Storia locale di ricerche, studio ed altre attività culturali








I NUMERI ARRETRATI DEL GIORNALE POSSONO
ESSERE RICHIESTI AL CENTRO STUDI SORATTE DI SANT'ORESTE

La Redazione
Due fatti importanti uno a Gennaio ed uno a Febbraio. Quello di Gennaio, il piano di recupero del centro storico, è arrivato dopo la Befana, dopo circa 20 anni di gestazione. Ora per essere attuativo si deve mettere in fila alla Regione. Poi potrà essere adottato dal Comune e partire per arrivare a recuperare quanto si vede se alziamo gli occhi. E comunque il Centro Storico è sempre attraente anche per i frequenti visitatori. Sasso per sasso c’è la nostra storia, anche di quando in fretta lo abbiamo bistrattato per farlo rispondere alle nostre necessità. Ora per certe scelte ci troviamo un patrimonio storico abbandonato, manomesso. Una fiorente zona nuova, elegante zona residenziale, un composto centro commerciale, una nascente zona industriale ed un faraonico villaggio commerciale ai confini con i Saletti e con privati. Poi sull’onda delle “piramidi” un ampliamento di Viale del Vignola; sarebbe il terzo. Quindi il piano di recupero del Centro Storico starebbe a suggellare una ripresa di investimenti affinché il paese sia in grado di riconquistare la vita e la semplicità con ordinato recupero di spazi e di luoghi, da offrire alla ripresa abitativa e a chiunque voglia venirci a trovare. Dovranno camminare con questo programma tante cose come la costruzione di una Associazione Commercianti che dia al Comune la possibilità di avere un referente anche per riflettere sulle scelte economiche e sociali. Non ci dimentichiamo che la creazione dei Comitati di rione può essere il rilancio della partecipazione e dell’aggregazione. Troveremo queste ed altre cose nei programmi politici delle prossime competizioni elettorali? Il Secondo fatto è l’apertura ufficiale di quell’area demaniale ritornata in prova al Comune. Anche per questa parte ci sono in fase avanzata degli importanti progetti. Ma soprattutto c’è la bellezza di farsi una “passeggiata al di la della sbarra”.
Intervista al Sindaco
A distanza da pochi mesi dalle competizione elettorale abbiamo chiesto al Sindaco un intervista che gentilmente ci ha rilasciato.

Il tuo risultato del 1999 è quasi un plebiscito. Ci fu un paese che confermò le sue scelte: Quanto questo ha influito, anche se certi furono subito pronti a tirare fuori le bandiere, sul tuo operato?
Il risultato elettorale avuto dalla nostra lista nelle passate consultazioni elettorali è la dimostrazione che si può fare politica, buona politica amministrativa, senza scadere in promesse demagogiche e clientelari. Tutta la mia esperienza amministrativa dal 1990 ad oggi si è retta solo su un concetto: L’INTERESSE PUBBLICO DEVE ESSERE AL CENTRO DELLE SCELTE AMMINISTRATIVE. Io non so se qualcuno abbia tirato fuori le bandiere che teneva nascoste in campagna elettorale, una volta vinte le elezioni. Posso solo dire che ho cercato di essere il Sindaco di tutti e sicuramente non sono stato influenzato da nessuno nelle mie scelte.
Saresti di nuovo pronto alla carica?
Ci sono stati molti amici che mi hanno chiesto di ricandidarmi, ma affinché questo avvenga devono concorrere due condizioni per me vitali:
essere effettivamente il candidato sindaco proposto da un largo schieramento di forze; che vengano rispettate alcune condizioni basilari: autonomia dell’amministrazione, capacità professionalità dei collaboratori.
Noi crediamo, e sul giornale lo abbiamo scritto, che i prossimi saranno anni decisivi. Ci preoccupa uno sviluppo frettoloso ed anche gli eventuali piloti. Che ne pensi ?
La prossima amministrazione sarà un’amministrazione di svolta, non è tanto problema di sviluppo frettoloso, quanto vigilare che lo sviluppo sia effettivamente quello a cui stiamo lavorando da tanti anni: rispetto del territorio, sviluppo turistico, sviluppo economico sostenibile. Le opportunità che si possono aprire non riguardano solo un sano sviluppo compatibile, ma presumo che ci saranno molti tentativi di approfittare delle opportunità che verranno date di percorrere vie più rapide ( e anche più lucrose ) per raggiungere uno pseudo sviluppo: la via della cementificazione e del degrado ambientale.
C’è un vasto programma. Ma quello che ci teniamo a dire è che il primo punto sia l’obiettivo CULTURA,.” Rimettere il pallone al centro” e ripartire con la Crescita Culturale, la sola che può leggere i programmi ed articolarli a 360° gradi. D’altra parte la visione organica che ha della Cultura la Società Civile crediamo possa essere di forte stimolo per la costruzione di una coscienza locale degna di questo nome. Hai dei dubbi in proposito?
Nessunissimo dubbio, solo una forte politica culturale è in grado di impedire che avvengano episodi di mala amministrazione che intacchino il precario equilibrio su cui si regge il nostro bellissimo paese. Solo una forte politica culturale può far emergere una forte coscienza critica che sia da garanzia alla salvaguardia della nostra specificità.
Solita lottizzazione o giriamo pagina a favore della professionalità e della competenza dei candidati? Quali i criteri della composizione della squadra ?
Su tale punto in parte mi sembra di aver risposto; solo un appunto: mi rendo conto che non sempre ci sia consonanza tra quello che si desidera fare e quello che effettivamente si fa. In campo amministrativo, poi, le capacità amministrative si verificano a fine mandato. Ma una cosa è certa: per scegliere i cittadini che andranno a governare è necessario il coinvolgimento di un ampio schieramento politico-culturale. Le elezioni non sono il fatto privato dei candidati sindaci.
Le vostre domande sono molto stimolanti spero solo di aver rispettato la tua richiesta di brevità.
Un grazie sentito al Sindaco che come sempre ha raccolto il nostro invito concedendoci la prima intervista dell’anno.
L’Attore
di Massimo Mirani

