Storia locale di ricerche, studio ed altre attività culturali








I NUMERI ARRETRATI DEL GIORNALE POSSONO
ESSERE RICHIESTI AL CENTRO STUDI SORATTE DI SANT'ORESTE


Lettera della Proloco al Sindaco di Sant'Oreste
Per collaborare alle manifestazioni celebrative del quinto centenario della nascita dell'architetto Jacopo Barozzi, detto il Vignola, che a Sant'Oreste ha lasciato grandi tratti del suo genio e per contribuire a valorizzare ancora di più il paese ed il nostro patrimonio storico-urbanistico, il Sovrintendente ai beni culturali, ambiente e cultura, e la Proloco si fanno ispiratori di alcune iniziative che espongono all'Amministrazione e che di seguito indicano: Costituzione di un Comitato ad hoc; Restauro esterno e interno dell'Arco di Porta Valle; Sistemazione interna della volta dell'Arco ed eventuale recupero delle tracce dell'affresco preesistente; Rimozione definitiva del portale posticcio; Posatura di una lapide in ricordo del quinto centenario; Illuminazione ambientale della facciata della Chiesa di San Lorenzo; Illuminazione ambientale di Palazzo Canali; Pulitura del muraglione sotto Porta Valle e della targa marmorea relativa al quarto centenario ed all'ampliamento urbanistico della zona nel 1907; Programmazione di un seminario di studi dedicato al grande architetto e alla sua scuola; Edizione di una guida sul patrimonio vignolesco del paese; Programmazione di concerti e pieces teatrali tipici della cultura rinascimentale; Esposizione dello scritto autografo del Vignola; Contatti con la città di Vignola e con l'archivio storico di Modena; Contatti con le Istituzioni di Caprarola; Giornata di studio sulla presenza dei Farnese nel territorio e sul mecenatismo dei casati nobili dell'epoca; Comunicazioni storico-architettoniche agli studenti della scuola media locale sull'opera del Vignola a Sant'Oreste; Illuminazione delle tre porte antiche. L'importanza dell'appuntamento del 2007 è a tutti nota e siamo perciò certi che non saranno lesinati sforzi affinché il paese possa celebrare questo evento nel miglior spirito partecipazione e di condivisione delle iniziative. Peraltro, il quinto centenario della nascita del Vignola può diventare un ulteriore e salutare momento di promozione della nostra tipicità non solo per il paese in pieno sviluppo commerciale ma anche per i nostri prodotti, per l'artigianato e per la ricchezza della risorse naturali del nostro territorio. Nell'attesa di un incontro sulle iniziative comuni da sviluppare, è gradita l'occasione per inviare i più cordiali saluti.
Giorgio Boari Ortolani - Presidente Proloco

Poesie a Portavalle
Trascriviamo i versi affissi in bacheca a Portavalle nei primi giorni di dicembre
Si Voi potete fatelo de fretta / Amministratori fate qualche cosa / Lascialla lì così è pericolosa / Pe li tempi de oggi è troppo stretta.

Io ve lo dico ma già lo sapete / Che le macchine qui po fa a capocciate / E sono certo che l'allargherete / Quanno notizie brutte so arrivate.

A 'sta strada qui ie manca la larghezza / Era strettina pure da monello / A vorte ce passavo pe cavardello / Tiravo dietro l'asino a capezza.

Li ar Salvatore pe tornà ar paese / La gente preferifa l'artra via / Passava pe l'orto della rignanese / E annava scappà lassù a Santa Maria

Allora pe calà da 'ste contrade / Da Sant'Oreste pe arrivà giù in fonno / N'è rimasto un pezzo sotto a porcomonno / Li poi vedé com'erano le strade

A li giovani me tocca riccontalla / Che la morte ce faceva si paura / Un problema era arrivà alla sepoltura / Ar Campo Santo se portaveno a spalla.

Era morto uno che pesava davvero / C'era la neve arta de spessore / Lo dovette pià a cingoli er trattore / Passò giù ar bivio p'annà ar cimitero.

Fece le strade a quer tempo co le mano / E co le mine li scavò li sassi / Taiò la montagna pe annà giù a li Bassi / E da paese p'arrivà a Verzano.

