenato prima di essere battezzato, diventò vescovo di Milano: in seguito i milanesi non ebbero mai più un vescovo così santo e grande. Ho invitato i miei amici a leggere le opere di Sant'Ambrogio, dalle quali emerge continuamente la sua vantata romanità. Non soltanto lui, ma anche tutti i milanesi di quel tempo (che erano molto più saggi di quelli di oggi) si sentivano romani, essendo stata Milano fondata dai Romani. Non solo Sant'Ambrogio era di Roma, ma, a mio parere, egli ha avuto a che fare con il Soratte quando amministrò, prima di trasferirsi a Milano, i fondi della sua famiglia. Non ho il tempo per fare le indagini (spero lo faccia Marco Campani), ma due indizi mi portano a formulare tale (non dimostrata) ipotesi. Il primo è questo: Santa Galla, che ha donato i terreni per costruire la Chiesa di Sant'Andrea in Flumine, presso Ponzano e la Curtis Sancti Eristi ai piedi del Soratte, era una nipote (non so di quale grado) di Sant'Ambrogio: ella proveniva, come lo zio, dalla nobile e ricca famiglia romana dei Simmachi, che possedeva grandi latifondi intorno a Roma, in Sicilia ed in Africa. E' noto che Ambrogio incaricò il fratello Satiro di vendere tutte le sue proprietà in Sicilia e in Africa per donarne il ricavato ai poveri della sua diocesi, ma non le sue proprietà della campagna romana. Il che potrebbe significare che i fondi di proprietà della famiglia di Santa Galla, posseduti sotto il Soratte (di cui una parte fu destinata alle fondazioni di Sant'Andrea in Flumine e di Sant'Edisto), provenissero dallo stesso asse ereditario, quello di Sant'Ambrogio, di Santa Marcellina e di San Satiro, i quali, avendo tutti abbracciato lo stato religioso, non si sposarono e, quindi, non ebbero figli. Il secondo elemento è la presenza in territorio santorestese, nella zona di Monte Pepe, di una chiesa ormai distrutta intitolata a “Santo Vittore”. San Vittore fu un soldato africano in servizio nell'esercito romano a Milano (una storia simile a quella di Sant'Edisto), un martire che Sant'Ambrogio ha venerato e proposto alla (ancor'oggi molto sentita) venerazione dei milanesi. Poiché San Vittore non è un santo tradizionalmente venerato dai romani, si potrebbe pensare che la dedica a lui di una chiesa, nella nostra zona, sia stata originata dall'amore che gli eredi di Ambrogio nutrivano verso il loro santo parente, il quale proponeva il culto anche di questo martire.



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