Sarà stato verso la fine degli anni settanta, abitavo ancora a Milano e andavo spesso in RAI a cercare lavoro. Allora anche in quella città, nonostante gli anni di piombo, tutto era ancora un po’ più umano.. Mi affacciavo alla stanza di questo funzionario e..
– Allora dottore?
E lui, un tipo rotondetto con una bella barba bianca, mi sorrideva e con fare complice…
- La situazione è …GHIACCIATA...
E io - Ah è GHIACCIATA…Salutavo e me ne andavo. Dopo qualche mese rifacevo il mio giro in RAI, mi affacciavo.
- Allora Dottore?
- Ah, Mirani…La situazione è GOMMOSA ….
- Ah…GOMMOSA…
E’ andata avanti per un bel po’, alla fine andavo dal dottore Rovere solo per sentire un nuovo aggettivo.
Memorie musicali: Gli evirati cantori a Sant’Oreste. di G.B.O.
Il 15 Agosto 1744, il sig. Nicola Fabbri musico castrato ha fatto istanza affinché gli siasi confermato l’assegnamento di scudi 10 annui, sin dall’anno passato accordategli nel Consiglio del primo Maggio per l’impiego d’esso castrato nel cantare di musica alla Chiesa di S.Lorenzo. Il Conseglio della “Magnifica Comunità” approvò tale proposta e il 20 Ottobre 1745 il Fabbri fu nuovamente confermato con l’assegnamento di scudi 10 l’anno tolti al maestro di scuola Don Lorenzo Rosati per essere del paese. Il riconoscimento al castrato inevitabilmente mandò su tutte le furie il cantante nostrano Giovan Domenico Sperperi che il 24 Agosto dell’anno dopo fece domanda al Consiglio Magnifico per ottenere quanto meno la stessa paga del suddetto castrato. Le carte non dicono se il cantante paesano fu accontentato…però la furbizia del Conseglio è fuori discussione.
A proposito il giornale non entrerà nella competizione: proporrà una sua liberà linea ed ospiterà in candidati a Sindaco che chiederanno di intervenire. Con la satira cercheremo di non dividere ma di crescere sorridendo.
La redazione
Calendula Officinalis L.
di Simonetta Carlini