Oggi ce stanno ruspe e cavatori / Pe daie a questa 'na bella allargata / Ve basterebbe 'na settimana / Mo basta solo accenne li motori.

Quanno è fatta notizia sarà data / Che fra tutte quante le amministrazioni / Ner duemila e rotti er sinnico Segoni / La fece lui allargare questa strada.
Si voi da falla troverete er modo / La coalizione aumenterà li punti / Perché fra l'artro ve daranno er voto / Pure chi va a trovare li defunti.

Santuario di Santa Maria delle Grazie sul Soratte
Di F.Z.
Il pellegrinaggio del 7 Dicembre di tutta la Vicaria Foranea della Diocesi ha visto una partecipazione molto alta e sentita. Dai paesi della Vicaria molti devoti si sono mossi in una serata confortevole, per raggiungere il Santuario Mariano sul Soratte. Nella storia ci sono stati tanti altri momenti in cui il santuario era meta di pellegrini. La Vita del Santuario è anche raccontata da un importante documento che è il Registro dei visitatori che va dal 1946 al 1956. Attraverso le pagine piene di firme, di dediche, di invocazioni, si manifesta la pietà dei pellegrini. Con brevi scritti a volte frettolosi, essi si rivolgevano sempre con disinvoltura, con stile diverso più o meno elaborato, a Dio alla Madonna, ai Santi, al Sacro Soratte. “Ringraziamo la Vergine del Soratte per averci tratto in salvo attraverso le peripezie di questi ultimi anni e le innalziamo delle preci per l'avvenire della Patria”. Altra testimonianza da alcuni pellegrini di Civitella S.Paolo. ”Venuti a riprendere la fotografia del fratello dopo 5 anni di prigionia ritornato sano e salvo ringraziamo la S. Vergine per grazia ricevuta” (26-5- 1946). E' il 31/12/1945 e si trova scritto: “Dopo una lunga e penosa scalata sotto un freddo intenso giungevano i 3 senza paura aiutati in ogni istante da un sorso di grappa”. Continua ancora. ”Ci è stato dolce, infinitivamente dolce, Signore Iddio, riceverti nel nostro cuore, entro la soave chiesina, su questa alta vetta che abbraccia l'infinito”.

Soratte enigmistico
Come di consueto, anche questa settimana ho comprato la "Settimana Enigmistica" e ci ho trovato un'interessante curiosità. In uno degli ultimi cruciverba (e quindi anche abbastanza difficile), c'è una definizione, la 38 verticale, che recita così: "Il monte a nord di Roma con il santuario di San Silvestro". La risposta è ovviamente "Soratte". Il cruciverba a cui faccio riferimento è il n° 97120, l'autore è F. Morelli ed il n° della "Settimana Enigmistica" è il 3897 del 2 Dicembre 2006! (w.s.)
Una forcella d'acciaio
Di Maurizio Serzanti
John Shore (Londra, ca 1662 - 20 novembre 1752), nel 1711 inventò uno dei più utili e meno ingombranti ferri del mestiere dei musicisti: il diapason. L'invenzione del diapason, spesso indicato in Italia in passato col termine corista (in francese fourche o fourchette, in inglese tuning fork e in tedesco Stimmgabel), sembra risalire agli inizi del Settecento: secondo J. Hawkins (1719-1789), la forma del diapason attualmente in uso fu appunto inventata nel 1711 da John Shore che suonava per Haendel, quest'ultiomo fu tra l'altro il primo ad utilizzarlo. Virtuoso di tromba apprezzato da Purcell e da Händel, Shore costruì lo strumento indispensabile agli esecutori per accordarsi perfettamente tra loro. Ideato per garantire agli strumenti dell'orchestra o ai coristi un'intonazione costante e per normalizzare quella che ancor oggi resta una caratteristica saliente della tromba e degli ottoni in generale: la difficoltà a conservare l'esatta altezza del suono (da cui la loro difficoltà ad amalgamarsi con altri strumenti dall'accordatura più stabile). Il diapason nacque come un vero e proprio arbitro a garanzia “dell'intesa e della concordia tra diversi strumenti nel rispetto delle loro peculiarità individuali”. Lo sforzo di arrivare ad un accordo non riguarda tuttavia soltanto i musicisti. Nelle espressioni correnti, ritroviamo, per descrivere situazioni sociali o politiche, termini di origine prettamente 'musicale': siamo d'accordo; intonarsi a; siamo in sintonia; regnava lo sconcerto; concertazione tra le parti; muoversi all'unisono; monotono; consono a; pareri discordanti; concordato; disaccordo nella maggioranza... Chi non è insensibile a queste analogie musicali comprenderà che la magistrale condotta contrappuntistica di una messa di Palestrina o di una fuga di Bach ci offre, oltre al godimento estetico, anche un efficace paradigma di 'società complessa', nella quale è assente ogni volontà di sopraffazione reciproca tesa ad ammutolire le voci concorrenti per fare risuonare con più forza la propria. Chiunque faccia musica in gruppo può testimoniare che il sapere ascoltare le note altrui è essenziale per suonare efficacemente le proprie e che una condotta polifonica è tanto più apprezzabile quanto più ogni voce sappia cogliere con grazia e disinvoltura il momento opportuno per emergere o per farsi da parte. Così come nel canto 'monodico', che annulla le differenze individuali per amalgamarle in un possente unisono corale, quanto in quello 'polifonico' che le contrappone e le alterna , è necessario per la loro realizzazione un punto fermo comprensibile e condivisibile da tutti, un diapason che garantisca un'intesa reciproca, un equo accordo nell'alternarsi nel brano ad essere la voce protagonista, dove anche a lei toccherà prima o poi qualche battuta di silenzio. Il diapason rappresenta così un simbolo di riferimento......quello della tolleranza.
Notiziario
Riguardo alla Grotta Antica
, con la recente esplorazione si è cercato di capire dove poter riaprire per iniziare lo studio del sito; è stato completato il rilievo interno da parte degli speleologi ed è prevista una conferenza stampa di presentazione della scoperta da parte della Soprintendenza. Il sito a detta degli esperti conferma la sua importanza, probabilmente è stato frequentato dal neolitico all'età del bronzo.

- Anche se in pochi era presente anche una rappresentanza di Sant'Oreste all'incontro con il Papa in Vaticano con le Diocesi del Lazio lo scorso mercoledì 6 dicembre.

- Da “Notizie dal Comune” del mese di Dicembre:
”...Conclusi i lavori di Restauro agli affreschi di S.Silvestro curato con grande competenza professionale dalla dott.sa Cecilia Gugliandolo”. Peccato che prima dell'intervento non si sia intervenuti sulle numerose fonti di umidità testimoniate dalla pioggia che entra dal tetto. Peccato... il Comune ne era stato informato!
Le tre maturità, ovvero il matrimonio sacramento
Parte 1 di 2 - Di Carmelo D. L. sac.