titolare dell’erboristeria “La Viola Mammola” nel Centro Storico di Sant’Oreste che ringraziamo per i suoi contributi.
In questi giorni il sole, con la sua preziosa presenza, ha allontanato lo “spettro invernale”, o perlomeno ci ha offerto una cara illusione, l’idea di scrollarci di dosso quella sensazione di gelo che per alcuni di noi somiglia ad una forma di “letargo”. L’alternarsi delle stagioni, però, altro non è che l’avvicendarsi continuo e naturale di pioggia e sole, buio e luce, umido e secco … condizioni queste che sperimentiamo nella nostra vita, anch’essa ricca di fasi contrapposte che ci vedono “morire” per poi rinascere. In una delle mie passeggiate, mi sono fermata ad osservare delle calendule che con il loro colore arancio, colore peraltro associato alla comunicazione, davano il senso pieno di quello che può rappresentare la “sfida giocosa” alle intemperie inevitabili della natura. La canendula è definita il fiore di tutto l’anno, è facile vederla spuntare anche sotto una coltre di nebbia nella sua “esuberanza” di pianta solare. La sua corolla ci racconta molto, in senso meteorologico, di come sarà il giorno. Vederla chiusa, porterà sole, di cui lei è amante appassionata fino a meritarsi in alcune culture contadine il nome di sposa del sole. La calendula è una pianta erbacea ricca di proprietà curative. Di essa si possono usare i capolini, le sommità fiorite e le sue foglie. Il suo uso esterno, esempio un decotto, o una tintura madre, riguarda essenzialmente i problemi legati alla pelle e le mucose quando risultano essere fortemente arrossate con vasi dilatati. Aiuta a curare e scottature solari ed è un eccellente cicatrizzante in piaghe e ferite. Il suo uso interno, invece, è legato alle problematiche della sfera femminile, riguardo il ciclo mestruale. Laddove è presente un flusso scarso e doloroso ne consente un maggiore afflusso, così come regolarizza un flusso copioso. E’ un valido aiuto contro i dolori addominali. Non va dimenticata inoltre la sua capacità di curare ulcere gastriche e duodenali, coliti e gastriti. L’uso chiaramente, deve essere costante e prolungato nel tempo.
Errata corrige:
Nel Numero di Gennaio 2004 nell’ottimo articolo su Dario Bellocci, si parla della Messa di Natale con il Papa Paolo VI. Era il 25 Dicembre 1972.
Partigiani
L’ANPI non è d’accordo con il cortometraggio di Massimo Mirani “Za la mort” che racconta la fucilazione di un partigiano che aveva rubato un paio di stivali ad un tedesco. Non sappiamo il metro politico con cui l’Associazione ha giudicato il corto. Forse “voleva un lungo”.
Se Dio esiste che c’entra…?
di Oreste Malatesta

“Insomma, Dio esiste, o non esiste..? E, il fatto che Egli esista o non esista cosa implica per questo nostro mondo e per noi uomini in particolare?” Così Franco Valli concludeva il suo interessantissimo intervento sullo scorso numero di Soratte Nostro e proponeva un percorso di ricerca che mi ha richiamato alla mente alcuni tentativi fatti in tal senso da due geni dell’umanità che propongo all’attenzione di chi desidera intraprendere questo tipo di indagine. Il grande Buddha raccontava di un re dell’India che volle riunire tutti gli abitanti ciechi del suo regno e li fece passare davanti ad un elefante. Alcuni toccarono la sua testa, altri toccarono l’orecchio o la zanna, la proboscide, il dorso, la zampa, i peli della coda. Dopo di che il re chiese a ciascuno di essi: “Com’è un elefante?”. e questi, a seconda della parte che avevano toccato, risposero: “è un cesto intrecciato”, “è una scopa”, “è come un vaso”, “è come un pilastro”, “ è come un mortaio”. Allora essi si misero a discutere urlando “l’elefante è così!”, “No è così” e si scagliarono gli uni contro gli altri, prendendosi a pugni. Così succede anche a quelli che cercano di conoscere come stanno le cose su Dio. La conclusione di Buddha (che era ateo) fu che non vale la pena intraprendere certe indagini perché noi siamo tutti come i ciechi che di Dio diciamo cose parziali, applicando quelle immagini che l’esperienza parziale di ognuno di noi ci propone (e che ci fanno pure litigare); ma
non siamo in grado di conoscere il mistero della esistenza e della natura di Dio. Platone, invece, nel suo Fedone, pur giungendo alla stessa conclusione, apre un nuova prospettiva di ricerca: “Pare a me, o Socrate, e forse anche a te, che la verità sicura in queste cose nella vita presente non si possa raggiungere in alcun modo, o per lo meno con grandissime difficoltà: Però io penso che sia una viltà non studiare sotto ogni aspetto le cose che sono state dette in proposito, e lo smettere le ricerche prima di avere esaminato ogni mezzo. Perché in queste cose una delle due: o venire a capo di conoscere come stanno; o, se a ciò non si riesca, appigliarsi al migliore e al più sicuro tra gli argomenti umani e con questo, come sopra una barca, tentare la traversata del pelago. A meno che non si possa con maggiore agio e minore pericolo fare il passaggio con qualche più solido trasporto, con l’aiuto cioè della rivelata parola di un dio”.
Quattro secoli dopo, nella storia, è comparso un Uomo, che, unico al mondo, ha identificato sé stesso con il Mistero di Dio, rivelandone la natura: è Creatore e Padre. Tutti quelli che Lo hanno seguito ed hanno creduto in Lui hanno la pretesa di avere visto, toccato e conosciuto tutto l’elefante di Buddha, non solo una parte come i ciechi dell’antico regno dell’India.
Agli Amici del Soratte che volessero intraprendere, insieme a Franco Valli, questo percorso suggerisco di non trascurare, tra le tante ipotesi di ricerca, quella che a Platone appariva come la più sicura: la rivelazione del Mistero stesso, che, secondo i cristiani, è entrato nella storia degli uomini per farsi conoscere e per condividerne le sorti.
Ufficio postale
Dice un cane: ”io non posso entrare”.
“Io non posso entrare” dice il portatore di handicap. A presto la direzione prenderà delle iniziative con il trasferimento della sede postale. C’è un dilemma fuori paese o in paese. Chi vincerà? I CITTADINI TIFANO PER L’INTERNO. Quindi care poste tutelate questi interessi.
SCHERZI A PARTE
di “La redazione e collaboratori occasionali”