Sposarsi è un fatto naturale, una decisione scritta in qualche modo nella natura dell'uomo che lo porta al congiungimento fisico e alla procreazione, come ad occuparsi poi della prole, quale frutto dell'amore. Non solo i cristiani si sposano, quindi dobbiamo veramente concludere che il matrimonio è un fatto di natura. Non è necessariamente cristiano. Dentro il matrimonio si portano tutte le convinzioni e il costume di ogni cultura. La nascita del patto matrimoniale, il suo uso ed esercizio, la gestione poi del rapporto e dell'educazione dei figli si iscrivono in un contesto culturale: ogni cultura si sposa a modo suo. Il matrimonio cristiano bisogna volerlo. Cosa vuol dire sposarsi tra cristiani? Non possiamo non rifarci al pensiero di Cristo e dei suoi Apostoli. E se abbiamo il pensiero di Cristo vediamo che prima di presentarci davanti al suo altare per il sì dovremmo aver maturato, almeno in germe, tre consapevolezze necessarie per un vero matrimonio fatto in chiesa, quanto basta per cominciare. Maturità fisica, la capacità cioè di porre quegli atti che conducono a un normale incontro erotico e a quell'amplesso che pongono le condizioni per il concepimento di una nuova creatura. Non tutti possono sposarsi, un eunuco non è adatto al matrimonio, malformazioni parziali possono invalidare la possibilità del congiungimento e quindi rendere inadatte le persone al matrimonio. E' questa una maturità sostanzialmente scontata, dipende più dalla natura che dal suo impegno. Meno data per sicura è la seconda, che pur avendo per base la natura e la struttura interiore dell'uomo ha però bisogno di intervento educativo per crescere nella giusta direzione, ed è la maturità psicologica, cioè la capacità di uscire da se stessi per occuparsi dell'altro in modo disinteressato, vedendolo come altro da sé e quindi soggetto e oggetto di attenzioni che mentre aiutano l'altro completano me. Queste due maturità sono più o meno acquisite e possedute dalla maggioranza di coloro che si presentano al matrimonio in chiesa, anche se forse sulla seconda ci sarebbe molto da approfondire, visto la breve durata di tante unioni fatte in chiesa e non, ma qui vogliamo solo richiamare come dovrebbero essere le cose senza addentrarci in un'analisi più complessa. Per il matrimonio sacramento è richiesta una terza maturità: la consapevolezza che l'unione matrimoniale celebrata in chiesa deve essere simbolo non simbolico, ma realizzante l'unione di Cristo con la Chiesa. (segue nel prossimo numero)
Dialetto - la lettera N
Ninnarolu: Salvadanaio
Ntratantu: mentre
Ntrugghiare: pasticciare
Ntrugghione: pasticcione
Ntrelli: sul punto di
Nzalata: insalata
Nottala: pipistrello
Nguattatu: nascosto
Nonnitu: tuo nonno
Nonnita: tua nonna
Ntrufulà: immischiarsi
Ntrementre: intanto
Nsufulà: istigare
Niciunu: nessuno;
Nopra: prestazione
Nchiccheratu: agghindato
Nafatta: tanto
Naspo: aspo
Nicu: piccolo

Avventura Soratte informa
L'Associazione Avventura Soratte informa che presso le sale espositive del Palazzo Caccia Canali, sede del Museo Naturalistico della Riserva del Monte Soratte sono visitabili le seguenti mostre: Carlo Portone: “No Sense 2”; Giancarlo Scacchia: “Viaggio in Perù” e “Il Camino di Compostela”; Marino Diamanti. Il museo si trova in Piazza dei Cavalieri Caccia e rimane aperto il Sabato e la Domenica con il seguente orario: 10.00-13.00 e 15.00-18.00 - Info: Cell. 329 8194632.

Cristoforo Colombo
Di G.B.O.
Il teatro comunale di Sant'Oreste, ha ospitato una cantata per baritono e coro, opera di Gaetano Donizetti. Il lavoro fu scritto ed eseguito al Teatro San Carlo di Napoli nel 1838 prima della partenza del compositore per Parigi. Il lavoro fu commissionato a Donizzetti per la celebrazione di un evento particolare, compleanno, onorificenza, tributo a qualche personaggio illustre, ma del lavoro si persero le tracce e restò nel dimenticatoio. La cantata infatti fu rinvenuta nell'Archivio Storico del Conservatorio San Pietro A Maiella di Napoli, quindi si può affermare che l'edizione Santorestese, ridotta per pianoforte e voci, è di fatto un inedito Donizettiano.Essa ha la durata di circa 25 ninuti che compendia, in questo breve tempo la sintesi di un atto scenico.Interessanti, anche per il bel lavoro effettuato dai revisori sulle parti non legibili dell'originale, del coro e del baritono che da la voce a Colombo. Molto qualificata e bella la vocalità del baritono Alessandro Fantini che si è avvalso della collaborazione dl Coro maschile di Sant'Oreste diretto dal maestro Arman Azemoon. Manlio Pinto al Pianoforte, ha inoltre molto bene coadiuvato la mezzo soprano Chiara Guglielmi e il baritono A. Fantini in una selezione dalla Favorita. Il bel concerto che ha visto una grande partecipazione di pubblico è stato organizzato dal Comune, dalla Pro Loco e dall'Associazione “Fa Maggiore” di S.Oreste. Ha presentato il programma il presidente della Pro Loco Giorgio Boari Ortolani.

SORA MARCELLA
Di Oreste Malatesta
Nella memoria del nostro popolo Sora Marcella Malatesta rappresenta una di quelle persone che non si possono dimenticare, perché è stata la benefattrice di tutti, indistintamente. Qualcuno l'ha definita il pronto soccorso di Sant'Oreste: infatti chi si feriva andava da lei per essere curato, chi doveva fare dei medicamenti od iniezioni andava da Sora Marcella. Era anche l'infermiera delle scuole (elementari e materna), quando esse erano situate tra Palazzo Canali ed il convento delle suore di Don Orione: siccome abitava a due passi, noi bambini venivamo condotti da lei quando ci sbucciavamo qualche ginocchio, o quando ci “mercavamo”. La porta della casa di Sora Marcella, in Piazza dei Cavalieri Caccia, si apriva a tutte le ore, la sua disponibilità era totale a favore di chiunque avesse bisogno. Non era un'infermiera professionale, né era pagata: quando qualcuno le chiedeva perché si dedicava a questo servizio, rispondeva, come Madre Teresa di Calcutta, che lo faceva “per amore di Gesù”. Si occupava anche degli anziani; bastava solo segnalarle che c'era un infermo da curare e Sora Marcella si precipitava al suo capezzale, o metteva in moto le sue amiche, tra cui mia madre. E' morta povera, nel 1971: nella sua casa i parenti hanno trovato soltanto 5 mila lire, che non erano neanche sue, ma appartenevano alle “Donne cattoliche”. A curare la povera gente imparò cominciando con il marito, che era ricco di famiglia (Becelli), ma un poveretto, che, incapace di affrontare la realtà e le responsabilità della vita, per evadere faceva continue scappatelle con altre donne. Tuttavia Sora Marcella, di fronte al suo comportamento adolescenziale ed ai suoi continui tradimenti, fece una scelta oggi inconcepibile: continuò ad amarlo ed a curarlo, perdonandolo sempre. Questo atteggiamento, che sembrava un oltraggio alla sua dignità di donna, fu l'arma vincente, perché, con la sua fedeltà, ella conquistò una seconda volta suo marito. Il quale comprese che sua moglie, anche se non era imbellettata, truccata e profumata come le cortigiane, fu l'unica donna che l'amò veramente. Purtroppo Sora Marcella rimase vedova ancora giovane, proprio quando il marito cominciò ad essere un vero uomo. Del marito soleva dire: “E' morto quando era diventato buono”. Mi sono soffermato su questi aspetti personali, perché Sora Marcella, amando un marito che non la ricambiava, imparò ad amare disinteressatamente tutti quelli che bussavano alla sua porta. Infatti quando andavamo a casa sua, Sora Marcella non ci ha mai chiesto se eravamo coerenti, se eravamo buoni o cattivi: ella si poneva al nostro servizio con tutta l'anima e con tutte le sue risorse. Aveva appreso ad amare gli uomini così come sono, con le loro debolezze, più o meno gravi. Rimasta, oltre che vedova, anche senza figli, si consacrò a Dio come laica e scelse di vivere nella povertà, all'interno dell'opera di Don Orione, a cui consegnò anche il suo cuore. (nella foto: casa di Sora Marcella. Ndr)

Si è svolto con successo per il secondo anno consecutivo il torneo di biliardo nel bar Nonna Rosa del centro storico di Sant'Oreste. Il trofeo è andato a Mario Batoli (nella foto dopo la premiazione)

L'Attore
Di Massimo Mirani
“La beffa” laboratorio teatrale ha finalmente debuttato, gaudium magnum! Due repliche, io ne volevo almeno il doppio, ma va bene così… e incredibilmente ha avuto un buon successo… Una cosa mi ha fatto particolarmente piacere, che molta gente mi ha detto ; “troppo corto… ” . La performance, in definitiva durava un'ora e qualcosa… Una durata più che normale per un esperimento del genere. Eduardo, il grande Eduardo, diceva: “Devono uscire da teatro con l'appetito… ” Ora parlando del futuro, non so cosa accadrà... Il seme è stato buttato. Vediamo se attecchisce da qualche parte...