Voto Protezione: Ognissanti ci va bene perché la festa religiosa non fa differenza tra i Santi. Il “Cesaropapismo” invece ci piace di meno non solo perché ha fatto scempio di Ognissanti, ma l’ha interpretato come ulteriore occasione di interesse o cordata per corrompere a Roma e non solo e, quello che più conta, per dare spazio al nepotismo più triviale.

Out-Let: non va inteso come divieto di andare a letto ma più semplicemente come necessità di non dormire.

Se il recupero si intende “in zona Cesarini” non siamo d’accordo!

Aperta l’area demaniale
tornata, in prestito al Comune, ci sono importanti progetti legati alla Riserva Naturale del Soratte. Speriamo che “belzebù”, non ci metta e corna !!!

Dicono che sia arrivato a S.Oreste, in forma clandestina il nipote del Feld Maresciallo Kesselring che, fanciullo, fu ospite del nonno durante i famigerati mesi dell’occupazione tedesca. Dopo un giretto per il paese, pare che il teutonico ospite, più cresciutello, abbia esclamato: “non è cambiato nulla”. Il paese è come era prima” possibile? Ma “stu tedescu do c’eva l’occhi” ?

La politica del conciagrano: Li all’ara i cordelli so pronti, a trebbiatrice parte, li a caetta so tutti pronti: c’è chi ‘mucchia a cama e ghjempe i sacchi. A cordelli finiti tutti quelli che contano s’ariunisciono li a caetta pe dà ‘na a cernita co u conciarellu contro ventu. Domanda: chi decide a cernita, u ventu o u conciarellu ?