Effemeride
Morti
: Menichelli Carlo di anni 86
“E sillabbe… … ..rivelatrici”
di William Sersanti
Reghele: Aresorvete u cruciverba a sillabbbe e po, leggenno a filu lappe e caselle colorate, vi verrà fora a soluzzzione! Scervelletivi e bbon divertimentu! Pe atre informazioni mannete um mellu all'indirizzu: williamsersanti@virgilio.it

A GHJI LLA': 1 A porta chi và de corza. 2 Ta metti pe nun mpiastratti quanno prepari da magnà. 5 Stanno fote lappi roti. 7 Si magna a viggiglia i Natale. 8 U mangime stritulatu che selli dà ae ghjiocche. 10 Tristu, che puzza ddò cammina. 11 Si ddopra coe frecce pizzute. 12 Corgu. 14 Un postu pienu i sorgi. 15 Magghjiu, martellu. 16 Pezzettacciu i vetru. 17 Ci fai co nantru cristianu quanno si straccu. 18 Na canzone santorestese recitava: <<Ci faciamo pure a bbòtti pe fà a … ghjioppe e scoppie!>>. 19 Se bbocca drento u mantru… … ..sò mpicci! 20 U panemmollu co essi ti fa stà vventatu. 23 Ae femmine li piace fina ma cachituna ci porta certi luffi… … !!! 24 Cusintu atè una che porta tutti bbecci sotto-sopre. 26 Un legume che si sposa bbè cou caciu. 28 I visiti se vai a fà u “Giru de fonti”. 29 Papà. 30 Quelli ghjioppe Santa Romana sò fonni fonni.

A GHJI GHJIO': 1 Conta menu che uescu. 2 Li piace da stacci tantu ae mungane quantu ae crape. 3 Né quessi né quell'atri. 4 U fratellu i parito. 6 Zozzu e sbilontu. 7 Agnellu, abbacchjiu. 9 Pulitu e aremmunnatu. 11 Na pianta acquatica. 13 Bardasciu, recazzettu. 14 Frutti bboni ma un po' mari. 15 C'è quellu de carti… … ..quellu di sparili… … e quellu de femmine (che atè u megghjio!!!). 17 Diminuzioni, ribbassi. 19 Tuttatru che longa. 20 Occhialoni coe lenti gnerte cume i fonni di bicchjeri. 21 Così si dice un pallonacciu sgonfiu e sbuciatu. 22 Na bella sventala i nasu, cifroccone. 23 Fò. 24. Nun curre via… 25 I biconzi pell' ua. 27 Scappa da lì u camminu.

INSERTO AL SORATTE NOSTRO NUOVO N. 47 - GENNAIO 2007
JACOPO BAROZZI DA VIGNOLA NEL 500° ANNO DELLA NASCITA

Lettera al Vignola 2007
Caro Giacomo sommo Architetto,
rispondiamo alla tua lettera del 14 Maggio 1568 per farti sapere notizie sul paese di Santo Resto, che i Farnese ti affidarono e con cui trattenesti rapporti con il tuo Mastro Guglielmo da Caprarola. Le sue frequenti visite lo portarono a sposarsi con una giovane santorestese. Mandavi i disegni, come quello della chiesa, consigli, e ricevevi spesso delle cavolate come quella dell'”olio poco bono o tristo affatto non como se usa farse a santo resto”. Quindi una Comunità che hai servito e che ti ha mal ripagato. Quando mandi il disegno della Chiesa e dici che non sai “dove la facciate” è proprio così avvenuto, attaccandola alla trecentesca torre, combinando un bel pasticcio alla torre ed al tuo disegno. Nei secoli il paese è cresciuto con momenti di poco rispetto per le fasi di sviluppo urbanistico. Si è allontanato dai tuoi indirizzi culturali. Ti ha dedicato un bel Viale. C'è un mastodontico Palazzo che ti viene attribuito. L'olio continua ad essere prodotto, ma gli architetti oggi si pagano con monete d'oro... Ne girano tanti. Tantissimi studenti vengono a trovarci per conoscerti e conoscere i tuoi lavori. Il paese ti deve tanto insieme alle tue maestranze che contribuirono a trasformare il tessuto urbanistico medioevale in quello rinascimentale.
I nipoti dei Massari del 1568

Jacopo Barozzi da Vignola e l'olio poco bono
La storia risale al 1568, quando il grande architetto Jacopo Barozzi da Vignola non contento del compenso ricevuto dai Massari di Sant'Oreste per i lavori svolti in paese si lamenta con loro con una lettera autografa, ora conservata in cassaforte nel Comune di Sant'Oreste. Il Comune di Sant'Oreste, qualche anno fa', riconoscendo lo sgarbo fatto oltre quattrocento anni prima dai Massari di Santo Resto, ha voluto risarcire la città di Vignola in Emilia Romagna, città natale del grande Jacopo Barozzi, portando loro olio buono … come se usa farse a Santo Resto nell'ambito di una manifestazione a cui ha partecipato gran parte del paese.
Medesimi Signori Massari della Comunità di Santo Resto
E' venuto qua a Caprarola Mastro Guglielmo muratore con due boccali d'olio, uno poco bono e l'altro tristo affatto, e dove dovrebbero essere 27 boccali non sono forse bene 23, pure la quantità non importa quando fusse olio come si usa fare a Santo Resto, io tengo per certo che Vostri medesimi Signori abbino cercato per tutto Santo Resto per trovare il più tristo olio che vi sia per trattarmi come goffo o per meglio dir coglione. Pertanto io vi rimando il vostro olio non perché io faccia conto del valor, quanto faccio de lato benché questa cosa non mi è nuova perché quante volte ho avuto a fare con la vostra comunità, sono stato trattato di questa maniera perché per la prima volta che feci il disegno della Chiesa che per il manco meritava 200, ebbi con gran fatica 30 boccali de olio dopo aver aspettato 3 anni e fattomi litigare e poi le molte volte che sono venuto per vostro servizio e richiesto da voi, non mi avete mai dato cosa alcuna. Io non so dove la fondate (la vostra serietà) pur io non ho voluto di mancar mandare il disegno per mostrarvi che la vostra scortesia non voglio che guasti la mia cortesia. Con questo faccio fine. Di Caprarola questo giorno 14 Maggio 1568
Jacopo Barozzi da Vignola