17-1-04: Merenda da Tiffany (a Monte Pepe)
L’autenticità della festa di Sant’Antonio e del contesto culturale originario non potevano trovare espressione migliore, malgrado il brutto tempo. Tiffany vuole essere la metafora di questo vissuto ambientale, territoriale, e sentimentale, così pieno di charme, da essere l’esempio a tante affaristiche manifestazioni che nulla hanno a che vedere con la tradizione Santorestese e che, in più, fanno scempio della piazza. Non essendo omogenee le campionature non è possibile fare comparazioni… ma lo spirito della semplice, sincera, verace festa di Sant’Antonio, almeno lo spirito, ci piacerebbe condividerlo in altre ricorrenze stracittadine, dove, i blateranti di novità a tutti i costi, macellano, quando non suppliziano, l’autentica cultura locale.
IL PIANO DI RECUPERO
Ospitiamo una riflessione coraggiosa di un muratore di cui non pubblicheremo il nome per non darlo in pasto ai tanti nemici del paese
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“L’Amministrazione Comunale ha quasi definitivamente messo a punto, attraverso i tecnici incaricati, il recupero del nostro Centro Storico; è rimasto l’ultimo passaggio alla Regione, poi si partirà Quest’ultimo livello operativo, che interessa da vicino i futuri utenti delle strutture edilizie restaurate, sia perché ne saranno i diretti fruitori, sia perché è immediatamente visibile tutta l’operazione di riuso. Ed è in questo caso che l’opera del progettista delle strutture statiche e degli operatori (muratori) diventa importante soprattutto per la tecnologia del riuso dei materiali. Si può sottolineare come la teoria del restauro in questi ultimi anni si è evoluta per quanto riguarda il problema estetico–tecnico perché è una questione economica e sociale.
Nella pratica di attuazione del piano bisogna anche fronteggiare spinte speculative pericolose. Quindi il Comune dovrebbe assumersi l’opera di garante di tutta l’operazione, riconoscendo un giusto profitto dell’opera recuperando il plusvalore eccedente il profitto a vantaggio di tutta la collettività sottolineando sempre che il Centro storico è un’importante bene culturale ed in quanto tale di interesse pubblico. In questi ultimi tempi si è parlato molto di questo recupero e più di qualcuno afferma che il nostro Centro Storico non ha nulla di interesse architettonico, al contrario di altri paesi vicini. Non è affatto vero; il nostro paese è ancora molto ricco di strutture architettoniche di valore e di interesse storico. Sono entrato ed ho lavorato in molte case “gentilizie” del paese ed ho visto: Mi sono allora chiesto: Ecco perché Sant’Oreste è stato spogliato delle sue epigrafi, dei suoi capitelli, dei suoi portalini, degli stupendi travertini per finestre. E si potrebbe ancora continuare un elenco interminabile. Quindi un appello a tutti gli operatori: salvaguardate quello che è rimasto ancora in piedi.”
La Festa di Santa Romana
di L’eremita
Nel mese di Febbraio ricorre la festività di S.Romana Vergine, il cui culto in questa terra ha origini molto antiche. Testimonianza ne è l’eremo situato ai piedi del Soratte, fiancheggiato da una chiesa in onore della Santa, nella quale ancora oggi si conservava, fino a qualche anno fa, l’epigrafe della consacrazione del 1218, rimossa e collocata nell’archivio parrocchiale. Il Soratte in passato è stato meta di Santi e Beati, luogo molto ambito per l’insolita posizione isolata, nel quale uomini e donne hanno potuto meditare con taumaturgica preghiera (S.Nonnoso, S.Romana, S.Silvestro). Diverse leggende raccontano il periodo di permanenza sul monte Soratte di Romana prima di raggiungere Todi. Secondo una di queste, la giovinetta di soli dieci anni, fu battezzata da S.Silvestro al quale si era molto legata. Molto spesso si incamminava verso la cima più alta del monte a far visita al Pontefice. A Sant’Oreste si racconta che vista la frequenza delle visite da parte di S.Romana, potevano essere male interpretate dagli abitanti del paese. Silvestro a questo proposito gli disse di tornare quando sarebbero fiorite le rose. Era il mese di gennaio e Romana se ne tornò nel suo rifugio e si mise in orazione. Durante la notte in abbondanza era caduta la neve, ma con grande stupore la mattina la Vergine vide sbocciate due rose nel suo orticello. Piena di gioia le portò al suo buon padre, che nel vederla gli disse: “ma io ieri ti ho ordinato di tornare quando sarebbero fiorite le rose”, Romana mostrando le rose rispose ”PERDONA O Padre, ma le rose sono fiorite”. Con questo Silvestro capì che la giovinetta era la prescelta del Signore. L’eremo di S.Romana, anche oggi che riviviamo in un mondo in cui non sappiamo fermarci ad ascoltare, grazie alla sua posizione, anche se per poco, ci rapisce dalla routine quotidiana, per favorirci una profonda meditazione sullo scopo della nostra vita anche mediante l’esempio di questi Santi. Essi ci hanno lasciato una grande testimonianza di fede e di vita. Segno tangibile sono la costruzione di questi eremi a loro dedicati. “Melior est vita Justorum quam principum”.
Comunicato di Avventura Soratte:
Il Museo Naturalistico della Riserva Soratte cambia orario aumentando le ore di apertura al pubblico. Resterà aperto gratuitamente tutti i sabato e domenica la mattina dalle ore 10 alle ore 13 ed il pomeriggio dalle ore 15 alle ore 18. Per informazioni: Tel./Fax 0761 578185, oppure Tel. 0761 579895.
Percorso di collegamento tra la quadrara delle aquile e la casaccia dei ladri

Dislivello da 590 mt circa a 660 mt circa.
Tempo di percorrenza 20 minuti circa .
Difficoltà medio alta
.
Si tratta di un tratto di collegamento che si inerpica lungo il crinale del Soratte e permette di unire le due punte più a nord del monte, si presenta impervio con un habitat naturale formato da un rada boscaglia e da cespugli. Lungo il suo percorso interessanti sono alcuni toponimi ormai rimasti nella memoria dei santorestesi , come “ il passo di Mazzocchia” , una sorta di valico che si trova a 25 mt dalla quadrara delle aquile e “ la patacca della Mula ” una sorta di fessura all’interno di una lastra calcarea, meta di pastori che un tempo pascolavano le capre sulla montagna, dove l’acqua si conserva per tutto l’anno permettendo quindi ai “caprari” di refrigerarsi anche nei periodi più caldi.

Internet su Sant’Oreste ed il Soratte
www.prolocosantoreste.com
www.avventurasoratte.com



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