IL VIGNOLA E LA CHIESA DI SAN LORENZO A SANT'ORESTE
Jacopo Barozzi detto il Vignola, architetto, scultore, pittore, scrittore, nacque a Vignola nel 1507 e morì a Roma nel 1573. Figlio di un milanese e un oriunda tedesca, fece studi di pittura a Bologna, interessandosi presto alla prospettiva e alla architettura a cui poterono indirizzarlo forse Sebastiano Serio e Baldassarre Peruzzi. Dopo il 1530 si recò a Roma per lavori pittorici e architettonici. Nel 1534-36 è attivo nella fabbrica Vaticana; verso il 1538 lavora per conto dell'architetto ferrarese Jacopo Meneghini; nel 1539-40 rileva edifici dell'antica Roma per conto dell'accademia Vitruviana. Nel 1541 si reca in Francia insieme a Francesco Primaticcio intervenendo forse a Fointainbleau nella progettazione di decorazioni interne e nella grotta del giardino dei Pini. Tra il 1543 e il 1550 è a Bologna, direttore della Fabbrica di San Petronio. Nel 1546 è raccomandato a Pierluigi Farnese, duca di Parma a Piacenza. Dal 1549 si trasferisce definitivamente a Roma, dove lavora soprattutto per i papi e i Farnese, compiendo numerosi viaggi per seguire l'esecuzione delle sue opere, ma più spesso limitandosi a inviare i suoi disegni. Grazie ai suoi rapporti con Farnese, l'architetto lavorò per loro anche nei paesi dove i Farnese erano ”i padroni”. E' il caso di Sant'Oreste dove ci sono dei grossi rapporti con l'architetto, anche se turbati da alcune incomprensioni. Di certo lui manderà il disegno della Chiesa di San Lorenzo, anche se, come dice nella famosa lettera “non so dove la fondiate”. Ed invece quel disegno fu utilizzato proprio per riedificare la chiesa di San Lorenzo, nel luogo ove sorgeva la piccola chiesa romanica,di cui è rimasto il campanile trecentesco, inserito proprio in quel progetto inviato dal Vignola. Il progetto della pianta è simile a quello della chiesa del Gesù: a navata unica con Cappelle laterali. La chiesa nasce con una vasta partecipazione del popolo, dei facoltosi dell'epoca e delle autorità religiose, quale bisogno di invertire gli aspetti culturali. Ed è il Vignola protagonista di questa crescita; proprio con questo disegno il rinascimento raggiungerà forme evidenti e continuerà a caratterizzare tutta la fase edilizia di quel periodo. Una facciata di stile gesuitico che verrà completata solo alla fine dell'800 e che è indice delle difficoltà trovate nell'erezione della chiesa. Il primo piano della facciata sarà subito concluso con l'utilizzo di travertino e degli scalpellini che venivano anche da Caprarola. Un interno che ospiterà un pulpito di fine 1500 ed un organo del 1638, che andrà a coprire l'iscrizione della consacrazione della Chiesa avvenuta nel 1600. Quindi dietro a quel disegno originale, che poi verrà abbandonato già nel 1576, per essere continuato con un disegno di un frate della compagnia del Gesù, c'è tutto lo stile Vignolesco. Ma il problema più grande è la facciata che verrà di nuovo ripresa da mastro Ugolini , nel 1700, quando assunse l'incarico. Proprio nella sua perizia si evince che il mastro ha visto il disegno del Vignola e si impegna a proseguirla proprio secondo il disegno di “mastro Giacomo”. Una chiesa dove tutto ciò si può vedere, e la cui facciata verrà completata soltanto a metà ottocento da maestranze locali. Una iniziativa culturale di grande importanza presa dall'AICER, ha costruito un percorso in Emilia-Romagna-Umbria e Lazio tra cui è inserita la nostra chiesa di San Lorenzo, che farà parte anche di una pubblicazione edita da ELECTA Milano. In Aprile un convegno sul Vignola cercherà di ricordare degnamente la presenza dell'architetto tra la nostra Comunità. Presenza testimoniata da indirizzi di sviluppo rinascimentale dei maggiori palazzi del paese che utilizzarono l'impianto architettonico del Vignola, con le sue consulenze e l'invio da Caprarola di molti mastri che vi stavano lavorando. E' il caso di Palazzo Caccia Canali, opera attribuita al Vignola, che ha dato nel nostro paese un indirizzo architettonico elegante e severo tanto da coinvolgere finestre, portali,cornici e la suddivisione dei piani. Ma i documenti ci raccontano un rapporto di consulenza, anche per l'erezione, monumentale, delle tre porte del paese. Consulenze che nel 1568 fanno arrabbiare l'architetto, lamentandosi di essere stato pagato con poco e “tristo” olio,non “como quello che s'usa farsi a Santo Resto”.
Mk - Francesco Zozi

Curiosità. La Torta Barozzi è un dolce inventato alla fine del XIX secolo da un pasticciere di Vignola, Eugenio Gollini. La torta, così chiamata in onore dell'illustre concittadino, è tuttora prodotta dagli eredi del Gollini secondo una ricetta protetta da marchio depositato.
Così come Jacopo Barozzi fu soprannominato “Vignola”, nella storia dell'arte troviamo altri illustri pseudonimi: Caravaggio (Michelangelo Merisi); Correggio (Antonio Allegri); Beato Angelico (Frà Giovanni da Fiesole); Ghirlandaio (Domenico Bigordi); Masaccio (Tommaso di Giovanni di Ser Guido); Palladio (Andrea di Pietro della Gondola); Pinturicchio (Bernardino di Betto); Vanvitelli (Luigi Van Wittel); Andy Warhol (Andrew Warhola) e tanti altri ancora.



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